Il questionario di Proust – 73

di Franco Taldone

Ho proposto il questionario a Letizia Carrera, studiosa di temi attinenti alla città contemporanea, a quegli invisibili ma vitali retroscena dietro il silenzio dell’uomo “ordinario”, nel solco della ricerca magistrale di Michel de Certeau sulle “invenzioni del quotidiano”.

Letizia insegna sociologia e sociologia urbana all’Università di Bari e dirige il Laboratorio di Studi Urbani Urbalab.

D. Hai tratteggiato, in un tuo bel libro del 2020, “I nuovi anziani e la città”, la figura attuale dell’anziano rispetto ai clichés ormai datati.

R. Sì, una figura di anziano del tutto nuova che rivendica per sé un nuovo e inedito protagonismo sociale, con bisogni e desideri di esperienze di socialità extradomestica, culturali e di svago. Se il mercato sembra aver già raccolto la sfida dei mutati contenuti del processo di invecchiamento, le città sembrano ancora in affanno offrendo in maniera non strutturale e ancora a macchia di leopardo, servizi e occasioni in grado di creare le condizioni per l’invecchiamento attivo.

D. Nel tuo libro metti in questione la riduzione a “vittima” sanitaria, assistenziale (l’attenzione sanitaria è, beninteso, indiscutibile) dell’anziano.

R. Il rischio è quello che gli anziani non possano che contare sulle loro risorse personali. Coloro che sono più poveri di capitale inteso à la Bourdieu, sul piano non solo economico ma anche culturale e sociale, sono a rischio di povertà relazionale e di isolamento sociale. I costi personali e sociali di questi esiti sono altissimi e impongono la necessità di adottare politiche sia specifiche sia anche aspecifiche che possano rendere le città age-friendly.

D. Che cosa ti ha colpito delle “voci” anziane, di cui riporti un’appassionante selezione?

R. Uno dei “tipi” di anziani che ho individuato a partire dalle mie ricerche e che credo dia il senso di questa doppiezza della condizione anziana, sospesa tra rischio e possibilità, è quello dei “Soli”. Una delle frasi che rendono in maniera icastica questa condizione è «ora che devo restare chiuso in casa la solitudine mi ha trovato».

D. Altro luogo comune che decostruisci è il parlare “degli anziani in modo neutro, senza mettere in gioco la variabile del genere”.

R. La variabile di genere impatta in maniera profonda sulla rappresentazione e sull’autorappresentazione degli anziani. Le donne, caratterizzate da una maggiore centratura sulla dimensione del corpo, vivono la terza età e il processo di invecchiamento con una “difficoltà supplementare”, schiacciate nella condizione di essere massimamente visibili – in quanto ridotte al loro corpo – e invisibili – in quanto il corpo anziano della donna incontra una marcata “ostilità” sociale.

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