
È quasi Natale e i pomeriggi sono così brevi che è già buio quando entriamo dalla grande porta di vetro in AgriAuto, alla zona commerciale/artigianale di Palo del Colle. Anche se è passato pochissimo, sembrano ormai lontani i giorni quando gli automobilisti, in transito da Bari verso Altamura e viceversa, sull’ormai defunto/abattuto cavalcavia della SS 96, tra le insegne più luminose e vistose venivano catturati dalle luci della grande AgriAuto.
Ci riceve Francesco Vulpis sempre gentile e sorridete, lì dietro il lungo bancone, ma è con l’intraprendente Gianna Tursellino che sviluppiamo buona parte della nostra intervista, curiosi anche questa volta di conoscere la storia e i segreti della determinazione imprenditoriale di una delle Imprese Eccellenti a Km0!
Gianna, raccontaci quando e come è nata questa azienda, siete sempre stati in questa sede?
L’azienda nasce alla fine del 1980 come sodalizio tra quattro soci di cui poi solo due hanno continuato nnel tempo l’attività Francesco Vulpis e il mio papà fu Vito. La sede era in via Cavalieri di Vittorio Veneto, nei locali ora in disuso in prossimità della rotonda di Piazza Venezuela ad incrocio con via Madonna della Stella. Sono circa 25 anni fa ci siamo trasferiti in questa sede.
Gianna entra in attività nel 1991 e dopo qualche anno la seguono anche i fratelli Mirko e Stefano, a succedere al loro papà.
Qual è il core business della AgriAuto?
Noi commercializziamo prevalentemente ricambi per autoveicoli sia ai meccanici autoriparatori, ma anche al consumatore finale che decide di fare manutenzione direttamente sulla sua auto. Inizialmente, la nostra specializzazione era nella rivendita di motori e attrezzi meccanici agricoli con il marchio HONDA, e per qualche anno abbiamo avuto anche il settore di sub agenzia AlfaRomeo per la vendita di auto. Successivamente, per scelta commerciale, abbiamo concentrato l’attività sui ricambi dei mezzi agricoli e autoveicoli ordinari e abbiamo mantenuto costante l’attenzione al mondo agricolo con la nostra professionalità acquisita nel tempo.

Utilizzate varie forme di commercio o solo vendita al banco?
Puntiamo al rapporto umano e prediligiamo la vendita al banco: il commercio elettronico, lo abbiamo preso in considerazione – dice Mirko – ma abbiamo fatto una scelta imprenditoriale per prediligere la vendita diretta in negozio. E poi, considera che gli articoli sono così tanti che il cittadino che compra online spesso sbaglia e si rivolge poi a noi. Possiamo vantare un bacino di utenza molto ampio (Grumo, Toritto, Modugno, Palombaio, …) anche se la demolizione del ponte ci ha danneggiati nel senso che molti clienti di Gravina e Altamura li abbiamo persi. Abbiamo colmato con altre scelte di mercato, ampliato la gamma dell’offerta di vendita. Rimaniamo legati al mondo agricolo, anche se non è la nostra sola specializzazione.
Non avete mai pensato ad aggiungere l’attività di autoriparatore?
No, assolutamente, per rispetto della professionalità dei nostri clienti. Nostro obiettivo è soddisfare la domanda dell’autoriparatore.
Secondo voi, (partecipano alla nostra conversazione anche Mirko e Francesco), che siete nel commercio da sempre, come mai il settore commercio di Palo del Colle non decolla?
Noi abbiamo molte eccellenze commerciali nel nostro vicinato. Riteniamo che molto dipende dal segmento scelto e se c’è specializzazione si riesce ad avere un mercato. Bisogna tener conto delle abitudini dei cittadini, e molti per esempio per l’abbigliamento preferiscono andare fuori paese e questo ha sempre impedito una diffusione del settore: la domanda non c’è. E se in passato si sono aperti dei negozi, questi sono stati più frutto di passione e di spirito di avventura piuttosto che scelta dettata da uno studio del mercato, in cui la domanda di fatto secondo noi non c’è, sempre con riferimento ai settori di vendita al dettaglio di prodotti per la persona.
Il settore dell’automotive ha subito molti contraccolpi negli ultimi anni, voi come vedete il futuro per il vostro settore?
A tinte fosche con preoccupazioni – si sbilancia Mirko – Con la fine dei motori endotermici, la diffusione delle auto elettriche, cambierà il bacino di utenza. Il settore è a rischio anche perché i nostri fornitori vogliono saltare la filiera e vendere loro direttamente agli autoriparatori, ovvero ai nostri clienti. Nella zona di Barletta hanno tentato ma non hanno avuto successo. Qui nel sud hanno più difficoltà a realizzare tale strategia già adottata in buona parte in nord Italia.
Sveliamo qualche strategia?
Diciamo semplicemente che nelle autofficine si moltiplicano le auto usate datate, che necessitano di manutenzione. L’incertezza per il futuro e la scarsa disponibilità economica delle famiglie che impedisce l’acquisto di auto elettriche costose, costringono a mantenere in circolazione un parco auto dell’usato che per giocoforza richiede i nostri prodotti.
Siete in questa sede da circa 25 anni, c’è qualcosa che ancora l’Amministrazione locale può fare per questa zona?
Noi chiediamo una maggiore attenzione a queste aree artigianali/commerciali: maggiore sicurezza con maggiore presenza della Polizia locale; e maggiore illuminazione, preso atto che a certe ore della sera è necessario chiudere per non rischiare cattivi incontri. Ci aiuta molto la presenza di supermercati vicini perché le persone creano quel movimento che da sicurezza.
Conclude Gianna: ciò che ci salva è il rapporto di umanità con i clienti, il porci in posizione di ascolto.
È con questa considerazione di valorizzazione del rapporto umano, più che di strategie tecniche di mercato che lasciamo AgriAuto, felici di aver conosciuto un’altra realtà eccellente a Kilometro0.
