Imprese Eccellenti a Km0 – SALOTTO 28

di Marilena Cascelli

L’appuntamento è con Ambrogio, un giovedì mattina. C’è il sole che ancora riscalda e accarezza la pelle e nell’attesa ce lo godiamo così come ci godiamo Piazza Santa Croce, ancora in convalescenza dopo i lavori iniziati, interrotti e poi non ancora ripresi. U’ Spiaun (il campanile più alto della vallata) è lì che ci guarda; e guarda e spia sotto di lui la vita che scorre dei cittadini, dei passanti, ciascuno con i propri pensieri e le proprie mete. 

Ambrogio ci vede e ci saluta da lontano da via XXIV Maggio, si scusa per il ritardo ma un salto in farmacia per la sua piccola febbricitante è stato d’obbligo. 

Ci accomodiamo in una delle salette, quella più in alto, ma prima salutiamo papà Massimo, sempre presente in sede per un supporto. 

La mia è la storia di ben 4 generazioni di ristoratori – ci dice subito – Il mio papà ha avviato la sua attività nel 1988, la “Taverna del Viccio”. Prima di via Cesare Cantù, l’attività era su Corso Garibaldi 71, passando c’è ancora l’insegna con il tacchino! Questo genere di attività coinvolge sempre l’intera famiglia e io sin da piccolo, così come i mieI fratelli maggiori, sono sempre stato al locale dove i miei genitori lavoravano e dove appena un po’ più grande mi sono fatto anche io le ossa! 

Come nasce il tuo sogno, e perché “Salotto 28”? Gli chiediamo. 

Abitavamo su via XXIV Maggio e ogni giorno per raggiungere il locale di mio padre passavo da Piazza Santa Croce; il pensiero era sempre lo stesso: guardavo la piazza e sognavo di aprire qui, un giorno, un mio locale. Non capivo perché altri non lo facessero, e mi chiedevo se un giorno ce l’avrei fatta.  

A quanto pare sembra proprio di sì. Ma raccontaci di te, cosa è successo prima di Salotto 28? 

È successo che un giorno ho lasciato il locale di famiglia perché ho sentito l’esigenza di una crescita personale. E infatti l’esperienza presso una sala ricevimenti e poi il ruolo di mâitre in un hotel di lusso, mi ha permesso di acquisire quei dettagli professionali che mi hanno rinforzato e data la sicurezza personale di pensare che era forse arrivato il mio momento. 

Quando è arrivato il tuo momento?  

Nel 2018 sono tornato a lavorare a Palo, e poi con 2 amici, Benny Mezzapesa che però ha lasciato dopo poco le sue quote, e il caro compianto Antonio Ruccia ho realizzato una prima fase del progetto con la società Riesca srl e l’apertura della sede di Cibaria. Cibaria poi è diventata la sede estiva della Taverna del Viccio. 

Nel 2022 abbiamo messo in cantiere l’idea di aprire in Piazza Santa Croce. Purtroppo Antonio ci ha lasciati troppo presto e questo posto non l’ha potuto vedere realizzato! 

Nel tuo percorso c’è stato un momento di difficoltà, un momento in cui hai pensato che avresti potuto non farcela? 

Certamente, ci sono stati vari momenti ma è con il covid che siamo stati messi a dura prova. Ci siamo salvati con la forza della famiglia, siamo stati sempre tutti uniti: grande supporto di mia moglie Annamaria e di mia sorella Pia oltre che di mio cognato Giuseppe Iacobellis sempre presente. 

Le consegne a domicilio ci hanno venire in mente di unire la pizzeria con l’hamburgeria e quindi Cibaria con la Taverna del Viccio. E poi c’è sempre la mamma che è ancora presente ogni giorno. 

La tua mamma? Davvero, lavora ancora con voi? 

Quando ci richiedono dei piatti tipici lei non vuole mancare mai! È la regina del piatto tradizionale pugliese, è lei che garantisce la qualità della tiella riso cozze e patate, o delle orecchiette con le cime di rapa… 

Ma raccontaci di “SALOTTO 28”, perché SALOTTO e perché 28? 

“Salotto” richiama il fatto che i palesi indicano Piazza Santa Croce come il “salotto di Palo”. Il numero 28 è semplicemente il civico.  

Il civico che ha visto realizzare il tuo sogno da ragazzino… 

Sì, il mio sogno. Quando siamo entrati per la prima volta in questi locali, a febbraio 2022, ho capito subito che era qui che doveva concretizzarsi la mia idea. La famiglia è stata sempre unita nelle varie problematiche burocratiche che ci hanno veramente stremato. Per fortuna i proprietari ci hanno capito e ci hanno supportato. Ci sono poi i segni del destino! 

A cosa ti riferisci? 

Il giorno stesso in cui ho firmato il contratto, a poche ore dalla firma, è venuto a mancare zio Domenico, era uno zio speciale per me, a cui ero molto legato. È come se mi avesse dato la sua benedizione.  

Ci crediamo! L’inaugurazione si è avuta a marzo di quest’anno. Il locale è ben suddiviso, con sale di varia ampiezza, spazi all’aperto da sfruttare nel periodo estivo. E poi la chicca del privé a piano -1, che può ospitare circa 15 persone e permette di pranzare tra le pietre storiche a base di Piazza Santa Croce. Come sono stati questi primi 9 mesi di attività? – chiediamo ancora ad Ambrogio. 

Possiamo confermare un trend sempre in crescita. Lavoriamo benissimo e abbiamo molta affluenza di stranieri. 

Turisti che visitano Palo? 

Non è un dato molto conosciuto, ma a Palo ci sono molti turisti e spesso sono stranieri. 

Vi trovano per loro iniziativa o sono le strutture ricettive che vi segnalano a loro? Esiste una rete tra voi? 

Entrambe le circostanze. Ma non c’è nessuna rete con i B&B locali, solo stima e fiducia per noi, garanzia di fornire un servizio soddisfacente. Purtroppo stiamo già risentendo delle limitazioni del numero dei voli diretti da e per Bari. Per esempio, il volo per Parigi ora c’è solo 1 volta a settimana contro i 3 nei mesi precedenti. E per chi vuole fare una toccata e fuga, questo è un limite importante al flusso turistico. 

Quale futuro vedi per te e per la tua società d’impresa e di famiglia? Altri sogni? 

Il nostro sogno è di vedere i miei figli e i miei nipoti continuare quello che noi abbiamo realizzato.  

Perché io credo in Palo del Colle, ci credo da 37 anni! 

La fiducia che Palo del Colle possa crescere sempre più e Piazza Santa Croce trasformarsi in luogo attrattivo oltre che per la bellezza e la storia che trasmette, anche per l’ospitalità degli operatori che la vivono, è infatti quello in cui anche noi di “Imprese Eccellenti a Kilometrozero” crediamo fortemente.