La protagonista di questa storia, che ci piace omaggiare per il messaggio di positività che trasmette in questi tempi difficili, è una signora elegante la cui magia risiede in un dono che emana bellezza, passione e un intreccio indissolubile tra vita e arte.

La signora Angela Maria Stancarone in Mondelli, da tutti conosciuta come Lillina, ci parla delle sue creazioni nel campo del ricamo, arte che coltiva sin da adolescente.
La sua aspirazione era l’insegnamento, ma suo nonno, solido uomo di altri tempi, ritenne inadeguata alla sua amata nipotina la frequenza della scuola media, dove Lillina avrebbe incontrato coetanei di sesso maschile. Malgrado la fanciulla fosse incline agli studi, tenuta in grande considerazione dalle sue maestre, avesse già preparato l’esame di ammissione alla scuola media con la guida del sacerdote Don Donato Birardi, nonostante le copiose lacrime e la grave inappetenza causata dalla delusione, il nonno fu irremovibile e operò per lei una scelta che avrebbe infine coniugato l’arte con il suo profondo desiderio di insegnare: la giovane fu avviata all’apprendimento del ricamo presso le Suore Benedettine Olivetane, ordine votato alla Clausura Monastica.
Il primo lavoro disegnato per Lillina dalla Madre Badessa fu una camicia da notte, realizzata dalla fanciulla con precoce abilità. Il nonno esibiva con orgoglio il lavoro della nipotina. La Madre Badessa notò il dono peculiare che la giovane possedeva e la ammise presto nel gruppo delle ricamatrici che in convento si occupava dei lavori su commissione. Poiché la sua statura fisica non le consentiva ancora di lavorare ai telai, si ovviò all’inconveniente facendola accomodare su alcuni cuscini.
Per ben nove anni la giovane Lillina prestò la sua opera presso le suore, imparando ogni dettaglio del mestiere e al contempo corrispondendo la retta in qualità di apprendista. Tuttavia non le fu concesso di apprendere la disciplina che le avrebbe conferito l’equivalente di una laurea nel campo del ricamo, il lavoro con il filo di oro. Era un segreto gelosamente custodito. Ma Lillina non si arrese. Intanto la sua fama di eccellente ricamatrice le consentiva di accettare commissioni in proprio.
Quando, all’età di 18 anni, le fu commissionato un piviale da ricamare in filo di oro per la parrocchia di S. Rocco, la sua passione e la sua abilità le permisero di sperimentare da sola e costruire autonomamente un sapere che ricavò dall’aver semplicemente adocchiato uno strumento, un fusello di legno della grandezza di una mano, lasciato cadere inavvertitamente da una suora esperta in ricamo con l’oro, e dall’osservazione furtiva dei passaggi di questo lavoro durante le quotidiane sessioni di ricamo presso le suore. Il piviale fu eseguito in preziosa lamiglia, stoffa tessuta in sottili lamine di metallo, ricamato in oro da Lillina, tagliato e cucito da sua sorella.
L’istante iniziale del ricamo, nel racconto della signora Lillina, ha del leggendario: trinceratasi nella camera da letto materna, sulla base delle sue furtive osservazioni in convento, cominciò a creare la prima foglia e prodigiosamente il lavoro si compose tra le sue mani. A lavoro ultimato, Lillina fu convocata in convento, dove la Madre Badessa la “laureò” simbolicamente stringendole le mani attraverso la grata della sala colloqui.
Successivamente Lillina eseguì innumerevoli lavori per committenti di Palo, ma anche di Bari tra cui la Chiesa di Maria Santissima del Rosario nel borgo antico. Nel 1975, in occasione del SS. Crocifisso, Lillina partecipò ad una mostra di artigianato allestito nell’Edificio Scolastico “Davanzati”, esponendo alcuni dei suoi lavori. Fu premiata con una medaglia d’oro dopo un lungo colloquio con una commissione tecnica alla presenza dell’ex-Dirigente Scolastico Professor Peppino Dachille. Lo stesso Professor Dachille, che all’epoca prestava la sua preziosa opera nel quadro culturale del paese, non solo nell’ambito dell’istruzione che è stata la sua professione e la sua passione per ben 48 anni (perfettamente divisi a metà tra docenza e dirigenza), ma anche in qualità di membro della Pro-loco e presso il periodico “Il Faro Palese”, ci conferma che il lavoro della signora Lillina fu premiato per la sua bellezza e complessità.
Dalle parole del Professore emerge l’amore per la creatività, che egli ha sempre adoperato nella sua attività di formatore, ed è come se in quella occasione il sapere, l’arte e l’insegnamento, la bellezza e la creatività si siano fusi per regalare al paese un momento di poesia ed eccellenza.
In anni più recenti Lillina ha realizzato il suo antico desiderio di insegnare diventando docente di ricamo presso la Libera Università Guaccero, dove “le sue signore”, come affettuosamente le definisce, imparano un po’ della sua ricercata arte, esponendo occasionalmente i propri lavori con lei in manifestazioni pubbliche. Ha da poco realizzato il corredino per un nascituro, e ciò le ha dato forza in un momento difficile della sua vita. Inoltre ha ricamato un quadro a tema marittimo per uno dei suoi medici, in segno di stima e fiducia. Al momento sta creando una tovaglia su cui, testuali parole, “si diverte” ad eseguire foglie autunnali.
Infine ci confida che ha ultimamente sognato la Madonna della Porta che le chiedeva un manto. Aspettiamoci nuovi prodigi.
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