di Vito Tricarico
Ringrazio il giornale Kilometrozero per l’invito a parlare di masserie e territorio palese. E’ un argomento che mi è sempre stato a cuore e che ho sviluppato nel periodo di collaborazione con PaloLive.it. Il giornale ospitava i miei articoli da cui è poi nato il libro Itinerari alla riscoperta del territorio di Palo del Colle.

Saremmo un comune virtuoso se la maggioranza dei cittadini conoscesse e si adoperasse al miglioramento del nostro territorio. Mancherebbero le deprecabili situazioni di abbandono, di abusi, di offesa al creato. Nascerebbe, quello che auspichiamo da molto tempo: il senso civico. Questo porterebbe anche alla conoscenza e considerazione dei beni storici presenti nel nostro territorio, per i quali mi sto adoperando in questi ultimi anni. Cito alcuni esempi:

Rocca di Auricarro, testimone di una pagina di storia locale, lasciata sbriciolare e ridotta a una parete che sfida il tempo e la negligenza. Aspetta da tempo la messa in sicurezza prima che tutti i massicci conci esterni dell’unica parete rimasta, per lo più presenti nella sua sommità, rovinino definitivamente a terra. Ho letto in un programma elettorale di quest’anno la volontà di un recupero di questa nostra rocca, che è in un parco archeologico. E’ un segno che lascia ben sperare e considero questo prospetto, un progetto che dovrebbe entrare con priorità nell’agenda delle opere comunali da restaurare.

Pescara di via Auricarro: Come la Rocca, attende con ansia che i responsabili della nostra Amministrazione si pronuncino sul suo destino. E’ un manufatto di proprietà comunale dell’Ottocento palese, che misura all’incirca 20 metri per 10. E’ un bene storico ed architettonico, un’opera di ingegneria idraulica che non possiamo permetterci di cancellare, ma dovrebbe rientrare in un piano di recupero e riutilizzazione come riserva di acqua piovana per poterla valorizzare e ammirare come testimonianza storica del nostro passato.
Tante altre pescare e piscine comunali, che non sono censite, sono disseminate nell’agro palese. Cito una per tutte : P’scioin di tre poil – Piscina delle tre pile. In un sopralluogo effettuato quattro anni fa lessi l’indicazione scolpita su un lato di essa: POZZO COMUNALE RESTAURATO NEL 1888.
I beni della regina Bona Sforza ceduti all’Università di Palo nel 1530, dei quali, amministrazioni irresponsabili si liberarono. Fra questi possiamo ricordare, a brevissima distanza da Palo, Trappeto del Principe.
Molti conoscono la discarica di Trappeto del Principe. Lateralmente a questa ubicazione, una volta sorgeva il Trappeto di Bronetta, presso l’oliveto del Feudo. Oggi, la discarica ha bisogno ancora di essere messa in sicurezza. Dopo, alberata, potrebbe diventare il vero polmone verde di Palo del Colle. Del vecchio trappeto rimangono, parzialmente, le mura perimetrali su due lati, una cisterna per la raccolta di acqua piovana ed alcune grosse pietre di macina disseminate sul terreno. Un architetto di Palo, in una visita, dichiarò che, scavando in prossimità delle mura perimetrali presenti, dovrebbero fuoruscire le porte di accesso, gli alloggiamenti delle presse, fino a giungere alla pavimentazione del trappeto. Naturalmente, il sito è soggetto a vincolo archeologico. Cosa possa significare, in pratica, questo vincolo, non mi risulta tanto chiaro. Di certo, considerato il contesto, che il bene possa essere lasciato far crollare senza che ci sia l’intervento di alcuno. Naturalmente, come è successo per altri siti, al proprietario è concessa la facoltà di cancellare il sito da ogni memoria con le moderne macchine trita pietre.
Masseria Ferro

Masseria Ferro è un’antica struttura fortificata di notevoli dimensioni, racchiusa in un’area di circa 50×30 metri e ubicata nella contrada di Palo del Colle, che porta il suo stesso nome. Versa in condizioni molto precarie, essendo stata depredata di tutto ciò che si poteva asportare, come i conci in blocchi di pietra a sostegno e ornamento della porta centrale e posteriormente, della parte finale dell’arco a tutto sesto della galleria di accesso. A poca distanza dal portale d’ingresso dell’antica masseria, mesta e solitaria per l’abbandono in cui versa e disperata per i saccheggi sacrileghi subiti, sorge ancora, l’antica cappella una volta dedicata a San Francesco di Paola.
La masseria è in uno stato di completo abbandono, ma è una struttura che per la sua storia, meriterebbe di essere riscattata e risollevata dal suo degrado.
Cenni storici. Anticamente, in contrada Ferro, sorgeva Keraulinia, borgo anch’esso abitato dagli antichi palionensi, ove i Romani sbaragliarono le ultime resistenze dei locali che si opponevano al loro dominio. Dopo, con la distruzione del villaggio, non si hanno ulteriori notizie di quel territorio, fino ad arrivare al periodo in cui il re Carlo d’Angiò concesse i castelli di Palium e Auricarrum al miles Filippo di Clariarco e ai suoi discendenti. Nei mesi immediatamente successivi il Re ritagliò un pezzo di territorio, il latifondo denominato Ferreo e lo concesse al miles Giovanni de Clary.
Il feudo arrivava sino alle Matine. Nel 1641 apparteneva al nobile spagnolo Francesco Ribera, fortemente indebitato con l’Università di Palo. Gli amministratori dell’epoca, dopo minacce da parte del Conte di Conversano Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, marito della nostra principessa Isabella Filomarino, fecero figurare la nostra Università debitrice verso di lui della somma necessaria per l’acquisto di quella grandissima proprietà. Il predetto debito veniva quindi estinto con la cessione dei beni del Ribera al Conte di Conversano.
Da anni, masseria Ferro è in vendita. Per Palo sarebbe molto qualificante rientrare in possesso di parte dell’antica proprietà, in quanto parte integrante della nostra storia.
Masseria San Domenico
Nel 1810, in seguito alle disposizioni murattiane, il convento dei padri domenicani divenne sede del nostro comune e il latifondo di masseria San Domenico venne venduto. La masseria venne suddivisa fra gli acquirenti e fu la premessa della sua distruzione. Di quel grandioso complesso, oggi rimane agibile solo una chiesetta. E’ la storia di un altro bene appartenuto al nostro comune, andato letteralmente in rovina. Rivolgo un accorato appello all’Amministrazione comunale per recuperare e mettere in sicurezza questo bene storico di Palo.

Questi ultimi due beni considerati sono di privati. Con azioni e strumenti adeguati potrebbero rientrare nella disponibilità dei cittadini di Palo. Ancora, tantissime cisterne comunali, pescare e piscine, attendono di essere censite. Ci sono bandi regionali per il recupero di questi beni.
Si può dire che i beni appartenuti alla nostra città sono quelli che si trovano nello stato di abbandono più totale. Altre masserie di privati, trulli, pozzi presenti nel nostro territorio, pur presentando danni dovuti a vandalismi e ruberie, sono in condizioni atte al recupero. Il problema nasce allorquando il bene masserizio rimane incustodito, alla mercé di ladri e di vandalismi dovuti a ignoranza, insensibilità e non rispetto per la proprietà altrui.
Poche sono le masserie abitate o in condizioni di abitabilità. Posso citare: Masseria Vero, Villa Guaccero, Villa Majorana, Proprietà Amrita, Casino Mininni, Masseria Carione, Villa Ciccorosella, Casino Nuzzi, Masseria Tricarico, Casino Carlucci, Casino Zazzaro, Casina Donadio e poche altre.

Personalmente, quando esco in compagnia di qualche gruppo escursionistico e oggi a Palo operano diverse associazioni, non manco di fare appelli in favore del recupero dei siti del nostro territorio. Potrebbe diventare costellato da ville, masserie, trulli, torri in buono stato di conservazione e pulito. Vedrei molto bene l’utilizzo di personale del Servizio Civico Nazionale che, in collaborazione con l’Ufficio Tecnico e l’Amministrazione comunale, vanno a proporre bandi di finanziamento ai proprietari di siti che hanno bisogno di interventi di restauro.
A chi mi rimprovera di parlare senza cognizioni di fatto, rispondo semplicemente che il recupero deve sostituire il nuovo. Che fine hanno fatto tante costruzioni in c.a. nel nostro agro? Se qualche arco a tutto sesto, qualche volta a crociera, qualche campanile a vela di antiche costruzioni hanno ceduto è per l’incuria del proprietario e per l’azione dei ladri che vanno a prelevare blocchi di pietra dai punti architettonici cruciali del sito.
Oggi, in presenza di forte richiesta di mobilità e turismo sostenibili, è necessario rispondere a queste esigenze. La CEE, i GAL, la Regione, mettono a disposizione di soggetti pubblici e privati, i capitali per il recupero di antiche strutture. A tutti il compito di sensibilizzare, invogliare, i soggetti che non sono a conoscenza di questo.
A chi mi dice che è utopia, rispondo con esempi di interventi degli ultimi tempi. Il Comune di Modugno ha acquistato un terreno in cui sono state ritrovate tracce di villaggio neolitico durante gli scavi per variare la coltivazione di un fondo. A Bitonto è proprietà comunale Villa Sylos e l’intero parco denominato “La Contessa”. A Terlizzi, una pescara semidistrutta ha ricuperato la sua funzionalità ed è rientrata nella fruizione della collettività.
Il nostro territorio, è ricchissimo di siti di cui si rischia di perdere le tracce. Personalmente porto il mio piccolo contributo di conoscenza e di stimolo. Il mio ultimo romanzo, Civitas invicta, premio “Il romanzo storico” è ricco di narrazioni che parlano di nostre conoscenze. Cito : Masseria Ferro, Spinale del Ciuccio, Marescia, le Matine, Grotte di San Martino, Madonna della Grotta, Casale di Balsignano, Taverna della Lucertola, Trappeto del Feudo, Torre di Argiro. E’ un romanzo che ha vinto il premio non in Puglia, ma a Bergamo.
A tutti noi spetta il compito di percorrere il nostro territorio, per conoscerlo e innamorarci, per riuscire a preservarlo da incuria, vandalismi e decadenza.
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