Per cercare di mettere un pò di ordine in questo frastagliato panorama amministrativo, in questo numero, la “parola all’esperto” abbiamo deciso di darla al presidente della Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, nonché sindaco di Bari: Antonio Decaro.

Ecco cosa ha risposto, colui che qualcuno ha definito il sindaco più amato d’Italia, alle nostre domande.
La nuova giunta del comune di Palo del Colle è agli esordi. Quali consigli vorrebbe dare al neo sindaco e ai suoi consiglieri?
Non ci sono buoni o cattivi consigli da dare come non c’è un modo prestabilito di svolgere il ruolo di sindaco. Ognuno interpreta questo ruolo in base alla sua personalità e al rapporto che instaura con i cittadini. Io posso soltanto dire che avere l’onore di amministrare e guidare la propria comunità come amministratore è un grande privilegio oltre che un’esperienza umana straordinaria. Per questo occorre avere sempre rispetto del mandato che i cittadini ci consegnano con il voto e non smettere mai di avere la comunità come guida e punto di riferimento.
Nella nomina degli assessori, ritiene sia più importante la competenza sulle specifiche deleghe oppure il risultato delle urne è sufficiente a delineare il gruppo dirigente? Lei ha scelto per competenze o secondo i risultati di preferenza?
Non ci sono ricette precostituite per le scelte che si compiono. Ogni amministrazione deve nascere in base al progetto di governo con cui ci si è presentati ai cittadini prima del voto e deve essere coerente con le politiche che si intende intraprendere. Certo è sempre opportuno scegliere la persona giusta per il posto giusto. Abbinare sensibilità politica a competenza e conoscenza può essere un buon criterio! Tuttavia, molte volte le competenze si acquisiscono sul campo. Io ho scelto la mia squadra di Governo in base al programma con cui mi ero candidato per guidare la città.
Amministrare in periodo Covid è una grande responsabilità. Il sindaco deve necessariamente diventare anche uno “sceriffo” affinché vengano rispettate le regole oppure a seguito della sua esperienza nel lockdown della scorsa primavera ha individuato altre modalità?
Il sindaco deve fare il sindaco. Le altre definizioni sono frutto di interpretazioni di quel ruolo e di come lo si esercita. In questo Paese se inviti i tuoi concittadini a rispettare le regole ti scambiano per lo sceriffo di turno. Nei momenti difficili come quello che stiamo attraversando ancora oggi magari questi inviti hanno toni perentori ma per essere sceriffi ci vuol ben altro! L’importante per un sindaco è essere d’esempio sia nei comportamenti individuali che in quelli collettivi.
Come presidente dell’Anci, cosa ci può riferire in merito alle situazioni che stanno vivendo gli altri comuni? Sono tutti nelle medesime difficoltà?
I sindaci sono le sentinelle della coesione sociale, così come stiamo definiti nei giorni scorsi durante l’ultima assemblea dell’Anci. Siamo dei punti di riferimento per i nostri cittadini, nei momenti belli e nei momenti brutti. Quello che attraversiamo è forse il momento più duro che il nostro Paese sta affrontando dal secondo dopoguerra ad oggi e i Comuni, che sono l’istituzione più prossima ai cittadini, ne sentono tutto il peso e la responsabilità.
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