Ali e radici

di Rosanna Bertolino e Annarita Calabrese

Non c’è un “esperto” nel senso più convenzionale del termine in questa intervista, ma c’è una donna, Parveen Rani, che ci racconta la sua esperienza, quella di un viaggio di sola andata dall’India all’Italia, a Palo del Colle per la precisione. Una storia che è un paradigma di tante altre ma, come tutte, unica, singolare, particolare e personale. La storia di chi cerca un futuro diverso per la propria famiglia e i propri figli, che cerca e trova inclusione ma che non rinuncia alla sua “appartenenza”, abbracciando modi nuovi di vita ma continuando a tenere stretti quelli che fanno parte della sua storia personale e culturale. 

Perché le radici sono radici. 

Parween Rani

Da quanto tempo è in Italia?

Vivo in Italia da 7 anni. Ho raggiunto mio marito che era già qui.

La vita in Italia è diversa da come se l’aspettava?

Sì, tutto è diverso da come lo immaginavo. In India ero un’insegnante, qui in Italia sono una casalinga. Mi sono ritrovata tra gente sconosciuta e non è stato facile. Tuttavia i nostri conoscenti sono davvero carini con noi e quindi, in fin dei conti, qui sono felice.

Come è cambiata la sua vita da quando è a Palo del Colle?

Ho avuto due bambini e questo è stato il cambiamento più grande.  Mio marito lavora presso la ditta Siciliani. Ciò ha migliorato le mie condizioni di vita rispetto a quando mi trovavo in India. Ho incontrato gente onesta e gentile e la vita trascorre… quasi non riesco a credere che siano già passati 7 anni.

 All’inizio, quando sono arrivata a Palo, ero molto intimorita, temevo di sbagliare qualunque cosa facessi, anche per la difficoltà linguistica… ecco, quello della lingua italiana è un problema serio (l’intervista è stata condotta in Inglese, ndr)

Ha cercato lavoro qui?

No perché i miei bambini sono ancora piccoli, il maggiore ha 5 anni e il minore 4. Non sono in possesso della patente di guida ed una serie di situazioni mi impedisce di cercare lavoro allo stato attuale delle cose.

Quali progetti ha per il futuro?

In futuro vorrei trovare un lavoro, che mi realizzi a livello professionale. Inoltre voglio fare tutto ciò che è in mio potere per dare ai miei figli la miglior vita possibile. Ho grandi sogni per loro.

Quali aspetti della vostra cultura d’origine continuate a coltivare?

Andiamo al tempio di domenica per pregare il nostro Dio. La nostra religione è l’Induismo e il tempio si trova a Modugno. Il 13 gennaio celebriamo il Lohri; nei giorni precedenti a questa festività noi prepariamo pietanze tipiche della nostra cultura come il saag e il kheer e indossiamo abiti indiani.

Il 13 aprile celebriamo il Bisakhi. È il giorno in cui gli agricoltori tagliano il loro raccolto con gioia.

Il primo agosto celebriamo il Rakhdi: è la festa dei fratelli e delle sorelle, in cui ogni sorella mette un braccialetto al polso del fratello.

Ma la festa più importante è il Diwali. Molti giorni prima di questa festa puliamo a fondo la casa. Il giorno della festa prepariamo cibo come il pollo, le pakora (una specie di frittelle di verdure), il daal (zuppa di lenticchie), riso e molti dolci. 

 C’è poi la festa di Durga Puja, in questa occasione si indossano abiti nuovi di foggia tradizionale.

Continuiamo a rispettare tutte queste ricorrenze.

E’ solo una storia. La storia di chi ha dei sogni e fa di tutto per realizzarli, anche con il sostegno e la disponibilità di una comunità cittadina solidale.

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