Palo del Colle Multiculturale

di Stefano Manco

A fronte di una crescita demografica quasi assente (+0,4% nel periodo 2009/2019), negli ultimi anni Palo del Colle ha visto aumentare fortemente la presenza di comunità di cittadini stranieri che hanno scelto di “accasarsi” nel collinoso territorio dell’entroterra barese.

In valore percentuale, i cittadini stranieri sono aumentati di oltre il 50% rispetto ai 10 anni precedenti, passando dai 296 del 2009, fino agli attuali 460 registrati nell’ultimo censimento ISTAT del 2019. 
Attualmente risultano registrati come residenti a Palo del Colle i cittadini di oltre 40 nazionalità differenti di cui solamente il 25% proviene da paesi della Comunità Europea. Le altre zone maggiormente rappresentate nel territorio comunale sono l’Asia centro-meridionale (19,1%) e l’Europa centro-orientale (17,5%). 
Di particolare interesse lo sviluppo della comunità indiana che ha avuto un aumento del 515% passando da 13 persone nel 2009 alle oltre 80 registrate nel 2019, diventando quindi la seconda nazionalità più rappresentata nel territorio comunale.
Con 38 uomini e 46 donne, la Romania mantiene invece il primato di questa classifica, posizionandosi al di sopra di altri paesi come l’Albania (55 registrati), la Repubblica popolare Cinese e il Marocco (28 registrati ciascuno).

Altro dato interessante è quello dei nuovi iscritti; mentre nel 2009 c’era stata solamente 1 nuova iscrizione “pernascita”, nel 2019 sono state 7 quelle di questo tipo e 15 le iscrizioni per “acquisizione di cittadinanza italiana”.
Spesso il fenomeno dell’immigrazione viene facilmente strumentalizzato in ambito politico: la popolazione viene persuasa che il multiculturalismo sia fonte di emergenze legate alla sicurezza, alla criminalità diffusa e alla disoccupazione dilagante. 
Tali reazioni sono comprensibili in quanto frutto di un istinto naturale di diffidenza verso lo straniero,« il diverso ». Essendo naturali e comprensibili queste reazioni non devono essere considerate come un indice di cattiveria ed egoismo delle persone ospitanti ma piuttosto come un nostro limite che dovrebbe essere superato sviluppando quel culto dell’ospitalità e dell’accoglienza che è uno dei tratti caratterizzanti del nostro essere.
È necessario convincersi che la diversità è una ricchezza: la convivenza di più culture che in uno stesso paese si confrontano e si scambiano esperienze costituisce una situazione favorevole allo sviluppo e al progresso complessivo della società intera.
L’interazione fra individui è il fattore determinante di questo processo in quanto il reciproco rispetto delle singole storie costituisce l’elemento basico e coagulante per la costituzione di una comunità di individui nella quale sia bandito per sempre il termine “minoranza”.
Se il multiculturalismo può essere fonte di potenziali conflitti e contrasti sociali, sta alla nostra buona volontà trasformarli in un confronto che sia quanto più fecondo ed istruttivo possibile.
Per concludere, è sì giunta l’ora di abbattere tutte le barriere sociali, economiche, culturali e anche, a volte, materiali che dividono noi Palesi (e Occidentali in genere) dagli stranieri immigrati e riconoscerli come “cittadini” nostri pari.

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