EditoriAle di Alessandra Savino
C’è chi ha parlato di«cinematografibilità» di un processo elettorale soffermandosi sul quel filone della produzione cinematografica hollywoodiana di genere elettorale. Autore di tale analisi è Luca Mencacci, docente presso l’Università degli Studi di Roma “Guglielmo Marconi”, fra le pagine del suo scritto “The best man. Le campagne elettorali viste da Hollywood”.
In effetti, a partire dalle promesse fatte ai cittadini, alla vittoria delle elezioni, fino alla realizzazione di quando dichiarato in campagna elettorale, si assiste ad un periodo fatto di aspettative, delusioni o soddisfazioni, illusioni e conferme.
Sentimenti e stati d’animo tanto forti quanto quelli che possono animare il grande schermo. Si pensi a Last Hurrah di John Ford interpretato da Spencer Tracey che pone l’accento sulle macchine elettorali (political machines) della politica statunitense, oppure a Power di Sidney Lumet ed interpretato da Richard Gere nei panni dell’esperto di marketing politico e consulente d’immagine.
Senza dimenticare The candidate, premio Oscar per la sceneggiatura, con Robert Redford come protagonista. Un candidato visto come un prodotto che deve sottostare a precise regole e a determinate dinamiche, abbandonando talvolta anche il proprio idealismo, pur di raggiungere il successo.
E nel nostro paese come è stato il ‘primo tempo’ di questo mandato? Lo ha scoperto la redazione di Kilometrozero con un’analisi sul primo anno di attività dell’amministrazione Amendolara.
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