Sfogliare il giornale per incalzare il lettore tra disegni e parole
Kilometrozero compie 10 anni. Era marzo 2013 quando venne pubblicato il numero zero della nostra rivista.
L’obiettivo era chiaro sin dall’inizio essere un «antidoto alla sonnolenza del nostro territorio». Diciamo che l’indolenza nelle cittadine come Palo è un rischio sempre imminente ecco perché la presenza di un giornale, anche con aspettative non roboanti, scritto da cittadini che cercano di avere un ruolo attivo all’interno dei confini paesani resta un presidio indispensabile.

Il primo direttore della rivista è stato Antonio Loconte, oggi impegnato nella direzione del giornale digitale “Quinto Potere”. Nel suo editoriale di esordio incalzava il lettore e cittadino «per questo che abbiamo bisogno del vostro aiuto. Scriveteci, chiamateci, bussate alle nostre porte se necessario. Segnalateci cosa vi fa storcere il naso quando aprite le porte e le finestre delle vostre case. Non abbiate paura di indignarvi, schiacciati dalla logica del: tanto non cambierà mai niente».
Purtroppo l’esercizio di critica del lettore, che non era un aspetto primario del cittadino medio dieci anni fa, non è migliorato nel frattempo. Per essere critici occorre preliminarmente informarsi, aggiornarsi e riflettere sugli argomenti. Troppo tempo nel nostro presente che sembra vada alla velocità della luce mentre immobili e a testa china “scrolliamo” il cellulare come una volta facevamo zapping con il televisore. La critica è un esercizio faticoso, ecco perché molto volentieri la sostituiamo con l’invettiva, umorale e immediata, affidata ai social.
La realtà è in continuo cambiamento, migliorando di qua e peggiorando di là, occorre che venga raccontata ma questo non può essere l’unico motivo che spinge un editore, un direttore e una redazione nel tentativo di continuare a descriverla ai palesi distratti. Cos’altro ci sia lo possiamo capire dalle parole di Giuseppe Calemma (editore, sempre lui in questo decennio) quando ricorda nel numero zero che «la partecipazione attiva ossia l’impegno dei cittadini per la tutela dei beni comuni e dei diritti umani, civili, politici e sociali nei diversi ambiti della vita cittadina» è un «principio in sé».
Questo è il motivo principale per cui continuiamo a credere al ruolo civico di un giornale, caparbiamente lo pensiamo e lo scriviamo sia cartaceo che digitale. Abbiamo avuto firme importanti che hanno vergato il mensile. Nel numero tre, giugno 2013, c’era quella di Leo Palmisano su un tema scottante «le droghe e i modelli sociali di comportamento» che si può ripubblicare uguale due lustri dopo, perfettamente contemporaneo, purtroppo!
Passiamo ad un’altra “dipendenza”, la politica è stata sempre presente, verrebbe da dire incombente, non ne possiamo fare a meno anche se la politica spesso, una volta espletate le elezioni, fa a meno dei cittadini. L’attuale sindaco, Tommaso Amendolara, interviene ad aprile 2014, tema l’approvazione del piano industriale per la gestione dei rifiuti, erano gli anni dell’amministrazione di Domenico Conte, ed il Partito Democratico, che era all’opposizione, paventava che «Per come è stato predisposto il piano e, visto che non si rilevano sgravi importanti per i cittadini virtuosi, si corre il concreto rischio di pagare di più e di non vedere adeguatamente premiati i cittadini virtuosi» ed effettivamente i cittadini, nella stragrande maggioranza, sono rimasti virtuosi a dispetto delle premialità.
La bellezza di sfogliare i tanti numeri di un giornale che copre gli anni tra il 2013 e il 2023 è che diventa una bussola, attraversa il paese nel tempo e negli spazi, scoprendo com’era in precedenza. Virtuosi cambiamenti o conferme negative. Abbiamo parlato di cultura a marzo 2019, ne scriveva Rosa Pina Florio descrivendo le attività della biblioteca Giuliani, all’epoca si trovava all’interno della Scuola Mastromatteo in viale della Resistenza, oggi invece ha uno spazio tutto suo in via Alfieri. La nostra cittadina al calar del sole appare in una luce diversa grazie alla nuova illuminazione led, un ammodernamento che non si è ancora concluso, ne avevamo parlato ad ottobre 2021. I parchi ci sono ancora ma sono poco migliorati rispetto a marzo 2018. Gianna Larosa e Pasqualina Minerva ricordavano come fatta salva l’eccezione di Parco Langilana, gli altri versano in stato di abbandono, dove «l’incuria la fa da padrona con sterpaglie al posto di aiuole». Ancora oggi il parco citato resta un esempio vincente grazie ai validi cittadini di quartiere, ma questa pratica virtuosa non ha attecchito presso altri giardini nel nostro territorio.
Ho lasciato per ultimo la descrizione della prima pagina, la copertina di Anna Franca Coviello. Colorate, dinamiche, argute, disperate, rassegnate ed a volte inconsapevolmente ottimistiche. Danno il benvenuto con la sintesi rispetto alle parole che, una volta sfogliato, il giornale rivela. Una copertina che resta nella memoria e coincide con un periodo indimenticabile nella sua accezione peggiore. Infatti nel periodo iniziale della pandemia Anna Franca realizza uno dei suoi disegni più evocativi e belli. È quella di marzo 2020, in uno sfondo di un verde preponderante (la razionalità) ed un rosso incombente che rimonta (l’ansia) una donna ricerca l’equilibrio su una corda tesa sul nulla come quel lungo e tremendo isolamento che ci ha accompagnato in quei mesi dove il concetto di normalità improvvisamente era andato in frantumi tra silenzi e sirene.
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