Un mensile del territorio

di Denny Pellegrino

“Il giornalismo è il contatto e la distanza” scriveva  Hubert Beuve-Méry. E’ quello che in 76 numeri e 10 anni di pubblicazione i redattori di Kilometrozero hanno imparato a fare: entrare a contatto  con i fatti e riportare la notizia con distanza. 

Una cosa non semplice se lo si fa nel paese in cui si vive, in cui si ha un’attività, in cui mandi i tuoi figli a scuola, in cui la notizia da dare è quella che riguarda il vicino della porta accanto, l’amministrazione che non avresti mai voluto. 

Un percorso lungo ed evolutivo di un mensile nato dalla volontà di un gruppo di cittadini palesi attivi, convinti del potere della partecipazione e della discussione come strumenti di crescita per una vita sociale, culturale, politica ed economica. 

Se inizialmente l’impostazione del primo direttore responsabile era quella dell’inchiesta, della denuncia, “sferzate ed esaltazione delle buone prassi, cianuro e zuccherini nello stesso piatto. In piena libertà e senza condizionamenti di nessun tipo, terremo gli occhi aperti facendo attenzione a non rimanere abbagliati dalla superficie”, il mensile ha poi trovato, pian piano, la propria identità. L’equilibrio. L’equilibrio tra quel “Sic et non” citato nell’editoriale del quarto numero, l’equilibrio del metodo e  di una redazione (alcuni pubblicisti, altri aspiranti tali), sicuramente non d’assalto, ma presente sul territorio. In “punta di penna”, oserei dire, ogni mese raccontano di imprenditoria eccellente, buone prassi sociali, progetti, salute, interviste. Ma anche ciò che non va di un paese come Palo del Colle, troppo complesso anche solo da definire. Delibere mai arrivate, scelte politiche sbagliate, lungaggini burocratiche e amministrative, consigli comunali controversi, caricaturali. “Antidoto alla sonnolenza del nostro territorio” è stato per anni il sottotitolo, perfetto per un paese che dal proprio lunghissimo sonno però non si è ancora risvegliato. Un sonno spesso demotivante anche per un giornalista, soprattutto se è un giornalismo gratuito fatto solo di passione e senso civico.  Eppure ho sempre creduto che la stampa faccia crollare i governi, che, come scriveva Oscar Wilde “fu un giorno fatale quello in cui il pubblico scoprì che la penna è più potente della pietra e che può essere offensiva quanto un mattone”. E nonostante quelle di Kilometrozero non siano penne offensive, dirrompenti, penso altresì che abbiano la potenza della costanza, della moderazione, e che negli anni siano riusciti a risvegliare qualcuno dal proprio assopimento intellettivo. Nell’era in cui un blogger o un influencer hanno molto più seguito e credito di un giornalista, continuare a scrivere e fare informazione è un atto eroico. E’ una scelta coraggiosa e piena di onestà intellettuale. Nell’era in cui la deontologia professionale sembrerebbe una malattia rara, continuare a fare informazione in maniera sobria e onesta appare come una forma di autolesionismo. Al mondo social però ci si adegua, in qualche modo. Di qui la scelta, con l’ultima direzione, tutta al femminile, quella di Alessandra Savino, di pubblicare una versione online di Kilometrozero. L’evoluzione della carta stampata in formato digitale è inevitabile. Ma così arriva a tutti e Facebook ne fa da volano. Il mensile di Palo del Colle entra nelle case pur non entrando. Le interazioni dicono che piace. Kilometrozero compie dieci anni, vede il cambiamento all’interno della redazione, il succedersi di direttori responsabili, dei redattori. Tutto cambia ma nulla cambia. L’equilibrio di una cronaca democratica nel metodo rimane. La voglia di confrontarsi per crescere e stimolare ne è il principio. L’impegno di chi toglie del tempo alla propria attività, alla famiglia, a se stesso per scrivere un pezzo è encomiabile. Una menzione speciale va alle copertine di Kilometrozero: le splendide illustrazioni di Anna Franca Coviello. Il vero valore aggiunto, il tratto distintivo del mensile. Colorate, pungenti, a tratti satiriche. Le copertine che parlano da sè, che non avrebbero bisogno di altro, che ti incantano e lasciano riflettere prima ancora di leggere. L’immagine che anticipa la parola e spesso la fagocita. Settantasei piccole opere d’arte che ogni mese, quando le vedi sbucare sul bancone di una qualsiasi attività di Palo, ti fanno dire immediatamente “ecco il numero di questo mese di Kilometrozero!”. Impossibile non riconoscerlo. Ed è forse quello che tutti si aspettano ogni mese, vederlo su un bancone, colorato, tornare a casa e leggerlo tutto d’un fiato. Io mi aspetto questo ancora per tanti anni. 

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