E’ da tempo che la mattina cammino per le strade di campagna di Palo del Colle. Non sempre riesco a “respirare” la totalità del nobile concetto di agricoltura.
La viabilità è inesistente, le strade prive di manutenzione, pericolose. Devo tapparmi il naso quando la mia passeggiata s’imbatte in un paesaggio da post terremoto offerto dal cumulo di rifiuti, abbandonati ovunque.
La Xylella avanza verso di noi, ma quella è la natura mi dico, una natura orgogliosa, che si ribella ai diserbanti, alle scarse arature e fresature che costano troppo, quindi per pulire il terreno si ricorre a trattamenti disseccanti. Molti alberi sono danneggiati dai furti distruttivi di questi giorni, gli agricoltori non riescono ad avere un controllo h24 sui loro campi.
Mi chiedo perché tanta disattenzione in un paese che trae ricchezza da queste terre, da queste schiene ricurve su un mondo contadino che chiede aiuto, e nessuno gli risponde. Ma a volte si.
Cooperativa Paladino: quando la passione riporta speranza Nasce nel 1957 l’Oleificio della Riforma Fondiaria Paladino. Una brillante realtà cooperativa tra le più grandi d’Italia, premiata al “Nyiooc”, concorso d’oltreoceano dedicato ai migliori oli extravergine d’oliva del mondo.
Di pochi mesi fa una denuncia ai Carabinieri del Nas, una serie di controlli ed il sequestro amministrativo. Le accuse parlano di dubbia qualità dell’olio, di giacenze troppo lunghe, di recipienti non proprio puliti. Cresce la delusione dei soci, e cresce soprattutto la diffidenza reciproca che porterà molti alle dimissioni. Ma tra loro c’è anche chi continua a crederci.
Giuseppe Vero, dell’Azienda Agricola Vero, non vuole abbandonare quella che è stata la sua seconda casa da una vita, e decide di dare fiducia ad un nuovo progetto. Si susseguono riunioni, tavoli di decisioni, di cambiamenti, e sull’orlo del fallimento, il sogno della Cooperativa Paladino riemerge grazie a Unaprol, Consorzio Olivicolo Italiano che incorpora Oleum Italia S.r.l.
E’ da qui che Paladino riparte, con nuovi entusiasmi, come quelli che trasmette Marco Scanu, Direttore Generale di Oleum Italia, quando rispolvera i vecchi registri dei lavori e richiama sul fronte la Falco S.r.l, e Amenduni S.p.a. per i macchinari, Danisi Leonardo e Stragapede Pino per gli impianti idraulici ed elettrici. Lo stesso entusiasmo che colgo nello sguardo quando mi parla dei nuovi progetti in partenza.
“La concomitanza di annate molto sfavorevoli, insieme ad un’obsolescenza di strutture da rinnovare sulla base dei Piani di Sviluppo Regionali, hanno determinato i cambiamenti attualmente in atto. Investimenti importanti che non potevano essere richiesti ai soci della cooperativa.
A maggio scorso c’è stata specifica di richiesta di aiuto per rinnovare l’attività e garantire la continuità produttiva dell’oleificio, e noi di Unaprol come anche Coldiretti l’abbiamo subito accolta. Nuovi macchinari, nuovo modo di lavorare, orientato ad un mercato più dinamico, dove la qualità deve essere realizzata in frantoio e commercializzata correttamente.
Abbiamo fatto nuove assunzioni, passando a tempo indeterminato le figure già operanti, due neolaureati tecnologi dell’Università di Bari più altri 9 giovani che avranno ruoli di responsabilità sempre più precisi e diventeranno il fulcro dell’attività. Alla base, il rapporto con gli agricoltori perché la qualità nasce in campagna, il paese vanta agricoltori eccellenti, che hanno un’attitudine all’irrigazione molto spinta, investono per portare il raccolto ad un livello quantitativo e qualitativo importante.
Abbiamo acquisito il Nir, uno strumento di analisi che ci aiuterà a classificare il prodotto conferito per acidità e resa. Questo garantisce al conferitore che quello che ha fatto viene riconosciuto ancora prima di diventare olio, e la qualità del frutto è il suo primo grande successo. Daremo un costo di frangitura molto basso rispetto al mercato di € 5,50 al q., e a chi ci darà la possibilità di spandere nei terreni le acque di vegetazione che produciamo avrà uno sconto di 0,50 centesimi al q.
Il conferitore ha un’aspettativa di guadagno che non dobbiamo disattendere e l’aver dato subito l’acidità e la resa significa poter dire che d’ora in poi la responsabilità diventa nostra. L’Oleificio Paladino esce dalla massa degli altri frantoi e sceglie una linea di attenta ricerca della qualità, e punta a ridare ricchezza alle famiglie di Palo.
Gli investimenti di 1.200.000 euro rimarranno in seno alla cooperativa e siamo tutti impegnati per cercare di mantenere le promesse. Tre mesi fa quello che mi ha convinto è stato vedere il paese, l’attaccamento dei soci alla cooperativa, la storia dal ’57 ad oggi dei nonni dei padri dei figli che si sentono parte di questa istituzione.
Il rapporto con i soci è libero, possono essere membri Coldiretti o altra confederazione sindacale, possono non avere nessun inquadramento politico. Stiamo professionalizzando una fase della filiera, i ruoli dirigenziali devono esserci ma la cooperativa è l’insieme del corpo sociale, vive un momento di integrazione e di recupero di molte persone che in questi anni hanno abbandonato migrando verso altre cooperative di zona”.
Esco dall’oleificio che è passata da un po’ l’ora di pranzo, c’è gente che sta ridipingendo gli esterni, sorridono, sembrano lavorare in un clima familiare. Il Dott. Scanu mi mostra delle facce in bassorilievo che ha fotografato in giro per Palo, prese dalle case e dalle chiese del paese, e vuole farci i volti identificativi degli oli della Cooperativa Paladino, da dipingere anche sulla facciata di un edificio.
Quante belle novità ci attendono. In fondo l’agricoltura è l’arte di saper aspettare.
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