Il Dott. Nico Catalano, membro del Consiglio di Amministrazione presso FIRAB (Fondazione Italiana Ricerca Agricoltura Biologica e Biodinamica), dirigente regionale dell’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) e agronomo presso la Regione Puglia, ha cortesemente risposto ad alcuni quesiti sull’agricoltura locale.

Qual è lo stato della nostra agricoltura?
Drammatico! La nostra zona era famosa principalmente per due produzioni, anzi un tempo erano tre: olio, uva da vino e mandorle, produzione, quest’ultima, attualmente in ripresa.
Il primo serio problema che danneggia la nostra agricoltura è l’incapacità degli agricoltori di associarsi e cooperare, di recepire le innovazioni scientifiche e tecnologiche ed apportare idee. Vincere una sfida in campo produttivo, artigianale, commerciale significa riuscire a proporre idee.
Il secondo problema non è imputabile agli agricoltori ma ai sindacati e alle istituzioni che per lungo tempo si sono comportati da servizi sociali, centellinando a pioggia aiuti che hanno abituato il settore ad agire solo se incentivato da contributi provenienti dall’alto.
Quindi, se le chiedo di illustrarmi le innovazioni in corso nel settore, la risposta non sarà confortante.
L’innovazione migliore è innanzitutto quella di mettersi insieme, accorciare la filiera promuovendo l’acquisto diretto dal produttore, secondo vari modelli, mercatini, contadini, gruppi di acquisto solidale; filiera corta significa anche un raggio massimo di 50 km dal luogo di produzione al luogo di vendita.
Un’altra modalità per promuovere l’agricoltura locale è legare tradizione, storia e cultura di un prodotto, lavorare in sinergia tra vari settori, con più soggetti, comprese le istituzioni locali che dovrebbero far sì che un prodotto non resti tal qual è, ma diventi un insieme di saperi e di sapori.
Il cardine della politica agricola comunitaria, con la Riforma Fishler del 2003, è la multifunzionalità, il che significa dare a chi coltiva non solo la funzione di coltivare la mela, l’arancia, l’albicocca, ma anche quella di conciliare il proprio lavoro con l’ambiente, inserirlo nella tradizione, essere custode del paesaggio.
Ma il concetto di multifunzionalità non è stato recepito e messo in pratica dalle istituzioni, né dai cittadini. C’è poi il discorso del biologico che è un valore aggiunto utile sia al produttore sia al consumatore: fa parte di un meccanismo locale che a sua volta esercita un influsso a livello globale, come nella poetica ipotesi del matematico Edward Lorenz “può il battito d’ali di una farfalla in Brasile provocare un uragano in Texas?”.
Qual è lo stato delle aziende e cooperative locali, da un punto di vista economico?
Ovviamente la crisi colpisce tutti, e anche questo settore. Ad aggravare la situazione c’è l’incapacità di cui le parlavo degli operatori del settore di trovare giuste strategie di cooperazione.
La percezione attuale è che sempre più giovani abbandonino altre carriere per dedicarsi alle attività agricole. È una percezione corretta? E se sì, è un dato confortante o potrebbe essere un ripiego?
È da considerarsi un ripiego quando chi fa agricoltura non è al passo con i tempi e resta ancorato a pratiche del passato. Ma quando si fa un’agricoltura rispettosa del territorio, dell’ambiente, dei lavoratori, questi sono aspetti che i giovani riescono a recepire meglio.
Il ritorno dei giovani a queste attività è positivo: basti pensare alle certificazioni etiche e ambientali, esigenze alle quali le imprese avviate da giovani riescono a rispondere meglio.
Le colture più promettenti nella nostra zona continuano a essere quelle tradizionali che ha poc’anzi menzionato?
Sì. Tuttavia, occorre per certi versi tornare indietro e abbattere i costi. È impensabile oggigiorno continuare a fare viticoltura da tavola come si è fatto fino a dieci anni fa, per esempio con i tendoni. Paradossalmente in Spagna stanno valorizzando le nostre vecchie varietà, come il Cardinal, coltivandole ad alberello, in pergoletta, come facevano un tempo i nostri viticoltori, e imbustando i grappoli per la maturazione, da cui la definizione di embolsada.
Rispetto al tendone, molto costoso dal punto di vista dell’impianto, della manutenzione, dei trattamenti necessari alle colture, l’alberello comporta oneri inferiori, e benché la produzione risulti inferiore, se ne avvantaggiano non solo la qualità, ma anche il produttore che, grazie a quest’ultima, potrebbe riuscire a spuntare prezzi più alti sul mercato.
Da noi la varietà Cardinal si è persa, quindi bisognerebbe cominciare col riscoprire la biodiversità locale per valorizzarla: differenziare il proprio prodotto, mettendoci le idee, è l’obiettivo da perseguire per essere vincenti sul mercato.
Cosa ne pensa del problema Xylella?
Pare sia pericolosamente prossima alla nostra area. A tale riguardo, credo ci sia un po’ di allarmismo: non è così vicina. È indubbiamente un problema oggettivo. Esiste il batterio, la cicalina, ma credo non siano stati considerati tutti i fattori che hanno contribuito alla sua diffusione. La politica, anzi la cattiva politica, non ha tenuto conto di tutte le tesi che sono state formulate sul problema, ma ha di volta in volta considerato l’una o l’altra senza fare tesoro di una visione più complessiva.
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