Intervista allo psicologo Dott. Geremia Capriuoli
In questo periodo sospeso abbiamo tutti una molteplicità di regole da rispettare. Dobbiamo assumere comportamenti responsabili, finalizzati a circoscrivere il contagio fino a farlo morire. Resta però una grande nemica della razionalità: la paura. Abbiamo chiesto come affrontarla al Dott. Geremia Capriuoli, Psicologo, Psicoterapeuta, Consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, Dirigente Psicologo c/o la ASL BAT.

Dottor Capriuoli, come è possibile gestire lo stress da Coronavirus?
L’affacciarsi sulla scena mondiale di questo nuovo virus ha facilitato l’emergere di eventi stressogeni: alcuni, più ancestrali, legati direttamente al timore del contagio, al dolore fisico, alla paura della morte, altri legati alla nostra quotidianità come le stringenti misure di restrizione di libertà di movimento e una serie di divieti che in maniera rapida hanno condizionato fortemente i nostri comportamenti.
L’individuo mette in atto in risposta a eventi che sono valutati come nuovi, imprevisti ed eccessivi, una specifica risposta fisiologica: lo stress. Questo, in misura limitata nel tempo, attiva risorse e orienta alla soluzione dei problemi.
Quando però l’evento stressante è protratto nel tempo può causare sintomatologie fisiche e psichiche e scatenare stati di tensione, rabbia, nervosismo, ansia, tristezza, senso di impotenza. Gli strumenti per affrontare tale disagio sono accettare i nostri stati d’animo, poterli esprimere e condividere con persone affettivamente vicine.
Quando ci si sente sopraffatti da emozioni negative possiamo confrontarci con operatori esperti. L’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia e diverse Associazioni di Psicologi hanno attivato una serie di sportelli d’ascolto e di interventi per sostenere quanti sentano il bisogno di esprimere le proprie paure.
Gli psicologi aiutano le persone a comprendere e ad accettare in modo razionale anche quel che si presenta come ansia generalizzata o disagio. Avere come interlocutore un professionista è garanzia che il proprio malessere sarà compreso e accolto da personale preparato.
Nel nostro quotidiano possiamo mettere in atto misure efficaci per contrastare lo stress di questa situazione: passare del tempo insieme ai propri cari e condividere con loro delle esperienze nuove, riappropriarsi di spazi personali.
Mantenere i contatti con i propri familiari, i propri amici e colleghi di lavoro anche con telefonate, chat e messaggi è importante per superare quel senso di costrizione che le misure di contrasto al contagio ci hanno imposto. Le possibilità messe in campo dalle applicazioni e dai media sono così tante che ciascuno può trovare il canale comunicativo più adatto per sé.
Inoltre, in un momento di gradi incertezze come quello che stiamo vivendo, programmare e svolgere alcune attività in casa ci rassicura, fornisce punti fermi alla nostra giornata ed evita che la mente si focalizzi solo sull’emozione della paura.
Se da un lato l’informazione continua ci aiuta a conoscere le regole da rispettare, dall’altro può alimentare le ansie di un possibile contagio?
È importante limitare il tempo di esposizione alle informazioni, così come suggerisce l’OMS, perché la continua esposizione alle informazioni legate all’epidemia non fa altro che aumentare le nostre ansie.
Potrebbe essere sufficiente dedicare due momenti della nostra giornata per aggiornarsi sull’evolversi della epidemia. È importante usufruire di informazioni corrette che ci permettano di far fronte alla sensazione d’impotenza generatrice di ansia.
La sensazione di non poter intervenire sugli eventi per modificarli o controllarli può essere mitigata dal tenersi aggiornati sull’andamento di questa epidemia. In questo modo abbassiamo il nostro livello di ansia e ci riesce più facile concentrarci su aspetti della nostra quotidianità che possiamo gestire.
Le notizie utili sono quelle che ci vengono trasmesse in modo corretto, senza alimentare paure, né nascondere la dura realtà. I bollettini rilasciati dal Ministero della Salute, così come le informazioni date dalle principali testate giornalistiche, aiutano a mantenerci informati senza farci soccombere alla eccessiva mole di informazioni distorte.
Una raccomandazione utile è quella di verificare sempre la fonte della notizia, confrontarla con altre per non farci impressionare troppo negativamente. Sono inutili se non dannose quelle informazioni che vengono veicolate attraverso i social e per le quali non è possibile risalire a chi le ha prodotte, esse vengono spesso create ad arte per generare sensazioni di panico in chi le legge.
Come dobbiamo spiegare ai bambini il Coronavirus senza impaurirli?
È opportuno parlarne senza nascondere nulla. Bisogna però adeguare il linguaggio all’età del bambino. Accogliamo e cerchiamo di non sminuire in nessun modo le domande, i pensieri e le paure dei nostri figli.
È importante fornire loro un’informazione corretta, rassicurarli sul fatto che gli adulti stanno facendo il possibile per risolvere questa situazione. Ci sono tanti modi per affrontare con i bambini il tema dell’epidemia. Esistono diversi siti di fondazioni mediche che descrivono ai bambini, attraverso fumetti o racconti, pensati proprio per loro, cos’è il Coronavirus e come proteggersi da esso.
E’ consigliabile che i genitori leggano o guardino questo materiale insieme ai figli. In questo modo utilizzano i social media come veicolo di informazioni corrette che spiegano non solo il problema ma anche le modalità per prevenirlo ed affrontarlo.
“Torneremo ad abbracciarci tutti”. Questo è lo slogan che sentiamo continuamente. Pensa che sarà facile tornare ai normali approcci oppure questa distanza resterà un “mood” inconscio anche ad allarme terminato?
Quando il pericolo di contagio sarà notevolmente diminuito sarà necessaria una riflessione sul nostro stile di vita sia da un punto di vista culturale sia da un punto di vista sociale ed economico. L’arma vincente per combattere questo virus si è dimostrata la collettività.
Agire insieme per un intento comune, anche a costo di una notevole riduzione delle libertà individuali, ha permesso di ridurre gli effetti del contagio. Quello che accade in questi giorni ha mostrato quanto sia forte l’interdipendenza tra gli esseri umani.
È vero che questa interdipendenza ha permesso di propagare velocemente un pericolo, ma è stato l’agire comune che ha contenuto e bloccherà lo stesso pericolo. La nostra specie ha convissuto da sempre con epidemie che nel passato hanno decimato in modo drammatico le popolazioni, ma ogni volta ha saputo adattarsi e rinnovarsi per evitare il ripetersi delle epidemie. Credo che al termine di questo periodo l’importanza dell’agire comune può diventare un elemento imprescindibile di ogni azione collettiva e individuale.
Che cosa ci insegnerà il Coronavirus per il futuro?
Il Coronavirus non so. Il modo con cui lo Stato, gli Enti e i cittadini hanno messo in campo delle azioni per contrastare l’epidemia, è una lezione che terremo a mente per molto tempo. La capacità di reagire sia a livello pubblico sia a livello individuale entreranno a far parte delle nostre conoscenze.
Forse questo momento storico ci permetterà di guardare le situazioni con uno punto di vista che tenga presente anche quello degli altri. Non torneremo più nella situazione precedente alla pandemia perché adesso proviamo tutti, in prima persona, la situazione di vulnerabilità soggettiva, di impotenza individuale che ci mette a contatto con i limiti della condizione umana ma anche con la sua capacità di cooperazione, strumento imprescindibile per affrontare grandi sfide e grandi difficoltà a beneficio di tutti.
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