Anche quest’anno è giunto il momento della raccolta delle olive: un momento importante e molto atteso da agricoltori e amanti della buona tavola. Insieme alla nostra identità alimentare mediterranea, l’oro giallo per la Puglia rappresenta per antonomasia la cultura contadina, fatta di stenti, ma anche di tanta solidarietà.

Già, perché il lavoro nei campi mette a dura prova. E se non fai parte di una comunità che ti supporta e ti tutela, da solo non ce la fai. Perciò la storia delle campagne è ricca di tante pratiche comunitarie, che pongono al centro il concetto di “cura” della persona e delle cose.
I più anziani raccontano che la sera delle fredde giornate d’inverno, ci si riuniva attorno ad un braciere per scacciare via la stanchezza e rinsaldare il valore dell’amicizia, dopo la lunga giornata nei campi.
I vecchi tramandavano ai giovani le loro esperienze e i saperi dei mestieri. Non esisteva superfluo: tutto era necessario e tutti collaboravano per far fronte alle necessità di molti. L’olio da sempre è stato al centro del nostro sistema produttivo e alla base della nostra alimentazione.
Bari è la provincia più olivicola d’Europa. Sulle tavole dei pugliesi non può mancare l’olio che insaporisce e impreziosisce ogni piatto, tra i più vari nella loro peculiare diversità. Le nostre pietanze risentono di quella commistione culinaria, tipica delle terre di confine.
La Puglia, lingua di terra protesa nel Mediterraneo e facile approdo di nuove etnie da Oriente e da Meridione, è stata ed è terra di integrazione e di sperimentazione, anche in ambito enogastronomico. Perciò, la nostra alimentazione è ricca in quanto a qualità e quantità di pietanze.
Se solo dovessimo considerare i primi piatti potremmo tranquillamente annoverare pietanze di verdure, di legumi, di pesce, di carne, di pasta e verdure (ben più rari nel centro-nord) quali patate, riso e cozze, cicorie e fave, orecchiette e rape, tutti rigorosamente conditi con dell’olio extravergine d’oliva.
L’olivicoltura è stato l’asse trainante del nostro territorio e, mentre in passato si è registrato un disamoramento verso l’attività agricola, negli ultimi anni a Palo del Colle molti sono i giovani che hanno scelto il lavoro di imprenditore agricolo, grazie anche agli incentivi dell’Unione europea.
Dapprima si sono cimentati con un appezzamento di pochi ettari; poi hanno scelto di proseguire, incrementando anche la superficie terriera della loro azienda, perché la dimensione è sinonimo di sviluppo.
Le potenzialità delle colture dell’Oliarola, o Cima di Bitonto, e della Coratina – senza sottovalutare il settore vitivinicolo e quello delle mandorle -, sono state valorizzate grazie alla conoscenza di nuove tecniche innovative, alla modernizzazione delle pratiche colturali e all’aumento delle dimensioni della superficie aziendale.
Il piccolo agricoltore oggi è svantaggiato per le restrizioni delle norme INPS e ASL, tant’è che oggi molti terreni risultano abbandonati o incolti, a tutto vantaggio dell’inesorabile avanzamento della Xyella fastidiosa.
Ciò che occorrerebbe fare con urgenza è un censimento delle zone agricole in stato di abbandono, perché pare che il batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, prediliga proprio questi terreni. Sostenere l’olivicoltura e le attività produttive agricole, allora, è fondamentale per salvaguardare una civiltà che ha innervato lo sviluppo delle nostre campagne e delle nostre città.
Ancora oggi l’agricoltura è alla base di tanta parte della cultura, delle storia e dei legami sociali che costituiscono lo stigma e l’identità comunitaria di Palo del Colle.
oppure