Le attività commerciali e l’aumento dei costi energetici

di Giusy D’Agostini

Nel corso delle mie indagini ho intervistato il sig. Tommaso, responsabile del supermercato ex “Alter” situato in via Paolo Borsellino a Palo del Colle.

Come azienda il problema è stato affrontato in modo radicale, cambio nome e strategia di vendita. Il supermercato offre sempre i cosiddetti “prodotti di marca”, per soddisfare ogni tipo di clientela, affiancati comunque da prodotti a marchio unico “Decò”, che raggruppa una serie di aziende affermate in diversi settori. 

Riesce così a garantire uno standard qualitativo, regolato da rigidi disciplinari di produzione, a prezzi più bassi, con prodotti proposti che spaziano dal campo alimentare, a quello dell’igiene e della cura della persona e della casa.

Il responsabile sta raccogliendo pareri positivi da parte dei clienti che, per la prima volta si approcciano a questo marchio, sia dal punto di vista qualitativo, organolettico e di packaging che dal punto di vista del risparmio economico. Per quanto riguarda l’aumento delle bollette dell’energia elettrica riscontra un aumento del 300%, cui cerca per ora di far fronte grazie alla scelte effettuate in precedenza, ha riscontrato contrazione di consumi solo nell’acquisto della carne, la cui filiera è indipendente dalla strategia adottata.

aumento costi

Sempre all’interno della mia indagine ho intervistato il responsabile del “Laboratorio Urbano Rigenera”, il sig. Nicola Vero.

La struttura è dotata da diversi anni di pannelli solari, che in parte mitigano il caro bolletta, le luci sono a led, quindi i consumi sono inferiori, nonostante questo, la bolletta è rincarata del 400%. Questo ha influito notevolmente sulle spese, cui si cerca di far fronte con azioni immediate come accendere le luci il meno possibile, ma rimane il fatto che la cucina è a induzione, quindi i consumi elettrici non possono essere limitati. 

Si è dovuto pertanto ricorrere a un aumento, seppur contenuto, dei prodotti offerti alla clientela, già da qualche mese, a causa del forte rincaro delle materie prime. La visione lungimirante del responsabile è ricca di proposte, affinché lo spirito di aggregazione e di contenitore culturale, che da sempre anima Rigenera non venga meno, soffocato da una crisi economica che rischia di travolgere la faticosa rinascita dopo la chiusura causa Covid, di 18 mesi. Scelta personale, puntualizza Nicola, in quanto la vendita di un prodotto e l’impossibilità di consumarlo in compagnia, seduti a un tavolino, annullava lo spirito di comunità che si vuole garantire. 

Le scelte, per ridurre i costi energetici, saranno mirate anche a nuove iniziative dove lo stare insieme scalderà il corpo e l’anima, ideale universale che rispecchia ogni iniziativa che ha intrapreso Nicola Vero.

Per quanto riguarda la popolazione di Palo del Colle la situazione è abbastanza preoccupante. Secondo le informazioni fornite dalla Caritas di Palo del Colle la situazione economica delle famiglie è peggiorata dal 2020 a oggi e i piccoli aiuti elargiti dallo stato hanno soltanto dato attimi di respiro. Gli aumenti dei prezzi dei beni di prima necessità hanno portato sempre più nuclei familiari a rivolgersi a quegli enti assistenziali che forniscono alimenti. L’olio di semi, ad esempio, ha raggiunto il prezzo di quello d’oliva o i pomodori ciliegino hanno visto raddoppiare il costo finale. Per non parlare delle bollette, impossibili da pagare per chi ha un’entrata minima. Del resto tutte queste famiglie vivono in affitto e quindi con un canone di locazione da pagare. Ecco che gli sfratti aumentano e non c’è soluzione a questa situazione. Il caro bollette ha riguardato non solo il singolo cittadino, ma anche e soprattutto quelle piccole attività di quartiere che si sorreggono grazie al vicinato. Tutto aumenta, ma le entrate rimangono uguali, se non minori rispetto al passato.

Per quanto riguarda le attività produttive di Palo, ho chiesto al Sig. Giuseppe Bari, proprietario del tarallificio Biellebi, come stessero affrontando la crisi energetica attuale e il caro bollette. Mi ha riferito che il loro laboratorio è già da tempo dotato di pannelli fotovoltaici, un impianto di 42 kw che riesce a dare, nel periodo estivo, il 65%-70% dell’energia necessaria per la produzione, così per quanto riguarda la produzione dell’acqua calda sono stati installati i pannelli appositi, in modo da essere meno impattanti sul consumo del gas, dopo è stato fatto un altro impianto di 8 kw, per un totale di 50 kw. Queste scelte hanno permesso di ammortizzare i costi, ma gli ultimi aumenti hanno inciso nei costi di produzione, non tanto per l’energia elettrica quanto per il gas, in quanto è quello che si usa di più, con rincari superiori al 300%. 

I listini dei prezzi sono stati adeguati anche a causa del rincaro delle materie prime. Il grano che arriva in Italia è in gran parte ucraino e russo, e così l’olio di semi di girasole, usato insieme all’olio di oliva nel processo di produzione, proviene dall’est. Con prezzi triplicati. Si è venuto così a creare un mix di aumenti che ha costretto l’azienda ad adeguare i listini con 20 – 25% di rincari, che potenzialmente non bastano a sostenere gli aumenti riscontrati, si è proceduto con aumenti graduali e adesso si è in attesa di vedere come evolve la situazione. Per quanto riguarda la contrazione dei consumi al momento non c’è stata, forse perché la percezione generale è ancora debole, ma vedendola in prospettiva futura, con l’avvicinarsi dell’inverno, con le bollette che saranno sempre più care, e quindi i prodotti che per primi saranno scartati saranno quelli non di prima necessità, come può essere il tarallo. Essendo comunque un prodotto non costoso, l’aumento è di pochi centesimi, e il consumatore ancora non rinuncia a uno snack sano come lo è il tarallo, anche se bisogna sempre guardare le cose in prospettiva futura. Nei mesi estivi i consumi si sono rialzati, grazie anche al turismo, adesso si rilevano i primi cali che per il momento rimangono fisiologici con la fine della stagione estiva.

Il quadro che emerge dall’indagine non è confortante, gli aumenti costringono gli operatori del settore a scelte impopolari come aumentare il prezzo finale del prodotto offerto, soprattutto se non si è dotati di impianti per la produzione di energia rinnovabile. Ci auguriamo che la situazione possa migliorare a breve sia per le attività che per le singole famiglie.

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