di Simonetta Cipriani e Gianna Larosa
Fino a poco tempo fa associavamo i colori a qualcosa di bello, il rosso della passione, il giallo del sole e l’arancione dell’energia del fuoco.
Oggi hanno purtroppo assunto significati diversi. La Puglia resta in zona rossa, e sembra ancora essere l’unica soluzione in attesa che i dati della campagna vaccinale raggiungano livelli confortanti. Ma le attività commerciali a Palo del Colle stanno raschiando un fondo che appare sempre più drammatico.

La voce è corale, a partire da M. A. Corallo, Dirigente della Confesercenti e Presidente dell’Associazione Commercianti di Palo: “Recentemente abbiamo depositato una lettera al Comune di Palo chiedendo agevolazioni: l’abolizione della Tari anche per il 2021, l’abolizione della tassa sulle insegne pubblicitarie, la gratuità dell’occupazione del suolo pubblico, come da decreto ministeriale. Abbiamo chiesto agevolazioni e ristori per le palestre e per le scuole di danza. Il Comune di Palo è intervenuto sull’ultima rata della Tari, abbiamo avuto un credito d’imposta sugli affitti pagati nel periodo della pandemia, ma speriamo in qualcosa di più perché la vera crisi non è ora. Questo è l’inizio della crisi, quando usciremo dallo stato di emergenza faremo i conti con gli effettivi problemi: quando non ci sarà più il blocco dei licenziamenti, non ci sarà più cassa integrazione e non ci sarà più il contentino del governo, molte attività salteranno, soprattutto nei settori calzature e abbigliamento ed a seguire ristoranti e bar. Questa zona rossa così gestita è una pagliacciata, non stiamo facendo lo stesso lockdown dell’anno scorso, la gente fa quello che gli pare perché è stanca, le attività utilizzano i codici Ateco per poter restare aperte. A Palo i negozi chiusi sono le 4 gioiellerie, e 2 negozi di abbigliamento, e questo mi fa ridere perché gli assembramenti sono altrove, lo Stato sta spendendo tanto denaro pubblico per contentini che non servono più e invece quello che manca è il controllo associato al lockdown totale nei weekend, anche per i beni di prima necessità, come lo scorso anno, durante il quale facevamo la spesa in settimana, creando meno assembramenti”.
Dello stesso tenore S. Grittani, titolare di Xavier, negozio di abbigliamento uomo donna: “I ristori? Servono a ben poco per noi che acquistiamo le collezioni un anno prima. La nostra categoria non è protetta, si parla solo dei ristoratori, nulla contro di loro ma riescono a lavorare un po’ grazie all’asporto. Gli affitti vanno avanti, chiediamo un aiuto da enti che si interessino realmente a noi”.
Anche le attività artigianali di Palo lamentano difficoltà: “Ho ricevuto i ristori solo lo scorso anno perché la perdita attuale è del 27% e non posso accedervi. Dal Comune solo la riduzione Tari. Nessuna agevolazione sull’affitto, nessun contributo statale perché ho un’attività artigianale e non commerciale. I dipendenti sono in cassa integrazione, ma i soldi arrivano dopo mesi quindi ho anticipato io per permettere loro di sostenersi”.
La situazione non è molto differente per i bar: “Abbiamo ricevuto i ristori in 2 tranches ma diciamo che la tempestività non è stata un punto di forza. Il Comune non ci ha fornito agevolazioni. Gli affitti sono stati agevolati solo nella chiusura del primo lockdown. Non vogliamo soldi in regalo, servirebbe un aiuto finanziario dalle banche. Abbiamo bisogno di liquidità, dobbiamo pagare i dipendenti che lavorano e anticipare la cassa integrazione a quelli che non la prendono da novembre”.
Le scuole di danza e le palestre hanno spento le luci da mesi, come racconta G. Pellegrino di Giselle: “Abbiamo ricevuto i ristori ma da gennaio nessun sostegno. Gli affitti, nonostante la sensibilità del proprietario, vanno comunque avanti. Faccio lezioni online per assicurare continuità allo studio dei ragazzi, ho provato a dare lezioni a parco Auricarro, ma a seguito dell’ordinanza del Sindaco ho dovuto interrompere il tutto, nonostante le scuole calcio continuavano gli allenamenti”.
La sua voce si sovrappone a quella di D. Lopez, di Orodance: “ I ristori sono arrivati, il Comune non ci ha fornito agevolazioni, ho chiesto tanto in passato ora sono stanca e credo che avrebbe potuto fare di più per tutte le associazioni che danno il loro contributo al paese. Io capisco la situazione, ma sono a favore di una linea dura ed uguale per tutti oggi, per poter riaprire tutti insieme domani. Vorrei più coerenza nella gestione degli spazi comunali, noi associazioni abbiamo rapporti di stima reciproca e civile rispetto, ma il Comune deve gestire meglio le strutture in affitto”.
Battuta d’arresto anche per i parrucchieri: “Dal Governo non abbiamo ricevuto nulla, il Comune di Palo ha ridotto l’ultima rata Tari, gli affitti non sono stati né sospesi né ridotti e i nostri dipendenti sono in cassa integrazione. Chiediamo al Comune di spingere sulla campagna di vaccinazione per tutti, prima della riapertura”.
A tutto questo disagio si aggiunge quello dei centri estetici, luoghi dove l’assembramento è improbabile, in quanto il lavoro è organizzato su appuntamento, a prescindere dalla pandemia.
I negozi di prossimità non sono forti del supporto di cui possono godere le grandi strutture commerciali, sono piccole e medie imprese che nei loro progetti hanno investito risparmi, risorse e sacrifici. C’è da augurarsi che resti intatta almeno la speranza.
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