Il teatro costituisce quella zona franca dove, come recitava Gigi Proietti, «tutto è finto ma niente è falso». In questa intervista Michele Cuonzo, attore e regista teatrale da sempre attivo sul territorio palese, ripercorre gli eventi che hanno consolidato il suo profondo legame con il palcoscenico, indicandoci gli autori che lo hanno ispirato, le difficoltà del mestiere, la via da percorrere per calcare la scena.

Il 2025 è un anno importante per te perché celebri trentacinque anni di attività. Come ti sei avvicinato a questo mondo?
Mi sono avvicinato al teatro quasi per caso. Nel ‘90, di ritorno dal militare, un’amica con cui avevo condiviso al liceo di Ruvo la messa in scena dei “Trettrè” mi propose di prendere parte all’allestimento della commedia napoletana “’O scarfalietto”. Da lì, tra ‘91 e ‘92, iniziai a collaborare con Vittorio Bari al montaggio del vaudeville “Niente da dichiarare” e a quello della commedia di Eduardo de Filippo “Sabato, domenica e lunedì”. La svolta vera e propria, però, c’è stata quando nel ‘99 approdai al CUTAMC (Centro Universitario per il Teatro, le Arti visive, la Musica e il Cinema), all’epoca diretto dai docenti Ugo Rubini e Grazia Distaso, incuriosito dalle selezioni per un laboratorio teatrale che si teneva durante l’anno accademico. Essere stato scelto in via del tutto eccezionale è un’altra bella casualità che mi ha permesso di studiare e amare quest’arte fino a farne una professione.
Qual è stato il primo ruolo che hai interpretato e quanto ha inciso sulla tua formazione di attore?
Il primo ruolo che ho portato in scena è quello del custode del teatro in cui è ambientato il secondo atto della commedia “’O scarfalietto”. Nel terzo atto della stessa commedia interpretavo, poi, il giudice nella causa dei due giovani sposi protagonisti, decisi a separarsi proprio a causa di uno scaldino da letto. Ma questi non hanno inciso sulla mia formazione tanto quanto l’attività svolta durante la terza annualità al CUTAMC ne “Il convitato di pietra”, sotto la regia di Paolo Panaro e Paola Martelli.
Ti è mai capitato di non riuscire a toglierti di dosso “le vesti” di un personaggio?
No, non mi è mai capitato ma c’è un personaggio a me caro che presento spesso ai provini. È il primo personaggio che ho interpretato da professionista. Si tratta di un ‘cuntastorie’ siciliano tratto dal testo di un Anonimo siciliano.
C’è una pièce o un attore che ti ha segnato particolarmente?
Primo tra tutti il commediografo Neil Simon, per la verve e la comicità dei suoi testi. All’epoca di un mio viaggio in America e in Canada mi sono imbattuto in una sua pièce, “Rumors”, che ho deciso di tradurre e mettere in scena. Altrettanto importante per me è il teatro brillante di Ray Cooney popolato da paradossi e situazioni esilaranti, come in “Taxi a due piazze” di cui ho curato un sequel, “Intrappolato nella rete”. Ma potrei continuare ancora, con il metateatro di Michael Frayn in “Rumori fuori scena”, che racconta le difficoltà di una sgangherata compagnia teatrale nel mettere in scena uno spettacolo, fino al teatro impegnato di Victor von Kleist in “Michael Kohlhaas”.
Quanta importanza riveste l’interazione con il pubblico durante un’esibizione teatrale?
Moltissima. Oserei dire che senza il pubblico non esiste l’attore e questo anche nel caso in cui l’interazione non è diretta. Il pubblico è fondamentale nel teatro: un attore che si rispetti lo “avverte”, lo ascolta a sua volta ma allo stesso tempo dev’essere in grado di non lasciarsi influenzare completamente da esso.
Cosa diresti a chi vorrebbe accostarsi al teatro?
Direi che deve amare davvero questa professione, al di là di chi non crede nelle sue potenzialità. Il teatro non è un passatempo, ma un impegno. È sacrificio, dedizione, investimento della propria persona per un’arte che richiede ore e ore di studio. Consiglierei anche un primo approccio alla lettura espressiva e al teatro degli anni Cinquanta, quello di Totò, Eduardo De Filippo e Nino Taranto, per intenderci.
Chiusa la stagione invernale dei reading teatrali presso la Biblioteca Giuliani, quali sono i tuoi progetti futuri?
Terrò, come sempre, dei laboratori teatrali rivolti agli studenti delle scuole superiori per la preparazione degli spettacoli di fine anno, in particolare alle quarte e alle quinte di Bitonto e Altamura. Inoltre, dopo aver mosso i primi passi come attore cinematografico nel 2022 in “Palazzina Laf” di Michele Riondino, il 23 febbraio 2025 comparirò nella prima puntata di “Imma Tataranni 4”. A marzo, invece, sarò impegnato in uno spettacolo teatrale ancora in fase di definizione.
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