FUORILUOGO

di Franco Taldone

Sabato sera. In quell’antro di vita attiva che è la casa di “Officina d’Arte” a Bitetto, dove si fa teatro sociale per la cura dell’alchimista Vito Dalò, incontro, insieme a Vito, Giorgio Gatti. Appasionato ricercatore di storia e genealogia della città di Bitetto, coautore, insieme a Gregory De Santis, del libro “Genealogy of Bitetto, Italy and the Surrounding Area”, che raccoglie curiosità su oltre 600 persone che hanno vissuto a Bitetto e dintorni tra il 1793 e il 2002, Giorgio è stato responsabile dei dati demografici per Bitetto e i paesi limitrofi. Ha inoltre scritto un libro sulla storia “viaria” di Bitetto, “Bitetto, la storia attraverso le strade”, in cui, con diligenza filologica, scava nella toponomastica della città. “Oggi – precisa subito Giorgio – dopo il decreto del maggio dell’89, la responsabilità della  toponomastica è tutta affidata alle Giunte, anche se delle intitolazioni delle strade si occupa, in realtà, il funzionario del settore demografico: le richieste delle denominazioni, in ultima istanza, sono affidate alla competenza e alla sensibilità del funzionario. Un ricordo, tra i tanti, risale a quando, subito dopo la morte di Papa Wojtyła, anticipai la richiesta formale di intitolare la piazza antistante la Chiesa Madre di San Michele al pontefice che era appena scomparso. La toponomastica io la sento come una contromisura all’anonimato, alla damnatio memoriae, per questo ho sentito il bisogno scrivere un libro che raccogliesse i riferimenti storici delle denominazioni”. Acheronta movebo? “Già – osserva Vito -, dopo la caduta del regime fascista in Italia, la toponomastica è cambiata  per quanto riguarda i nomi di strade, piazze e città che erano stati modificati o intitolati a figure del regime. Ed è significativo che nello stradario ricostruito da Giorgio si trovi soltanto una via intitolata ad una figura femminile, Anna Frank”. Allora, la toponomastica non è soltanto nomi e frasi, ma anche enunciati, memoria “influenzata dai fenomeni antropici”, come recita la sua definizione cartografica.”Come no, ricorda Giorgio, ho dovuto forzare non poco per intitolare quella piccola strada alla giovane ebrea morta in un campo di concentramento”. La memoria toponomastica, che sembra dimessa, è in realtà stratificata, profonda, fa segno all’oblio, serve a ricordare che dimentichiamo, a dirla con Cacciari. “È così – postilla Giorgio: uno sguardo appena attento, non distratto, alla toponomastica come l’ho districata nel mio libro, ti fa capire come mai si sia approdati alla Medaglia d’oro al merito civile per la Resistenza bitettese”. 

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