“La parola all’esperto” di Giuseppe Cafaro

Prof. Giuseppe Cafaro, docente presso il Politecnico di Bari, formatore per il Comitato Elettrotecnico Italiano

La questione energetica in Europa, e soprattutto in Italia, non nasce oggi. Si rammenti che subito dopo la seconda guerra mondiale, i cui esiti furono determinati anche dalla disponibilità energetica, le più lungimiranti nazioni Europee, tra cui l’Italia di De Gasperi, comprese che la ripresa economica poteva partire in maniera prepotente solo in presenza delle materie prime tipiche della ricostruzione: il Carbone e l’Acciaio. Così fu costituita la CECA che metteva in comune tra gli stati aderenti la produzione di queste essenziali materie prime.

Riconoscendo, inoltre, la necessità di ridurre, o addirittura eliminare, la dipendenza energetica dell’Europa fu costituito l’EURATOM che vedeva nell’energia nucleare la strada più efficace ed immediata per raggiungere l’autonomia continentale. A questo deficit continentale si sono aggiunti nel tempo due consapevolezze importanti: la limitata disponibilità nel tempo delle fonti energetiche fossili e localizzazione delle stesse in alcune aree del mondo da sempre, per questo motivo, soggette a tensioni geopolitiche che rendono costose o indisponibili tali energie primarie (Gas, Petrolio, Carbone). A questo si aggiunga che la produzione e l’utilizzo dell’energia è il settore che ha il più grande impatto sul degrado ambientale.

pale eoliche

Col passare degli anni la comunità internazionale ha preso atto di questo stato cose, diventato drammatico con la guerra in Ucraina.

Quindi il problema non è nuovo è la soluzione, soprattutto in Italia, è stata sempre rinviata mettendo la testa sotto la sabbia.

Allora lo Stato si deve porre alcune domande strategiche. Quali sono le quantità maggiori di energie primarie disponibili? Dove sono localizzate geograficamente? Siamo in possesso delle tecnologie per le trasformazioni dell’energia primaria in energia elettrica? Siamo in possesso delle materie prime e dei processi per fruire di tali tecnologie? L’unica fonte energetica che risponderebbe positivamente a tutto è il vento, seguita dall’idrogeno. Per il foto voltaico, che sfrutterebbe la più ampia e diffusa sorgente di energia primaria, qualche problema esiste sull’acquisizione di materie prime per la produzione dei pannelli. Ma chi legge obbietta, giustamente, che la bolletta pesantissima arriva domani: che posso fare?

E’ ovvio che la risposta immediata può arrivare solo dal settore pubblico che deve cercare di stornare agli utenti il maggior introito che deriva proprio dagli aumenti dei costi energetici, aumenti che favoriscono sia i produttori e venditori di energia che lo Stato stesso.

Ma strategicamente questo sussidio non solo non basta ma è, di fatto pagato dagli stessi cittadini tramite le tassazioni sull’energia ed il suo costo stesso. Allora bisogna attivare un circolo virtuoso che metta al primo posto due elementi: l’autoproduzione di energia (elettrica soprattutto) e la maggiore efficienza nel trasporto ed utilizzo dell’energia elettrica, posto che questa tende a diventare l’utilizzo finale più diffuso.

Ai cittadini privati va raccomandato un utilizzo virtuoso dell’energia con comportamenti adeguati i cui suggerimenti oggi si sprecano su Internet e dall’altra devono attrezzarsi per autoprodurre energia, anche costituendo le comunità energetiche oramai consentite dalle direttive europee dalle leggi nazionali, e dai regolamenti recentemente emessi dall’Autorità (ARERA).

In ambito industriale/Commerciale bisogna procedere per tutte le utenze, qualunque sia il livello degli utilizzi energetici, nella dotazione un sistema di gestione dell’energia conforme alle norme UNI EN 50001, tenendo conto che vi sono forme di finanziamento ed incentivazione per gli interventi in tal campo. Ovviamente è opportuno che lo Stato e le Regioni adeguino o prolunghino tale forme di finanziamento supportando l’installazione di sistemi di monitoraggio, controllo e gestione dei flussi energetici e rilancino l’autoproduzione di energia anche incentivando l’uso del GPL  al posto del gas metano, i cui costi portano a spegnere i cogeneratori e trigeneratori installati negli ultimi anni ed ancora soggetti a rate di leasing. Spesso tali installazioni hanno goduto di finanziamenti pubblici resi inutili dai recenti aumenti. Un ulteriore intervento pubblico consentirebbe il recupero operativo degli investimenti già effettuati.

L’amministrazione Pubblica aveva un obbiettivo di adeguamento della proprietà edilizia in una certa percentuale annua. E’ il caso di fare un check sul rispetto di un calendario già fissato, con un controllo gerarchicamente più rigido da parte delle Regioni sui Comuni e dello Stato sulle Regioni. Intanto comunque il personale dell’amministrazione pubblica andrebbe richiamato, con note di indirizzo preciso su quel comportamento virtuoso che può sopperire provvisoriamente alla mancanza di sistemi di rilevazione e controllo dei consumi. Poi l’Amministrazione Pubblica dovrebbe completare gli adeguamenti energetici sulla Pubblica Illuminazione, sul sistema semaforico, sugli impianti cimiteriali, sulle colonnine di ricarica alimentate, nei parcheggi pubblici e privati, da impianti fotovoltaici.

Tutto ciò giusto per invertire una tendenza alla ottimizzazione ed efficienza dei consumi.

Qual è il futuro energetico?

Credo che la risposta sia sinteticamente rappresentabile da queste affermazioni:

  • Vento, idrogeno, sole;
  • Differenziare gli approvvigionamenti energetici sia per tipologia che per provenienza geografica;
  • Discutere senza pregiudizi sul nucleare con particolare attenzione alla fusione nucleare;
  • Ogni utente energetico deve diventare prosumer cioè deve  produrre energia che utilizzerà a kilometro zero diventando contemporaneamente produttore e consumatore;
  • Sistemi di accumulo si devono associare a sistemi di autoproduzione per consentire anche il funzionamento in isola, cioè distaccati dalla rete elettrica pubblica.
  • Diffusione delle comunità energetiche che vedano più utenti mettere in comune le risorse di produzione e la regolazione del carico elettrico ai fini della continuità del servziio e di una migliore efficienza energetica;
  • Efficienza energetica obbligatoria nell’interesse individuale e collettivo.

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