Una telefonata di sabato sera con Augusto Ponzio è come la compagnia, citando il suo amato Barthes, di un “testo di piacere”, che è tale solo perché è interessante. Di San Pietro Vernotico, filosofo del linguaggio, riferimento indispensabile per chi si interessa di semiotica, da lui rinominata “semio-etica”, per il fondamento etico su cui fa poggiare qualsiasi convenzione codificata di segni, compresa quella strettamente linguistica. Una rivoluzione copernicana ancora poco avvertita.
– Hai scritto in un dialogo a più voci pubblicato quattro anni fa: “Non è vero che i ragazzi non comunicano. Comunicano perfettamente secondo ciò che nell’attuale è mondo della comunicazione, e le loro soddisfazioni o frustrazioni sono relative a questo mondo così come è stato costruito e come attualmente funziona. I loro stereotipi sono i nostri stereotipi, le loro mete sono le nostre mete, i loro metri di valutazione sono i nostri metri di valutazione, il loro mondo è il nostro mondo in cui “ciascuno per sé”, in cui la scuola e l’università, sempre più funzionali al cosiddetto “mercato del lavoro”, producono, come diceva Hannah Arendt, “lavoristi senza lavoro”.
– La speranza è nel rapporto unico a unico, in cui sei “privato” – questo credo sia il senso vero di questa parola intesa in correlazione a “pubblico” – di ogni identità: di genere, di ruolo, di appartenenza. I mezzi social, invece, sono trappole identitarie: vi faccio vedere io che cosa sono capace di fare!
– Come si apprende questo rapporto unico a unico?
– Che ne avremmo saputo noi di come è veramente, momento per momento, salire fino al settimo cielo guardando negli occhi la donna amata, se non ce lo avesse detto Dante? E che cos’è veramente amare un amico, senza essere omosessuali, fino a fargli un prestito indebitandosi con il peggiore degli usurai, se non ce lo avesse detto Shakespeare? E come può essere il primo amore nell’immaginario adolescenziale se non ne avesse scritto Leopardi nel suo diario? Che ne avremmo saputo noi di una dipartita in cui lei rinvia il bacio dell’addio a quando lui fosse andato a trovarla e poi, tornata in patria, muore e lui che ora lo sa scrive che lo vuole quel bacio, che la sua promessa vale, se non ce lo avesse detto Puskin? La scrittura letteraria e solo la scrittura letteraria può aiutarci a saperne di questi rapporti di unico a unico, tra incomparabili, tra insostituibili.

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