Parlare della gioventù e della loro condizione è un tema complesso. Ogni genitrice si avvicina verso le proprie figlie o figli adolescenti in un misto di protettività e preoccupazione. La ragione fondamentale è che oggi gli adulti guardiamo al futuro con timore. Impossibile pensare che questo stato d’animo non si trasferisca anche verso la prole.

L’adolescenza di per sé è una stagione incerta perché il corpo è in trasformazione e per le ragazze questa evoluzione è ancora più marcata. A questo si aggiunge la precarietà del mondo dei grandi e il vissuto di una pandemia nel biennio 2020-2021. Accentuato nel 2022 con l’inizio, alle porte dell’est Europa, della guerra di aggressione della Russai verso l’Ucraina. Il 2023 si è concluso con il riesplodere del conflitto israelo-palestinese.
I giovani guardano al futuro come una minaccia secondo il filosofo argentino Miguel Benasayag. Lo ricorda il collega Umberto Galimberti nel suo libro La condizione giovanile nell’età del nichilism, il quale cerca di sfumare il termine parlando di imprevedibilità.
Mentre le famiglie si allarmano e la scuola si adagia sul nozionismo, le gioventù diventano l’oggetto del mercato. La pubblicità li forma attraverso i messaggi veicolati da tutte le piattaforme multimediali per trascinarli nel campo dell’evasione dalla realtà attraverso il consumo.
Se per i giovani il passato non esiste e il futuro è, nella migliore delle ipotesi, impensabile non resta che il presente da vivere con intensità.
Le esperienze che vivono, come per qualsiasi essere umano, sono sempre una prima volta. Questo porta a una fatale impreparazione. Ma non solo. L’educazione che hanno avuto e continua ad essere impartita manca dell’attenzione verso l’intelligenza emotiva. Quella capacità di distinguere emozioni e sentimenti. Se l’emozione è istinto il sentimento definisce l’individualità.
Le ragazze e i ragazzi di Palo del Colle che si incontrano nelle aree verdi o vicino a un distributore di bibite esprimo le loro incertezze con prudenza. Oscillano tra il tentativo di apparire sicure, ma i loro silenzi e gli sguardi che tra loro si scambiano rendono evidente inevitabile insicurezza.
Per loro la famiglia è sempre il porto sicuro, ma viene condivisa dall’importanza sempre crescente delle amicizie. Non fa una grossa differenza nei rapporti amicali la sessualità nei giovani d’oggi, l’importante è la capacità di ascolto e dialogo che si instaura. La musica è la colonna sonora della loro amicizia, si scambiano idoli e canzoni perché, come le idee, si aggiungono sempre e non si sottraggono mai.
Resta la difficoltà di far evolvere un rapporto verso aspetti più profondi della propria personalità in definizione, parlare delle proprie inquietudini non lo trovano facile. Perché fondamentalmente si teme il giudizio altrui. La delusione che ne potrebbe scaturire e l’imbarazzo che resterebbe. Quando si riescono a superare queste barriere si hanno rapporti di amicizia e familiari consolidati.
Trovano irritante l’incapacità degli adulti di mettersi in discussione, notano in continuazione, come un ritornello, i paragoni con un passato che non conoscono. Sono convinti che a volte i genitori chiedono notizie sul loro vissuto ma in realtà sono molto distratti a causa dell’utilizzo incontrollato dei portatili (la stessa accusa imputata a loro degli adulti). Ma questo non intacca la loro fiducia nei genitori, sono consapevoli che si preoccupano del loro futuro ed in questa confidenza ottengono una autonomia che ragazze e ragazzi reclamano.
Della scuola apprezzano il sempre maggiore utilizzo tecnologico negli anni post pandemia, ma si accorgono che questa eredità ha portato un aumento delle difficoltà nella socializzazione. Malgrado tutto esprimono positività guardando al futuro, sicuramente appartiene a loro anche se è difficile dire se mascherano le loro incertezze.
Torno al libro di Umberto Galimberti, il titolo associa alla condizione giovanile lo stato d’animo del nichilismo. Friedrich Nietzsche lo inquadra quando avviene la svalutazione dei valori supremi in quanto manca la risposta ai perché. Senza queste risposte viene meno lo scopo della vita.
Nell’età del cambiamento adolescenziale, quando si dismette la fanciullezza e ci si avvia ad un nuovo processo di crescita le ragazze e i ragazzi possono incontrare un periodo di crisi. Non bisogna pensare, come genitori, che questo possa avvenire ma invece occorre prepararsi e preparare a questi cambiamenti.
Il filosofo ottantenne indica dei comportamenti familiari da assumere: «perché questa mania che i genitori debbano diventare amici dei figli? I genitori devono rappresentare in qualche modo la legge, le regole, certo con una certa capacità di porgerle».
Dalla famiglia alla scuola il passo è breve: «la scuola italiana istruisce non educa. L’istruzione è un passaggio di contenuti mentali mentre educare significa individuare da che tipo di intelligenza i vari studenti partono, c’è quella logico-matematica, artistica, musicale, psicologica, sportiva. Per questo il filosofo indica come le classi dovrebbero essere meno numerose perché con 15 persone si può istruire ed educare ma con 30 quest’ultima pratica è impossibile».
Per concludere la condizione giovanile riguarda tutti, ma per raggiungere l’obiettivo occorre che il mondo degli adulti smetta di guardarli con i valori e gli obiettivi a loro inculcati e si dispongano in modo accogliete al mutante mondo adolescenziale.
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