Andrea Gargiulo, titolare della cattedra di Formazione corale presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, è referente di “El Sistema Abreu” in Puglia e direttore artistico dell’associazione “MusicaInGioco”.
D: Andrea, hai dedicato e dedichi molte energie alla pratica e all’insegnamento del metodo Abreu. Di che che cosa si tratta?
R: Premesso che “El Sistema Abreu” non è un metodo didattico ma una filosofia di pensiero, e quindi direi una cornice pedagogica, che il maestro Abreu, venezuelano, enunciò ribadendo il diritto alla musica per tutti, dobbiamo distinguere tra l’applicazione venezuelana e i metodi ispirati a quella pedagogia. Abreu chiedeva di permettere al bambino di approcciare da subito lo strumento in orchestra permettendo così di vivere un’esperienza gratificante che avrebbe indotto delle autoregolazioni e apprendimento tra pari. La “piramide capovolta”, cioè l’orchestra non come punto d’arrivo, ma utilizzata come principio metodologico con lo studio di materiale musicale ‘vivo’, apprendimento esperienziale e approccio socio-costruttivista. Un genitore che vuole che il figlio sviluppi senso critico, attenzione ai pari e ai processi piuttosto che alle pratiche, dovrebbe indirizzare il proprio figlio verso questo approccio, in particolare l’approccio didattico reticolare che, anche grazie a “MusicaInGioco”, l’associazione che dirigo artisticamente, si sta diffondendo sempre di più in Italia.
D: La tua testimonianza nella Fondazione Vittorio Bari.
R: La collaborazione con la Fondazione Vittorio Bari è stata molto intensa e ha permesso la creazione dell’orchestra sociale gratuita “MusicaInGioco-Vittorio Bari”, che negli anni ha coinvolto centinaia di bambini di Palo del Colle, a partire dal 2013 fino al COVID che purtroppo ha segnato un interruzione delle attività. Dopo la ripresa, in realtà, la fondazione si è orientata sulla promozione di attività artistiche e culturali professionali e le attività di orchestra gratuita si sono interrotte.
D: Secondo un fine interprete contemporaneo, Agostino d’Ippona, nel suo arduo dialogo “De musica”, sostiene che la musica, basandosi su accentus e concentus, battere e levare, è il modo originario delle cose, a cui la danza del cuore risponde. Le scuole di musica di un paese, secondo te, potrebbero dare un piccolo (grande) contributo al recupero di quel “modus” agostiniano?
R: Le scuole di musica, dove non perseguano la visibilità, la spettacolarizzazione della musica e l’idea dell’esaltazione del talento, potrebbero avere un ruolo fondamentale nell’educazione alla socialità, all’empatia e allo sviluppo dello spirito critico. Spesso assistiamo, per mere ragione di marketing, alla promozione della competizione estrema e dell’idea che solo per alcuni, quelli più talentuosi, valga la pena intraprendere un percorso di studi musicali. Io continuo a credere, come ben diceva Abreu, che la musica sia un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.

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