Il progetto “Palo da scoprire”, ideato dalla Libera Università “Domenico Guaccero”, è alla sua seconda edizione e si propone, con una serie di incontri gestiti da esperti del settore, di aiutare a conoscere e apprezzare il patrimonio materiale e immateriale del paese, per ritrovare le nostre radici e valorizzare il suo bagaglio culturale e artistico riportandolo alla memoria.

- Come nasce il progetto “Palo da scoprire”, cosa vi ha spinto alla sua creazione?
“Da sempre eravamo convinti che le bellezze del paese, e del sud in generale, andassero valorizzate, perché ci siamo resi conto che Palo aveva molto da offrire dal punto di vista storico – culturale, ma che, iniziando dai suoi stessi abitanti, tali bellezze fossero poco conosciute e quindi scarsamente prese in considerazione. Ne ebbi la conferma quando vennero a Palo delle persone per partecipare ad un evento, rimasero sbalorditi dalla bellezza di Piazza Santa Croce e mi chiesero perché la tenevamo nascosta. In effetti non avevano tutti i torti, ci rendemmo conto che valorizzare i beni del paese avrebbe richiesto tempo e pazienza, significato impegnarci in tanti nella ricerca delle informazioni, diffonderle agli altri. Il nostro impegno nella riscoperta dei valori di Palo, farli conoscere alle persone e farle innamorare del loro paese, ha coinvolto anche l’Amministrazione Comunale che si è offerta di cofinanziare il progetto, L’interesse della gente agli eventi ci ripaga del lavoro che stiamo facendo ogni giorno, anche grazie all’aiuto della coordinatrice Dottoressa Laura Pace.”
- Gli incontri spaziano dai beni materiali, come le chiese presenti sul territorio, alle tradizioni che ancora fanno parte della vita del paese. Quali fonti sono state consultate per fornire la miglior veridicità storica ai cittadini?
“Alcuni nostri incontri si svolgono nella Sala riunioni del Comune o direttamente nei luoghi oggetto di studio, come le chiese presenti nel territorio. Anche le piazze e le strade sono i luoghi che offrono ai cittadini nuove meravigliose scoperte, riteniamo che vedere dal vivo ciò di cui si parla sia una fonte diretta di conoscenza e uno dei modi migliori per coinvolgere le persone. Ogni relatore ha le sue fonti storiche, principalmente gli Archivi di Stato di Bari e Napoli e l’Archivio diocesano. Ultimamente anche alcuni privati hanno messo a disposizione opere e documenti antichi conservati in casa e a volte dimenticati. Questo ci ha molto rallegrato, in quanto significa che il nostro lavoro sta dando i suoi frutti.”
- La partecipazione dei cittadini agli eventi è molto sentita. Quanto interesse ha suscitato nei giovani la ricerca delle proprie radici e la scoperta delle bellezze nascoste di Palo?
“Purtroppo la platea dei partecipanti vede poco la presenza dei giovani, contiamo di approfondire questo aspetto con incontri mirati, sia come orari più consoni ai loro impegni, sia con attività, come dei corsi di formazione, che coinvolgano le scuole e l’Università, anche con eventuali crediti formativi. Siamo solo alla seconda edizione e tutto è iniziato come un divenire nel tempo, piano piano contiamo di raggiungere anche questo obiettivo: la compartecipazione dei giovani e dei ragazzi, perché Palo deve essere amata e valorizzata soprattutto dalle nuove generazioni”
- Il nostro Archivio storico non è al momento consultabile. Ritenete che una sua maggior fruibilità possa stimolare ulteriori ricerche e approfondimenti anche da parte di una popolazione giovane?
“Il nostro Archivio storico ha subito un lungo periodo di abbandono ed è tuttora non consultabile, in quanto manca una sua catalogazione e soprattutto la sua necessaria digitalizzazione, per una buona consultazione da parte delle persone che intendono studiare il nostro passato. Speriamo in una eventuale collaborazione con l’Università di Bari per dei lavori di tesi che portino alla sua catalogazione e completa fruibilità, in tutta sicurezza per i fragili documenti, affinché Palo sia da scoprire e apprezzare ogni giorno”
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