La forza delle donne. Il titolo del nostro numero può apparire un miraggio quando quella forza deve riemergere dopo aver subìto violenza. Perché quando la violenza non finisce in tragedia, le donne si ritrovano comunque a dover ricucire i drammatici strappi dovuti all’isolamento forzato, alle condizioni economiche precarie, alla paura di non farcela a ritrovare una nuova consapevolezza di sé come donne e come madri.
I C.A.V svolgono un lavoro di prevenzione, assistenza e protezione delle donne vittime di violenza, aiutandole a ricostruire le proprie esistenze.

Kilometrozero ha chiesto all’ Associazione Giraffa Onlus Bari di approfondire insieme le dinamiche di questa missione importante:
Conflitto e violenza. Quali sono le linee di confine per riconoscere la differenza tra le due situazioni?
Distinguere le due situazioni non è complicato per una operatrice formata, poiché si può parlare di conflitto laddove siamo di fronte ad una situazione di parità tra due coniugi che confliggono; siamo di fronte ad una situazione di violenza laddove vi è una disparità del potere agito, al 99% maschile, che produce violenza ai danni della donna.
La violenza sulle donne scaturisce sempre da situazioni di violenza precedentemente vissute dall’uomo violento?
È difficile un’affermazione di tale natura. A volte siamo di fronte a uomini che hanno imparato una modalità ed un linguaggio violento perché vittime di violenza assistita ma nella maggior parte dei casi è il frutto di una mentalità patriarcale, in virtù della quale la donna è ridotta ad una mercificazione, non ha potere, non è autodeterminata, anche perché le viene impedito tutto ciò. Prima questa situazione veniva accettata dalle donne perché vigeva il principio in virtù del quale “la polvere” andava nascosta sotto il tappeto per mantenere unito il nucleo familiare, ma finalmente le cose sono cambiate perché le donne hanno compreso che interrompere gli agiti violenti è importante soprattutto se vi sono figli che è necessario sottrarre alla violenza assistita.
In questi casi è necessario che la donna si rivolga al 1522, gratuito, che la mette in contatto con il C.A.V. più vicino al fine di interrompere la relazione d’aiuto ed iniziare il percorso di fuoriuscita dalla violenza.
Il vostro intervento avviene solo su richiesta di aiuto oppure cercate fonti di informazione sociale per prevenire situazioni violente?
L’intervento di tutti i C.A.V. avviene solo su richiesta perché è importante che le donne si autodeterminino ad interrompere il circuito della violenza. Organizziamo eventi per la cittadinanza, per far comprendere come decodificare gli agiti violenti e per far comprendere che quello che potrebbe essere ritenuto un gesto insignificante in realtà è l’ingresso di una situazione violenta, tipo strattonamenti, impedire di uscire, controllo del cellulare. Organizziamo giornalmente eventi nelle scuole, per far emergere situazioni di violenza assistita che altrimenti non emergerebbero e lo facciamo solo con operatrici altamente formate, per evitare di creare situazioni confuse e dare segnali contrastanti creando vittimizzazioni secondarie.
Come si sviluppa il vostro intervento, con quali strumenti di tutela?
Accogliamo le donne sulla base di un rapporto di reciprocità e fondato sul genere, con un atteggiamento non giudicante. La donna viene ascoltata da una psicologa se ha la necessità di iniziare un percorso di natura psicologica, viene indirizzata ad un avvocata se ha necessità di assistenza legale. Laddove, a seguito della valutazione del rischio effettuata con l’equipe del C.A.V., risulti essere presente un rischio molto alto, la donna viene collocata in una struttura protetta. In casi più lievi ma che necessitano di allontanamento, la donna viene collocata in una struttura di semi autonomia, dove può fare percorsi di formazione professionalizzante per giungere ad un inserimento socio lavorativo.
Cosa chiedereste alle istituzioni per aiutarvi a svolgere meglio il vostro lavoro?
La Regione Puglia è una regione che è avanti su questa tematica. Si è dotata di una legge, la n. 29/2014, che copre tutti gli ambiti territoriali con la presenza dei C.A.V.
Tuttavia forse bisognerebbe avere più risorse sulla prevenzione in modo che sia continua, investire sull’inserimento lavorativo e rafforzare le azioni dei C.A.V.
Ci sono periodi di maggiore manifestazione di comportamenti violenti?
I periodi in cui la violenza si acuisce sono quelli in cui le coppie vivono più a lungo vicine: ferie, vacanze natalizie e pasquali e, da ultimo, il lungo periodo pandemico che ha portato ad un incremento degli agiti violenti maschili ai danni delle donne.
Come si finanzia un C.A.V., ricevete sostegni economici?
I C.A.V. ricevono un finanziamento pubblico dopo aver partecipato a dei bandi. La Regione Puglia ha deciso di dar vita insieme ai C.A.V. a dei seminari universitari, inseriti nei saperi trasversali, al fine di raggiungere quanti più studenti possibile. L’aspetto innovativo di questi seminari consiste proprio nel coinvolgimento delle operatrici dei C.A.V. che orientano con i docenti i bisogni del momento.
Questa best pratice, assolutamente prima in Italia, è stata inaugurata ieri alla presenza della Direttrice Istat Linda Laura Sabbadini.
L’antropologa messicana Marcela Lagarde, definisce il femminicidio:
“La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine che comportano l’impunità tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa”.
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