In questo numero di KilometroZero abbiamo avuto la fortuna di incontrare Marco Cappato, noto politico e attivista civico, esponente dei Radicali italiani, tesoriere dell’Associazione “Luca Coscioni”, due volte parlamentare europeo, consigliere comunale della città di Milano, promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale, recentemente salito agli onori delle cronache per la decisione della corte costituzionale sul caso DjFabo.

Partiamo proprio da qui: in Italia oggi, grazie a te, aiutare a morire non è più reato. Un esempio virtuoso di disobbedienza civile che, partendo dalla raccolta di milioni di firme e dalla conseguente presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare (ad oggi ancora inascoltata) è arrivata a conclusione con la recente sentenza della corte costituzionale. Sei soddisfatto del risultato raggiunto o proseguirai con le azioni di disobbedienza civile?
Purtroppo, a differenza dei normali cittadini che sono oramai pronti, i partiti nazionali ancora si rifiutano di affrontare apertamente questo tema. Dunque, l’unica scelta a mia disposizione è quella di proseguire con l’azione di disobbedienza civile anche all’interno dell’altro processo aperto a carico di Mina Welby e mio, per affermare il diritto di tutti a vivere liberi fino alla fine.
Ultimamente hai scelto di rimanere totalmente al di fuori dei recinti partitici. Come mai? Hai perso la speranza e non credi più nella democrazia?
I grandi temi del nostro tempo – dal cambiamento climatico all’immigrazione, dalle crisi economico-finanziarie alla rivoluzione tecnologica – non sono affrontabili guardando soltanto al breve periodo e limitando lo sguardo esclusivamente al livello nazionale.
Inoltre, le assemblee di eletti e gli stessi governi ruotano attorno a una dimensione puramente nazionale. Sono dunque popolate di politici che si sentono, a ragione, sempre più impotenti e frustrati, lasciando così prevalere una politica fatta di insulti e faziosità.
Io credo nella democrazia rappresentativa, e proprio per questo credo che vada rivitalizzata con il rafforzamento di strumenti di partecipazione del cittadino, anche a livello europeo e mondiale. Con Eumans (il nuovo movimento paneuropeo di Marco Cappato) ci stiamo concentrando proprio su questo.
Montesquieu diceva che il sorteggio è proprio della natura della democrazia, opponendolo al metodo del voto che sarebbe invece espressione delle élite dominanti; esiste oggi un modo per far convivere democrazia rappresentativa e coinvolgimento popolare?
Si stanno moltiplicando nel mondo esempi di assemblee composte da cittadini estratti a sorte che riescono ad affrontare questioni sulle quali i politici eletti rimangono impantanati. Non contrapporrei il metodo del voto a quello dell’estrazione, però. Sono strumenti complementari.
L’estrazione consente di coinvolgere anche quei cittadini che non stanno cercando il consenso, ma che sono disponibili a lavorare per trovare soluzioni concrete. Con Mario Staderini e Lorenzo Mineo abbiamo presentato una proposta di iniziativa popolare su questo e a breve inizieremo a raccogliere le firme. Spero che saranno tanti gli amministratori locali a voler aderire.
Mancano pochi mesi alle elezioni comunali di Palo del Colle, cosa, secondo te, dovrebbe assolutamente essere presente nel programma di un buon amministratore locale?
Prima del programma, parla il vissuto di ciascuno: ciò che si è fatto, nella vita e in politica. Come obiettivi, a mio avviso ci sono due urgenze: partecipazione dei cittadini e qualità dell’ambiente. E’ fondamentale lavorare sui rifiuti e sull’economia circolare.
Abbiamo preparato, con Andrea Salimbeni, ricercatore energetico all’università di Firenze, una proposta di delibera comunale per ottimizzare il ciclo dei rifiuti. E’ un documento pubblico, a disposizione di tutti che trovate sul nostro sito www.alcuoredellapolitica.net”
Cosa possiamo fare, in veste di cittadini, per far rispettare il nostro diritto a partecipare e ad essere informati sulle attività della giunta comunale?
Bisogna leggere attentamente lo statuto di ciascun comune, capire quali sono gli strumenti a nostra disposizione e pretendere che vengano rispettati. E poi organizzarsi per seguire a turno i lavori del consiglio, chiedendo che sia tutto pubblicato su Internet, archiviato in modo semplice, in modo da potere risalire in ogni momento alle responsabilità di ciascuna decisione.
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