Pedagogia e Covid-19: se i nostri figli non possono frequentare la scuola, è la scuola stessa che entra nelle loro stanze. Bingo! Ma come cambia il ruolo dell’educatore “a distanza”? Kilometrozero approfondisce l’argomento con Rosanna Indennitate, laureata in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Firenze, docente di Scuola Primaria presso l’I.C. Botticelli di Firenze e Collaboratrice del Dirigente Prof. Paolo Boncinelli.

Dott.ssa Indennitate il ruolo dell’educatore è ritenuto un riferimento fondamentale nella vita dei bambini e dei ragazzi. Come cambia questa percezione oggi con le distanze da coronavirus?
In questo momento storico così delicato occorre più che mai non perdere di vista alcuni aspetti fondamentali che stanno alla base del fare scuola. Insegnare non è mai un mero trasmettere nozioni, inculcare informazioni in menti ancora vergini: tutt’altro.
Insegnare è costruire insieme un rapporto, crescere con i nostri alunni attraverso un percorso che non si esaurisce mai nel tempo. Un percorso fatto di accoglienza, di empatia, di ascolto. E’ il saper donare ai propri alunni gli strumenti che consentiranno loro di imparare ad imparare per il resto della loro vita, attraverso un pensiero critico, che li renda persone pensanti.
Tutto questo non deve essere messo da parte con la didattica a distanza. La scommessa in questo momento è proprio questa: riuscire a tenere stretto quel filo che nasce il primo giorno di scuola per permettere a ciascuno di rimanere ancorato alla scuola, intesa come agenzia formativa della persona, prima di tutto.
Abbiamo sempre operato all’unisono per un utilizzo contenuto degli smartphone. Oggi li riscopriamo fondamentali per mantenere vivi i contatti tra i ragazzi, la scuola, e tutta la loro rete amicale. Si ritornerà a demonizzarli o ci stiamo ricredendo?
“In medio stat virtus” dicevano i latini. Come per ogni altro aspetto della vita, credo che gli estremismi non vadano mai bene. Ritengo che questa situazione ci aiuterà a far capire ai ragazzi che l’uso intelligente di alcuni dispositivi può senza dubbio aiutare in alcune occasioni, migliorare la nostra vita e facilitare alcuni aspetti della comunicazione.
Ma sono anche fermamente convinta che questa situazione abbia reso i ragazzi consapevoli di quanto sia fondamentale per ciascun essere umano la socializzazione, il contatto fisico con gli altri, la condivisione delle esperienze con i coetanei…e la scuola, che nella concretizzazione di questi aspetti, fa da regina.
Uno dei contraccolpi da coronavirus per bambini e ragazzi è vivere in un tempo non più scandito da impegni, doveri, gioco. Come si può riempire questo vuoto improvviso?
Come dicevo precedentemente, la scommessa del momento è proprio questa: riuscire a far arrivare la presenza di noi educatori nella vita dei nostri alunni. Far sì che non interrompano quel percorso di crescita che avevano intrapreso con la scuola: non lasciarli soli.
E’ fondamentale che abbiano nelle loro vite, in questo momento così improvvisamente frantumato, dei punti fermi che li tengano saldamenti attaccati a quella che era la loro routine, interrotta drasticamente e senza preavviso.
Occorre continuare a dare delle scansioni e dei ritmi orari ben precisi, affinché non si trovino inghiottiti in un vuoto spazio temporale molto pericoloso. Oltre alla didattica, organizzare letture di fiabe da inviare ai bambini, far loro arrivare la voce dei loro insegnanti, organizzare dei giochi da fare insieme a distanza, decidere di realizzare tutti, insegnanti compresi, un disegno con un tema preciso con la promessa di portarlo a scuola appena possibile: tutto va bene, purché il contatto ci sia e consenta a ciascuno di sentirsi ancora parte di un qualcosa.
In riferimento alla Dad, gli argomenti vengono trattati in maniera molto più discorsiva e i programmi ministeriali si stanno adattando al momento. Secondo lei da dove si dovrà ripartire per recuperare gli aspetti che ne hanno subito maggiormente il cambiamento?
Occorre ripartire da dove siamo rimasti, con lo stesso impegno, la stessa professionalità e lo stesso entusiasmo che caratterizzano il corpo docente, ma con una consapevolezza in più. La consapevolezza che non è scontato poter contare sulla possibilità di lavorare avendo i nostri ragazzi di fronte, perché quello che è accaduto potrebbe accadere nuovamente. Occorre ratificare in modo strutturato le competenze che in questi giorni abbiamo appreso, annaspando un po’ sia per le scarse conoscenze del digitale sia per la precarietà della situazione che ha reso tutto più difficoltoso.
Diciamo che questa esperienza ci ha mostrato alcuni aspetti del digitale che potranno rivelarsi utili anche durante la didattica in presenza. Prendiamo tutto ciò come un arricchimento che ci consentirà di avere un linguaggio in più per comunicare con i nostri ragazzi.
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