Quando a settembre scorso abbiamo festeggiato la festa del SS. Crocifisso forse molti palesi hanno percepito un senso di straniamento. Girare le vie cittadine dove si stava svolgendo la festa e imbattersi in una piazza Santa Croce inagibile e transennata lasciava turbati ma nello stesso tempo si evitava di parlarne come quando incontriamo un parente di cui conosciamo le condizioni non ottimali ma evitiamo di affrontare l’argomento.

Ad autunno scorso sono iniziati i lavori “nel salotto palese” si poteva pensare che fosse uno dei tanti cantieri aperti a Palo. Ma per chi conosce la storia del luogo, perché ci vive da una vita o perché studia da storico le carte delle biblioteche era chiaro che l’intervento aveva delle problematiche particolari che necessitavano di approfondimenti.
Nella sua pagina social Tommaso Amendolara il 17 ottobre comunicava che si stava provvedendo, su una parte della piazza, a realizzare la soletta di calcestruzzo armato su cui si sarebbero rimesse le chianche momentaneamente sollevate. L’ultimo intervento di manutenzione era avvenuto negli anni ’90 del secolo scorso.
Mimmo Lattarulo poche settimane dopo, in nome del principale luogo del cuore della nostra cittadina, decise di autoconvocare un certo numero di palesi. Anche perché qualche giorno prima l’avvocato Giovanni Lanzellotto, aveva pubblicato sui social una foto dei lavori della piazza. Ritraendo una apertura e ricordando come in questo luogo a fine 1200 c’era un castello con mura e torri. Essendo la piazza un luogo vissuto da secoli, il tempo aveva lasciano segni, ad esempio realizzazione antiche di manufatti che a volte vengono distrutti e altre volte vengono semplicemente interrati.
Lattarulo chiariva che sull’argomento in discussione bisognava trovare un giusto compromesso tra la realizzazione di una opera di riqualificazione e la necessità di approfondimenti del sottosuolo. L’opera avrebbe restituito alla cittadinanza una piazza restaurata con una base di cemento armato ma allo stesso tempo era necessario cogliere l’occasione per uno studio in merito a cosa c’era al di sotto della piazza. Nella discussione si distinguevano la conoscenza storica di Lanzellotto, la sensibilità artistica di Nicola Panza e la competenza archeologica di Giacomo Disantarosa.
Quest’ultimo poneva l’attenzione sul fatto che piazza Santa Croce è un sito urbano di interesse archeologico, e per questo complesso, perché in tali luoghi ci sono successioni di periodi storici che vengono studiati per stratificazioni del sottosuolo. Partendo dal periodo più recente e via via che si scava a quelli più remoti per conoscere la continuità di vita del luogo. Sulla foto pubblicata dall’avvocato, Panza ipotizzava che fosse un arco che veniva chiamato “chiave di volta”, poteva essere parte di una cisterna o di un inghiottitoio. Ma l’archeologo non confermava questa interpretazione perché erano necessarie ulteriori verifiche.
Il sindaco era presente e indicava che i lavori di riqualificazione non prevedevano studi archeologici ma la solo la sorveglianza da parte di una archeologa. Disantarosa interveniva per ricordare che c’era l’occasione di studiare il sottosuolo al fine di aumentare la possibilità di incamerare ulteriori dati sulla storia della nostra comunità. Lanzellotto, basandosi sui suoi studi, individuava la possibilità che, interrati, ci fossero tracce dei torrioni quadrati del castello svevo, i muri esterni, ponti ed una cisterna detta “vermicano”. Tutto queste presenze potrebbero essere segnalate tramite il georadar. Come è successo a piazza Mercantile a Bari e alla piazza della Libertà di Ostuni dove c’è una piccola parte lasciata come segno della presenza archeologica del luogo.
Le sollecitazioni del quartetto Lattarulo, Disantarosa, Lanzellotto, e Panza non risultano vane in quanto Tommaso Amendolara confermava la volontà dell’amministrazione di venire incontro alle richieste e provvedere ad un esame tramite il georadar da parte dell’azienda recuperando il costo dalla spesa dalle somme risparmiate con il ribasso d’asta.
La relazione tecnica dell’indagine georadar è arrivata a fine marzo conseguenza delle indagini effettuate il 20 febbraio. Ha confermato la presenza nel sottosuolo della piazza e delle strade adiacenti di manufatti di origine antropici. Se ne è parlato in una riunione ristretta sempre presenti i quattro di cui sopra con il sindaco. La prima impressione è che si tratta di uno studio che ha avuto un controllo non completo di tutta la zona. Perché non ha riguardato in modo estensivo anche via della Minerva e via XXIV Maggio.
Disantarosa definiva la relazione come un documento preliminare. Non c’era una descrizione delle varie sezioni allarmate in quanto hanno solo segnalato delle anomalie creando delle tipologie delle varie aree riscontrate, ad una profondità di circa due metri. Per esempio se c’è un vuoto segnalato dal georadar questa è una delle tipologie, ma non c’è nella relazione nessuna illustrazione in merito. Quindi manca una visione d’insieme del sottosuolo oggetto della riqualificazione.
L’archeologo illustrava le modalità di avvio di ricerche archeologiche quando ci sono dei lavori di riqualificazione di una area. Nel caso di piazza Santa Croce il piano di lavoro attuale di riqualificazione necessita di uno scavo al massimo di 60 o 70 centimetri. Di conseguenza la sorveglianza a quella profondità non riscontrerebbe alcuna presenza archeologica e non avvierebbe nessuna indagine. Tema importante perché sui social, e anche in qualche polemica politica, si è sostenuto che andrebbe fatta una indagine sul sottosuolo. Mancavano in queste sollecitazioni le modalità e anche le previsioni di costi, e relativi finanziamenti, che comporterebbero certe azioni.
Adesso sappiamo con ragionevole certezza che il potenziale nel sottosuolo è presente quindi occorrerebbe sollecitare l’azienda e le maestranze ad effettuare uno scavo più profondo laddove si sono riscontrate con il georadar delle “creste” per effettuare un lavoro di pulitura e accertarsi quali manufatti sono presenti, fotografarli e repertarli. Partendo da un dato di fatto, i lavori già effettuati sulla piazza escludono la possibilità di scavi, restano le zone adiacenti in particolari le due strade oggetto dei lavori di riqualificazione che al momento però non hanno subito ancora dei lavori. Con la collaborazione del tecnico della sorveglianza occorrerebbe lavorare per piccoli tratti, scavare e verificare, richiudere e scavare in un altro punto sempre in base ai rilievi del georadar.
Le conclusioni dell’incontro si basano sull’auspicio che si possa prevedere un incontro con i tecnici dell’azienda appaltatrice partendo dalla relazione dell’indagine georadar e puntando ad una estensione in quelle zone dove è stata carente. Sensibilizzando sul tema l’azienda appaltatrice, la direzione e la sorveglianza dei lavori e la Sovraintendenza. Queste azioni necessarie partono da un assunto importante: evitare qualsiasi strumentalizzazione politica. Piazza Santa Croce, la sua riqualificazione e gli studi archeologici sono molto più importanti delle pur rilevanti dinamiche politiche, particolarmente divisive nell’ultimo anno dell’attuale amministrazione.
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