La storia delle rose del Crocifisso

di Stefano Manco

Ammettiamolo, ogni anno, durante la festa patronale, quando viene spostato dalla chiesa dell’Auricarro alla chiesa Matrice, tendiamo a concentrare la nostra attenzione sul Crocifisso mentre sono pochi quelli che si accorgono del mazzo di rose in tessuto legato ai suoi piedi. Eppure sono posizionate lì sotto oramai da decenni. Ma da dove vengono e chi le realizza? Lo abbiamo chiesto a Domenico Amendolara che da molti anni porta avanti questa storica tradizione.

Domenico Amendolare e le rose del Crocifisso di Palo

Ciao Domenico, ci puoi dire come e quando è cominciata nella tua famiglia la tradizione di realizzare le rose per il Crocifisso?

Io ho iniziato nel 1996, ma nella mia famiglia la prima è stata una zia di mia nonna che ha donato alla comunità il primo mazzo di rose nel 1957. Poi dal 1969 al 1995 è stata mia nonna a continuare la produzione e a insegnarmi la manualità necessaria per creare queste piccole rose di stoffa. Sono lavori artigianali che si imparavano da piccoli, loro lo hanno imparato dai loro avi e lo facevano come atto di devozione verso il patrono di Palo.

Cosa significa per te portare avanti questa tradizione? Cosa ti spinge a farlo?

Per me è importante perché mi riempie di gioia portare avanti una lavorazione antica. Mi impegno molto e faccio in modo di consegnare un nuovo mazzo di rose ogni volta che serve. Non vengono cambiate ogni anno ma solamente quando, se capita che ci sia stato maltempo durante la processione, risultano essere troppo rovinate per essere presentate alla comunità. La mia non è solo una forma di devozione nei confronti del patrono di Palo ma mi fa sentire vivo nel cuore il ricordo di chi mi ha passato questo insegnamento. E’ una cosa che faccio sempre con molto piacere e vorrei poterlo insegnare a qualcun altro, magari tramandando la tradizione ai miei figli.

Hai recentemente chiesto di avere uno spazio espositivo dove mostrare alcune di queste rose. Come sta andando la tua richiesta?

Ho realizzato una teca commemorativa fatta con otto mazzi storici che è pronta per essere esposta. Mi hanno offerto un piccolo spazio all’interno della sagrestia della chiesa dell’Auricarro. Non credo però che questo spazio sia adeguato. I primi mazzi di rose sono molto vecchi e si percepisce quanto il tessuto sia stato segnato dal passaggio, sia spirituale che materiale, del tempo. Credo che questa teca possa arricchire fortemente la storia del Crocifisso. Vorrei che fosse facile, per un turista che arriva a Palo, conoscere la storia di questa tradizione e credo che ci sarebbe bisogno di uno spazio sempre aperto e facilmente visitabile da tutti.

In molti ti conoscono come cantante e performer. Quali consigli vorresti dare per far emergere queste storie che altrimenti rischierebbero di rimanere nascoste?

Bisogna sempre credere in quello che si fa, soprattutto nel lavoro artigianale e artistico bisogna crederci fino in fondo. E’ importante perseverare e affrontare a testa alta le difficoltà. Rispettare gli impegni e non mollare mai neanche di un millimetro; non si sa mai da dove potrebbe arrivare il prossimo successo. Bisogna rimanere attivi e propositivi verso tutte le opportunità senza mai smettere di credere nelle proprie capacità. E’ un periodo difficile per tutti ma dobbiamo guardare avanti, speranzosi di un futuro migliore.


Questo numero è offerto da


oppure