Una volontà di ferro!

di Gianna Larosa

Prego, accomodatevi. Benvenuti nel Paiolo Magico!

Entro nella bottega di Giuseppe Potenzieri Pace come se entrassi nel mondo di Harry Potter. Mi guardo attorno, sono circondata da draghi di varie altezze, vecchie sedie in ferro, attrezzeria di ogni genere appesa ai muri. 

giuseppe potenzierà fabbro

Dal soffitto pendono lampadari enormi, e sui tavoli svettano cavallucci marini, delfini, uccelli preistorici, come fossero lì ad inseguirsi, giocando a pelo d’acqua. La fornace è accesa, Giuseppe sta forgiando qualcosa e il calore del fuoco arriva fino all’uscio.

Definire Giuseppe è complicato, lui è uno scultore d’arte, uno che forgia il ferro e crea meraviglie con tutto quello che per noi è ferraglia vecchia. La sua avventura parte nella bottega di papà Angelo, che da semplice collaboratore di un maestro fabbro, eredita il mestiere e ne diventa il proprietario. Il ragazzino Giuseppe frequenta l’Istituto Tecnico Industriale e per puro divertimento preleva il materiale dalla bottega di papà e trascorre i pomeriggi ad assemblare, modellare e creare piccole diavolerie che saranno il banco di prova per le sue capacità manuali. 

potenzierà fabbro palo del colle

Terminati gli studi, inizia un suo percorso personale, studia il Medioevo e la Scultura d’Arte Contemporanea, ma il suo “chiodo fisso” è sempre stato il ferro battuto. Incomincia da piccole sculture, lavora su commissione per realizzare arredi di ville e palazzi, e poi arriva l’intuizione. 

Giuseppe associa la sua passione per il ferro agli studi sulle arti fabbrili del Medioevo, riproducendo armi, armature, strumenti di tortura medievali e nel 1993 inizia con i primi allestimenti per gli eventi legati quel periodo storico. Da allora, dopo 65 mostre, collaborazioni con le scuole, con le pro loco di vari paesi e vari gruppi storici, Giuseppe approda a Federicus, evento di rievocazione storica di Altamura, dove per 8 anni arma cavalli e cavalieri per la grande festa medievale.

Giuseppe si emoziona mentre parla, il nodo del suo racconto arriva al pettine. A questo punto della storia il suo rumore si fa finalmente sentire anche in una Palo del Colle sorda, che si riappropria di questo orgoglio soltanto dopo gli echi venuti da fuori, in una sorta di “nemo propheta in patria”.

La sua volontà di ferro non conosce limiti, oggi Giuseppe ha tanti progetti in cantiere e tra questi una collaborazione con suo fratello Gennaro, maestro della pietra, che darà inizio ad una linea brevettata di pezzi d’arredamento nuovi, di stile riconoscibile, che siano un connubio dei due materiali: ferro e pietra. 

Il suo percorso e la sua arte si completano soprattutto con l’arte del riciclo, dando nuova vita a tutto ciò che trova in giro: Giuseppe inventa un mondo dove gli oggetti continuano ad essere quello che sono stati, ma solo in una forma differente. Con cerniere, vecchie chiavi e serrature, ha creato il pianeta Terra chiuso dal Covid, da una vecchia zappa ed un antico chiodo è nato un bellissimo San Nicola di Bari e poi ancora Don Chisciotte e Sancio Panza, presepi e collaborazioni con il gruppo Spaccabari.

E’ mezzogiorno, il sole dicembrino sembra riluttante alle restrizioni terrene. Uscendo dalla bottega di Giuseppe, ripercorro con lo sguardo le creature preistoriche che sovrastano imponenti il mobilio ricoperto di strani arnesi, e voltandomi, mi sembra di scorgere il muro per la Diagon Alley.

Adesso non ho dubbi: sono stata colpita da uno “Stupeficium!”.


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