EditoriALE di Alessandra Savino
<<Colui che apre una porta di una scuola, chiude una prigione>>. Lo affermava Victor Hugo mettendo in luce il potere salvifico insito nell’istruzione che da sempre ha reso libero l’uomo.
Oggi più che mai, forse, la chiusura delle scuole rappresenta una privazione per studenti e insegnanti. Privazione del rapporto diretto con i propri alunni, per i docenti, soppiantato da lezioni online. Privazione di quel luogo d’apprendimento, l’aula, nonché gruppo di compagni, la classe, per gli scolari.
Lo schermo del computer è paradossalmente l’elemento che divide alunni e insegnanti, mantenendoli, allo stesso, tempo vicini. In un’epoca in cui la scuola tradizionale lascia il posto alla didattica a distanza, un tuffo nei classici letterari e cinematografici che raccontano il mondo fra i banchi potrebbe essere l’antidoto giusto.
Partendo dall’intramontabile “Cuore”, romanzo di De Amicis che, attraverso il diario di un bambino di terza elementare racconta un intero anno scolastico, per passare alle pagine del “Diario di scuola” di Daniel Pennac.
Tra racconti autobiografici, anche quest’ultimo mostra il punto di vista degli alunni. Il salto, poi, dalla letteratura al grande schermo, avviene con “Io speriamo che me la cavo”, film in cui lo straordinario Paolo Villaggio veste i panni del maestro elementare alle prese con scolari di una difficile realtà napoletana.
E, se quello di cui si sente maggiormente la mancanza è lo speciale rapporto fra studenti e professore, non resta che rivedere un capolavoro cinematografico come “L’attimo fuggente”.
In questo numero, abbiamo scelto di analizzare uno dei settori che maggiormente sta risentendo del blocco da Coronavirus, la scuola, ponendo una lente di ingrandimento sulla realtà locale di Palo del Colle e sui suoi istituti scolastici.
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