Per una rilevante fascia della popolazione, l’attuale situazione di emergenza si estende al non trascurabile ambito dell’istruzione. Al pari dei dispositivi di protezione individuale e del rispetto delle restrizioni, si rendono indispensabili strumenti informatici che consentano agli studenti di ogni ordine e grado di proseguire l’attività di apprendimento.

La didattica a distanza (DAD) è ormai un dovere, una modalità acquisita, una necessità. La situazione è sempre in fieri, gli interventi sono diversificati per classe, livelli di apprendimento, discipline, tipologia di feedback. Non sempre le famiglie sono preparate e attrezzate per il nuovo tipo di didattica.
Alla sperimentalità del metodo attuato dai docenti corrispondono diversi gradi di adattabilità delle famiglie. La DAD è una sfida per tutti coloro che agiscono nel processo di insegnamento-apprendimento: alunni, famiglie, docenti. In mancanza della relazione personale diretta dell’insegnante con gli alunni, tutti gli attori devono adoperarsi per sopperire a questa lacuna didattica e relazionale.
Il docente cerca di colmare questo gap per mezzo della trasmissione sistematica della propria immagine, della propria voce, delle proprie indicazioni attraverso canali diversi, onde comunicare la sua presenza; il genitore deve affiancare il figlio per agevolare la trasmissione e fornire gli strumenti per la ricezione del messaggio e la restituzione degli elaborati.
Tuttavia il ruolo del genitore va ben oltre quello puramente materiale di fornire al figlio gli strumenti informatici: come dovrebbe accadere abitualmente, e non solo in periodo di emergenza, il genitore deve seguire le attività scolastiche, entro i limiti delle sue possibilità e della propria preparazione, ma attualmente gli è richiesto un impegno ulteriore, quello di mediare la comunicazione, chiarire il messaggio ove necessario e sorvegliare che il figlio adempia a tutti i suoi impegni, data l’impossibilità per il docente di prendere fisicamente in mano i supporti necessari allo svolgimento delle consegne e verificare che siano state svolte, nonché ad avere un reale e attendibile polso della situazione sul piano degli apprendimenti orali.
Le famiglie sono spesso disorientate e sopraffatte dal nuovo compito. Mettere a disposizione di tutti i propri figli gli strumenti necessari alla DAD, seguirli uno per uno e accertarsi che svolgano accuratamente le attività assegnate, soprattutto nei gradi di istruzione dal secondario di primo grado in giù, è complicato e a volte sfibrante. Oggi più che mai, figli di età diverse procurano preoccupazioni diverse.
Gli scolari appartenenti alle fasce di età dall’infanzia alla preadolescenza hanno bisogno di un’assistenza pressoché costante nell’apprendimento: i più piccoli necessitano di supporto materiale nel collegamento con gli insegnanti, i più prossimi all’adolescenza devono essere sorvegliati nello svolgimento delle attività, quindi sovente le famiglie lamentano stanchezza per il carico di compiti assegnati e per il tempo necessario a comprenderli, organizzarli e svolgerli.
I genitori degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado manifestano altre preoccupazioni. I loro ragazzi sono perfettamente in grado di gestire autonomamente strumenti e attività nel contesto della DAD. L’impressione iniziale era che la DAD fosse una perdita di tempo. Quando è diventata l’unico strumento attraverso cui l’istruzione potesse realizzarsi per un tempo indeterminato, le famiglie hanno osservato un consolidarsi dell’impegno da parte delle istituzioni scolastiche nell’effettuazione delle attività.
A questo livello dell’istruzione, i timori delle famiglie sono che i ragazzi non siano adeguatamente seguiti e che la loro preparazione sia compromessa da lacune considerevoli e difficilmente colmabili. La conclusione, semplicistica ma calzante, è che anche sul piano dell’istruzione, il territorio avverte l’ansia e l’incertezza per un futuro sospeso e indecifrabile
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