Su il Sipario – Numero 56

EditoriAle di Alessandra Savino

Passeggiare fermandosi davanti alle vetrine dei negozi, anche solo per guardare con curiosità la merce esposta.

Sembrerebbe una scena tratta dall’immaginario collettivo. Una scena talmente comune al punto che chiunque, almeno una volta nella propria vita, ha vestito i panni della celebre Audrey Hepburn che, mangiando un croissant, si ferma davanti alla storica vetrina di Tiffany.

Strade centrali costellate di boutique, bar e ristoranti appaiono in ogni film ambientato in grandi città, divenendo quasi un sogno lontano, invece, per piccoli paesi. Centri abitati minori con una popolazione, talvolta così disabituata ad un commercio a Kilometro zero, da non apprezzare il coraggioso tentativo di chi decide di investire avviando un’attività nel proprio comune.

Una situazione che richiama un altro parallelismo cinematografico. Dolce nel suo titolo ma non nel contenuto, “Chocolat”, film diretto da Lasse Hallström, tratto dall’omonimo romanzo di Joanne Harris, ha per protagonista una donna che nel 1959 apre una cioccolateria a Lansquenet-sur-Tannes, un piccolo villaggio francese.

A popolarlo sono cittadini che vivono in modo piuttosto monotono e bigotto e che non sembrano vedere di buon occhio il tentativo della donna. Certamente siamo in un’epoca diversa, anche se non poi così tanto per certi aspetti, dalla nostra.

Ma quanto è difficile avviare e mantenere in piedi un’attività commerciale in un paesino come Palo del Colle, dove le vetrine del corso centrale si contano sulle dita di una mano?

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