EditoriAle di Alessandra Savino
Se il lavoro nobilita l’uomo, offrirgli l’opportunità, non solo di trovarlo, ma di appassionarsi ad esso, risuona come un dovere da parte di un territorio.
“Vita precaria e amore eterno”, oltre ad essere il titolo di un romanzo di Mario Desiati, sembra quasi uno slogan ormai radicatosi nella mente e nelle prospettive di molto giovani, in Italia. La nuova generazione di precari è protagonista in “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia, diario autobiografico e tragicomico della telefonista di un call center, giovane e brillante laureatasi in Filosofia.
Pagine che hanno ispirato l’opera cinematografica di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti”, spaccatosul lavoro nel mondo contemporaneo. E curiosando fra gli scaffali di un cinefilo, a proposito di questo tema, potremmo trovare “Giovani, carini e disoccupati” (1994), film cult diretto da Ben Stiller che documenta il passaggio all’età adulta della generazione X.
Fino ad arrivare alla soluzione ‘estrema’ trovata dai protagonisti del recente “Smetto quando voglio” di Valerio Attanasio e Sydney Sibilia. Uno dei primi film in cui la questione del precariato è raccontata dalla medesima generazione che l’ha vissuto. Ricercatori universitari che non riescono a mettere in pratica i loro brillanti studi se non nella produzione e commercializzazione di smart drugs.
Scenario che vuole essere una denuncia e che ci spinge ad interrogarci su quali prospettive è in grado di offrire un paese del Mezzogiorno come Palo del Colle ai suoi cittadini in termini di occupazione.

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