Su il Sipario – Numero 90

EditoriAle di Alessandra Savino

Il Carnevale è un incantesimo che affiora in ogni angolo del mondo, un’esplosione di colori, risate e trasgressioni. Ma cosa si nasconde dietro questa tradizione secolare che invade le strade con feste e maschere?

Cinematografia e Letteratura hanno più volte indagato sul suo profondo e allegorico significato. Dal celebre “Fellini’s Satyricon”, dove il Carnevale è l’emblema di una Roma decadente, al romanzo di Thomas Mann, “La morte a Venezia”, in cui la festa si trasforma in simbolo di un’epoca che sfocia nell’oscuro e nell’inquietante, per citare solo alcuni esempi.

Il Carnevale diventa spazio di libertà, ma anche di riflessione, quasi sempre carico di simbolismi. Non possiamo dimenticare la descrizione della Festa dei Folli fatta da Victor Hugo, in “Notre Dame de Paris”, che ritrae la società francese riflessa in una folla che celebra la propria ribellione. Guardando al cinema, il Carnevale diventa palcoscenico di tensioni e trasformazioni. “Il postino suona sempre due volte” di Tay Garnett e “V for Vendetta” di James McTeigue, entrambi, in modi differenti, ci mostrano come la maschera sia strumento di lotta e di identità nascosta.

Perché, alla fine, il Carnevale non è solo una festa di sottomissione all’euforia, ma è l’occasione per comprendere il nostro rapporto con la libertà, l’inganno e il desiderio di un altro volto.

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