Su il Sipario – Numero 93

EditoriAle di Alessandra Savino

Ci sono momenti in cui l’ingranaggio si inceppa, e il rumore non è assordante, ma sottile, persistente. Come una crepa che si allarga lentamente su un muro antico, la crisi che attraversa l’amministrazione comunale di Palo del Colle non è solo politica: è simbolica. Segnala un disagio più profondo, un’usura nel rapporto tra rappresentanti e cittadini, tra istituzioni e fiducia.

Non è un fenomeno nuovo. Letteratura e cinema ci offrono da tempo una grammatica della crisi. In “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, la degenerazione politica si consuma nel silenzio complice del potere; in “La Casta” di Rizzo e Stella, l’autoreferenzialità diventa sistema.

In “Il Potere e la Gloria” di Graham Greene, un protagonista fragile e decadente riesce, pur tra mille contraddizioni, a cercare una verità più grande di sé. Ci piace pensare che anche una crisi locale possa essere letta in questa chiave: non come una fine, ma come uno snodo.

Un’occasione per rimettere in discussione pratiche stanche, per recuperare il senso del servizio, per ascoltare di nuovo il territorio. E se la politica vuole ritrovare senso, forse deve ricominciare proprio da qui: dal silenzio delle piazze, dalle domande dei cittadini, dalle crepe che non vanno coperte, ma comprese.

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