EditoriAle di Alessandra Savino
<<A tavola non si invecchia>>. Lo abbiamo ascoltato ne “Il pranzo di Babette”, film di Gabriel Axel, tratto dall’omonimo racconto di Karen Blixen. In effetti, c’è qualcosa che sembra fermare il tempo quando si condivide un pasto. Ogni territorio racconta la propria storia anche attraverso ciò che cucina.
Nei romanzi di Camilleri, Montalbano ragiona meglio con un piatto davanti. In La grande abbuffata, il cibo diventa rifugio e ossessione, mentre in Mangia prega ama è scoperta e rinascita. Nei paesi, ancor più che nelle città, la cucina è gesto quotidiano e rito collettivo: ogni piatto tramanda memoria e identità.
La tradizione, come canta Aggiungi un posto a tavola, è stare insieme. Anche la musica lo racconta: da Tu vuò fa’ l’americano a Che sarà, il cibo accompagna la vita, le partenze, i ritorni. Mangiare, qui, è molto più che nutrirsi: è riconoscersi in un’appartenenza, è custodire il tempo dentro una ricetta, è un modo per dire “ci siamo ancora”.
A Palo del Colle, la tavola è un archivio vivente: conserva il passato e lo serve ogni giorno, caldo di storie e sapori

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