Su il Sipario – Numero 97

EditoriAle di Alessandra Savino

«Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe lo stesso profumo», scriveva Shakespeare. Eppure, quando si parla di luoghi, i nomi non sono mai innocenti. La toponomastica è una mappa invisibile di potere, memoria e identità: racconta chi siamo stati, chi abbiamo voluto celebrare e chi, invece, abbiamo dimenticato. Ogni strada intitolata, ogni piazza rinominata è un atto politico e culturale. Italo Calvino, nelle Città invisibili, ci ricorda che i nomi delle città non descrivono solo uno spazio, ma condensano desideri, paure, utopie. Le città di Calvino cambiano volto a seconda dello sguardo di chi le attraversa, proprio come accade ai luoghi reali quando una targa viene sostituita. Anche il cinema ha riflettuto su questo potere dei nomi. In La città incantata di Hayao Miyazaki, perdere il proprio nome significa perdere sé stessi; un’idea che risuona ogni volta che un quartiere storico viene cancellato da una nuova denominazione “neutra”. La toponomastica, dunque, non è solo una questione di orientamento urbano: è una narrazione stratificata, un romanzo scritto sui muri delle città, che ci invita a riconoscere le storie che abitiamo ogni giorno. In questo numero di Kilometrozero abbiamo riflettuto sulla storia di nomi di piazze e strade di Palo del Colle con un approfondimento su quelle legate alla tradizione del Viccio. Perché ogni tradizione scrive le sue pagine tra le vie di un borgo.

KilometroZero

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