Chi siete? Dove andate? Cosa volete?…Un carlino!

di Gianna Larosa

Come nella magia del capolavoro “Non ci resta che piangere?” immaginiamo di essere Mario, l’indimenticabile Massimo Troisi, e Saverio, l’esilarante Roberto Benigni che nei panni del maestro elementare e del bidello, dopo un bisticcio e una tempesta, si risvegliano prima dell’alba catapultati nella Palum di un tempo antichissimo… 

I due, giunti alla Porta Madonna, si acquattarono dietro le alte mura, e non appena il camerlengo di notte aprì la pesante lastra di legno riuscirono ad entrare nella Terra Vecchia

Mario e Saverio percorsero spaesati le vie del paese, dove il risveglio non era dettato soltanto dalle prime luci dell’alba ma anche dai rumori dei proprietari degli animali dediti all’agricoltura.  

Infatti file di buoi pecore e mucche si avviavano insieme ai contadini verso le campagne molto prima dell’alba per riuscire a raggiungere i campi di lavoro distanti fino a 20 chilometri. 

Tra ragli e muggiti la vita cominciava a risuonare, e cammina cammina, Mario e Saverio incrociarono un vecchio notaio di paese, che tutto sa e tutto vede… 

Dapprima sospettoso, il vecchio osservò attentamente i due amici scorgendo in loro la buona fede dello straniero che aveva perso la via, quindi decise di farli accomodare nella sua dimora e di offrire loro i racconti di vita del paese: 

“Vi trovate nella mia Castellum Palum, e questa è la mia terra, la mia gente!” asserì con orgoglio il notaio. “Qui siete al sicuro, abbiamo le carceri per gli assassini, dove ieri abbiamo chiuso un camerlengo colpevole di aver ammazzato un furfante, e lo doveva solo arrestare!…Ma attenzione, le nostre carceri sono aperte anche per coloro che non pagano i debiti. La vita non si ferma neanche di notte, abbiamo lanterne per lavorare anche al buio. Sapete che una donna di nome Rosa Frisone perse suo marito? Ebbene lo trovammo, signorsì, lo trovammo grazie alle lanterne in una segreta del Palazzo del Principe! Io lavoro tanto di notte, perché di giorno la mia gente lavora nei campi ed io come faccio? Devo scrivere e  stipulare di notte, mentre in giro la gioventù suona e canta, e gli animali nelle case tengono sempre da dire! 

Qui c’è anche una persona importante che vi devo presentare! È l’Arciprete Giuliani, lui sta a Napoli e di notte mi leggo pure le sue lettere. Mi scrive sempre perché vuole che gli mando la copeta e un po’ di pan vinesco. Ecco qui, prendetene anche voi! La copeta è dolce, è un torrone con le mandorle, lo zucchero sciolto e il miele, si versa quando è caldo sul marmo e si deve stendere velocemente  perché il marmo è freddo. Poi si taglia a pezzi, e si vende anche alla fiera! Prendete, queste sono le cime di finocchio coltivate nelle nostre cocevole! 

Mario e Saverio assaporarono con gusto le prelibatezze offerte dal notaio, e mentre la luce del giorno cominciava a calare lasciando il posto al tramonto, le lanterne si accesero nelle case e nelle strade, illuminando il paese come un piccolo presepe. Con il sottofondo dei contadini che facevano ritorno dai campi e le vie che si riempivano di bambini e suoni, il notaio riprese a raccontare: 

“Siete venuti nella mia terra ed io vi ho donato il mio cibo! È un grande onore per me invitarvi domani al Largo della Croce per la Fiera di San Francesco di Paola. Incomincia domani e dura ben 8 giorni! Vedrete che bella, ci sarà tanto buon cibo che non si trova in altri periodi. Ci sarà il Mastro Mercato,  

Sindaco dell’Università della Terra di Palo, che riceverà la bacchetta di giurisdizione concedendo autonomia a tutta la mia gente, ma solo per 8 giorni, s’intende! 

Mario e Saverio, stremati da quella giornata vissuta in un tempo surreale, si appisolarono lungo la panca di legno, alla penombra della lanterna. Il loro sonno fu tanto profondo che né bambini né animali lo poterono disturbare, e nei loro sogni già appariva l’allegria della fiera, il Largo della Croce con Mastro Mercato che stringeva a sé la bacchetta di giurisdizione, le bancarelle traboccanti di leccornie nuove e le nobili rappresentazioni medievali.  

Il loro risveglio però, li riportò nel tempo odierno, e non vissero mai la gioia di quella giornata di festa. 

Questo racconto è tratto dal minuzioso lavoro di ricerca e approfondimento dell’Avv. Giovanni Lanzellotto per il progetto “Palo da scoprire”, iniziativa curata dalla Libera Università Domenico Guaccero in collaborazione con il Comune di Palo del Colle.  

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