La realizzazione della pista ciclabile su viale della Resistenza ha provocato una moltitudine di commenti e polemiche sulle piattaforme digitali. La riduzione della carreggiata, l’inutilità della pista ciclabile e il venir meno di un certo numero di parcheggi sono i motivi che maggiormente vengono avanzati per contrastare l’opera pubblica.

La giustificazione che rende queste critiche più solide, secondo i polemisti, è data dalla convinzione che l’opera pubblica è stata programmata senza coinvolgere la cittadinanza e che quelle realizzate e in via di realizzazione mancano di una visione organica del paese. Per poter rispondere ad entrambe ripercorrere l’azione politica riavvolgendo il nastro di sette anni.
Infatti al fine di poter parlare della “visione” dell’attuale coalizione di centrosinistra occorre risalire al consiglio comunale del 3 agosto 2017, la sindaca era Anna Zaccheo, la coalizione era sostanzialmente la stessa che governa Palo dal 2020 e l’assessore al ramo era sempre lui, l’immarcescibile Vitantonio Savino.
Quel giorno veniva presentato il Documento Programmatico per la Rigenerazione Urbana, redatto dall’ingegnere Roberto Rotondo, progettista Rup, unitamente ad altri 4 professionisti che hanno collaborato. L’assessore spiegava che l’atto riguardava «l’ambito della pianificazione urbanistica» e che veniva adottato su impulso della «legge regionale 21 del 2008» e «rappresentava un atto di pianificazione nell’ambito della riqualificazione di Palo del Colle». Il DPRU individuava sei zone nel nostro territorio su cui si puntava «strategicamente come ambiti di rigenerazione»: la stazione ferroviaria, piazzale Lenoci, il centro storico, il campo sportivo, il quartiere 167, l’Auricarro.
A fine settembre dello stesso anno il documento veniva approvato definitivamente, tra gli interventi si riporta una dichiarazione del sindaco Tommaso Amendolara, all’epoca consigliere comunale, «Il D.P.R.U. è uno strumento che il Comune avrebbe potuto dotarsi già dal 2008, e che rispetto al quale ci avrebbe consentito di poterci candidare a numerosi bandi e finanziamenti per iniziare quel processo di riqualificazione urbana che probabilmente altri Comuni, prima di noi, sono stati capaci di intercettare».
Un anno dopo, il 7 agosto 2018, dalla stessa amministrazione presieduta dalla dottoressa Zaccheo veniva presentato in consiglio comunale un altro documento di regolamentazione, il Piano della Mobilità Ciclistica e Ciclopedonale redatto dalla Tecnomobility di Bari. Il consigliere Michele Cuonzo, attualmente presidente del consiglio, relazionava il punto in quanto a capo della commissione consiliare «il Piano Urbano della mobilità ciclistica e ciclopedonale è un piano stralcio del PUMS e riguarda la mobilità sostenibile di questo paese e si riallaccia alla viabilità sovracomunale in quanto si interconnette con dei percorsi di notevole importanza come, per esempio, la via Borbonica che attraversa Palo del Colle, forse non tutti lo sanno che percorre via Napoli per poi proseguire verso Palombaio».
Il documento rilevava che «il Comune di Palo del Colle è uno dei pochi comuni italiani ad aver istituito un limite di velocità pari a 30 km/h per tutte le proprie aree urbanizzate». Altro riferimento all’importanza di introdurre una mobilità lenta è rilevabile quando si afferma che «La città consolidata è stata definita come il territorio urbano maggiormente propenso alla mobilità lenta, in favore della pedonalità e della ciclabilità. In tale tessuto urbano dovranno prevedersi importanti interventi di moderazione delle velocità veicolari, istituendo limiti di velocità anche inferiori ai 30 km/h. Tali accorgimenti saranno adottati anche in vicinanza dei principali punti di aggregazione e degli istituti scolastici». Proprio su quest’ultimi si consigliava di «prevedere zone pedonali o a bassa velocità di percorrenza veicolare nelle aree prospicenti. Dovranno poi implementarsi iniziative di Piedibus e di Bicibus, congiuntamente agli interventi infrastrutturali».
Il documento si soffermava anche sull’analisi degli spostamenti dei palesi indicando che «solo il 2,2% degli spostamenti casa-scuola avviene con la bicicletta» Per aumentarne l’utilizzo si consigliava, tra le altre azioni, di «individuare la figura di mobility manager comunale e di predisporre un piano di interventi infrastrutturali per la realizzazione dei percorsi ciclabili previsti dal presente Piano».
Il piano indicava alcune possibili realizzazione di piste ciclabile, ad esempio su «Corso Vittorio Emanuele in sede propria» mentre per «L’itinerario dei Borboni Bari-Napoli potrà essere realizzato in sede promiscua in quanto le viabilità interessate non consentono l’inserimento di un percorso in sede propria, inoltre, dati gli attuali sensi di percorrenza, lo stesso itinerario interesserà via Napoleone e via Alcide De Gasperi in direzione “Napoli” e via Domenico Forges Davanzati, Piazza Dante Alighieri, via 24 Maggio, Piazza Santa Croce e via Aldo Moro in direzione “Bari”».
A partire dal 2021 quanto pianificato nel documento di rigenerazione urbana del 2017 ha iniziato ad essere realizzato. A luglio sono stati inaugurati le riqualificazioni del centro sportivo ex Alisei (quando sarà possibile dare un nome adeguato alla struttura?) e del Parco Auricarro. Tra giugno e luglio 2023 viene inaugurata la Biblioteca diventano nuovamente percorribili Via Umberto, Via Calefati e Via Alfieri con la nuova pavimentazione. A fine 2023 viene inaugurata la nuova piazza Roosvelt. A febbraio 2024 la zona dove è stato abbattuto il ponte del vecchio tracciato della statale 96 è stata riaperta al traffico, con una nuova viabilità e una nuova area verde, il tutto a spese dell’Anas. Senza dimenticare i tanti cantieri aperti che sono inclusi nella “cornice” del DPRU come l’area polifunzionale dove sarà previsto il mercato del mercoledì, la riqualificazione del campo sportivo e dell’area contigua e di Piazza Santa Croce e via della Minerva.
Ma l’opera pubblica più controversa è stata la realizzazione della pista ciclabile nel tratto di viale della Resistenza, che rappresenta solo una parte dell’opera. Il progetto ha un costo di 670mila euro ed è diviso in quattro tratte. Si parte dalla stazione ferroviaria, dove sarà realizzato anche una velostazione, per attraversare parte del viale e girare a destra verso via Murgolo per proseguire su viale della Resistenza per girare verso via Biebesheim e raggiungere così il centro sportivo ex Alisei. La pista ciclabile continua il suo percorso su Viale Europa fino all’intersezione della strada provinciale che collega all’Auricarro. Ma questo fa parte di un’altra progettualità denominata Biciplan Metropolitano.
L’opposizione che una parte dei cittadini ha espresso per la realizzazione della pista ciclabile su viale della Resistenza potrebbe essere giustificata dal fatto che rappresenta un’autentica novità urbana che implica un elevato numero di conseguenze (cambiamento del mezzo di mobilità, nuove modalità di parcheggio e mobilità lenta) le quali forse pur non essendo comprese immediatamente se ne percepiscono le conseguenze e come primo impatto vengono rifiutate. Ma se la politica perseguirà la realizzazione del piano di mobilità, terminando il percorso che dalla stazione porterà all’Auricarro e implementando le altre ipotizzate, quella rivoluzione mobile, ora solo accennata, diventando organica potrebbe essere più facilmente accettata e praticata dai palesi.
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