Il questionario di Proust – 90

di Franco Taldone

Paolo Comentale è, secondo Guido Ceronetti, tra i burattinai italiani di riferimento. Vicino a Otello Marzi e Mimmo Cuticchio, ha intecciato un lungo rapporto con lo scenografo genovese Lele Luzzati dal 1983, quando fonda, a Bari, la compagnia “Granteatrino” indirizzando la sua ricerca artistica sul teatro di figura con particolare attenzione al personaggio di Pulcinella 

D: Che cos’ha di carnevalesco un burattino? 

R: Un burattino è Carnevale! A parte le grandi maschere della Commedia dell’arte, Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, Brighella e così via, il burattino è un corpo scomposto… Una grande testa. Appoggiata su ridicole spallucce. Due grandi manone senza braccia, né gambe….il burattino è un corpo tutto da piangere perché fa anche ridere… 

Il burattino è Carnevale anche nella sua immagine più teatrale: Pianti & Risate e Risate & Pianti. Ed è subito festa mobile. 

D: Un nostro comune amico (per me, innanzitutto riferimento magistrale), Augusto Ponzio, in un suo prezioso libretto cita di Bachtin (autore russo fondamentale per capire il fenomeno carnevalesco): “Il modo grottesco di rappresentare il corpo e la vita corporea ha dominato per millenni nell’arte e nella letteratura […]. Soltanto negli ultimi quattro secoli, il tratto caratteristico del canone corporeo è un un corpo perfettamente dato, formato, rigorosamente delimitato, chiuso, omogeneo […]”. 

Il burattino è tra i custodi di questa immagine grottesca del corpo? 

R: Certo. Proprio per quanto detto prima il burattino è il più autentico custode del corpo grottesco della maschera. Burattino giovane e vecchio. Stupido e astuto, ricco e povero. 

Addirittura uomodonna insieme e quindi ermafrodita… Cosa c’è di più grottesco di queste allegre, ciniche, astute, violente trasformazioni?! 

D: Maschera e volto. La maschera dà accesso a ciò che il volto nega, mura, in nome di un’identità fissa, immobile. “Voi rappresentate quel che io detesto di più: l’inesplicabile”, fa dire Ingmar Bergman in “Il volto”. 

Che ne pensi? 

R: Il volto è una porta chiusa.  

Spesso falsa, certamente impenetrabile. 

La maschera resta una possibile chiave… 

Bisogna provare e riprovare per tentare di entrare nel mistero del volto. 

Da piccolo rimasi impressionato da un cartone animato dove Willy Coyote, alla caccia del fulmineo bip-bip, apriva una porta che dava su un’altra porta che ancora apriva una porta ancora… Ecco, in questo tentativo di aprire quello che resta chiuso ai più, c’è per me tutto il fascino e il mistero del teatro d’animazione, che il burattino rappresenta in modo mirabile e a tratti straordinario. 

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