Mario De Pasquale, docente nei licei e dirigente scolastico, è noto come promotore della “filosofia per tutti”. Autore di numerose pubblicazioni, è condirettore editoriale di “Comunicazione Filosofica” (Sfi) e vicedirettore di “Logoi.Ph” (Mimesis).
D: Hai frequentato molto i giovani, come docente, dirigente scolastico, responsabile della Società Filosofica Italiana. Dialoghi con loro. Li ascolti. Non ti rapporti con loro come genere o categoria, ma come persone. Dialoghi che hai materializzato in libri come “Giovani e filosofia. Addio a Narciso” e “Filosofia e città giusta. Fuori dal guscio”. Pensi che una via di fuga dalla fragilità narcisistica, dai limiti di un “io minimo”, come dice un autore che tu citi, possa essere data dalla pratica dell’eccellenza?
R: La ricerca dell’eccellenza costituisce una scelta che va in direzione opposta a quella difensiva e immunitaria contemplata dall’”io minimo”, che si basa invece sulla difesa,
sull’evitamento del rischio, della sofferenza proveniente dall’insuccesso, dal disconoscimento del valore della propria
persona. La fuga nell’arroccamento immunitario è fuga dall’accettazione della competizione, dal rischio dell’avventura umana nel sociale, che implica conflitto, lotta, impegno. Costringe a dimenticare le personali prerogative, a procedere separato dal sé profondo, preparandosi ad una vita depauperata.
D: Ogni epoca predilige un certo canone di eccellenza, probabilmente a seconda del tipo di potere vigente. Una forma di eccellenza secondo te oggi sacrificata e per questo poco presente nell’immaginario giovanile?
R: Questa domanda è profonda e giusta. Ogni epoca elabora un modello o più modelli di compiutezza umana e di eccellenza. Oggi il rischio è costituito proprio dal prevalere di modelli diffusi dal mercato consumistico o dai media onnicomprensivi, a volte anche dalle famiglie. Esiste però anche un’eccellenza che si contraddistingue per la originalità rispetto agli schemi, per il rigore etico del comportamento, per l’apertura ai valori del comune, della solidarietà, della partecipazione alla vita sociale, un’eccellenza che si riferisce a virtù sociali e civiche.
D: Mario Perniola sosteneva che l’eccellenza è un valore che l’Europa non può più permettersi: “troppo oneroso, troppo impopolare, troppo aspro per poter essere programmato, o, tantomeno, realizzato”.
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R: Non sono a conoscenza delle ragioni che Perniola apporta per sostenere la sua tesi. Noi stiamo parlando di un tipo di eccellenza
che può essere perseguito nell’ambito formativo per tutti. Nella scuola di massa perseguire l’eccellenza può risultare
oneroso, aspro e impopolare, se l’obiettivo è collegato ad una qualche forma di elitarismo meritocratico, ad una visione tecnocratica di un’aristocrazia dei migliori, cui riconoscere ruoli di potere, di prestigio e riconoscimenti. Nei luoghi formativi la promozione la salvaguardia di condizioni di pari opportunità e di inclusione possono rendere accettabile per tutti il fiorire di differenti eccellenze, per differenti singolarità.

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