
Cosa e’ per te la radio Carlo?
La radio è la mia vita ormai, da quando quel giorno decisi di abbandonare l’avvocatura e dedicarmi alla musica, e poi alla conduzione radiofonica. Ho iniziato quasi per gioco e alla fine è diventato il mio lavoro principale, come giornalista tesserato, conduttore e dj musicale. Ricordo che ero ambizioso ed ho iniziato perché volevo creare nella mia città un riferimento culturale importante, informazione musicale che fosse diversa, che avesse un impatto sociale, e politico. L’occasione fu quella di un provino in una radio che stava per chiudere i battenti ma aveva un nome per me molto efficace, Controradio! Conoscevo la Controradio fiorentina e mi vennero subito in mente tante idee. Nel 1995 circa ero già il direttore artistico della radio che diventò un punto di riferimento non solo regionale ma nazionale. Ammetto che leggere sulle riviste italiane specializzate il nome della mia radio, come riferimento in Puglia, mi ha sempre reso orgoglioso del lavoro svolto. Ringrazio tutt’oggi tutti i miei compagni di quel viaggio. In mezzo ci sono festival, Arezzo Wave, MTV, aver creato il Controfestival, il contratto con il network di Radio Popolare Milano, il tesserino da giornalista e la specializzazione come critico musicale, il Medimex, lo Sziget, la lista è abbastanza lunga. Insomma non mi sono più fermato fino ad arrivare ad oggi a condurre un programma che si chiama Drive In su Radiobari in onda dalle 17 alle 19 dal lunedì al venerdì, che mi ha ridato vitalità e tanta soddisfazione.
Come è cambiata la radio negli anni?
La radio è cambiata molto, io sono stato fortunato forse perché ho vissuto tutte le sue evoluzioni: dall’Fm classico allo streaming, al podcasting, alla radio in video, al DAB, le piattaforme online e così via. Quindi posso apprezzare ogni suo passaggio nel bene e nel male, come fruizione e come conduzione, ma resta tutt’oggi uno dei migliori mezzi di comunicazione globale. Oggi l’approccio è cambiato ma in generale tutta l’impostazione, come spesso e volentieri si dice scherzando, che le radio oggi non le impostano i direttori artistici ma quelli commerciali, di fatto abbiamo tanti network che si copiano a vicenda svilendo la musica e l’informazione, dedicandosi sempre di più al gossip e l’effimero, per far soltanto audience ma senza rendersi conto di essere monocolore. Ecco io sono per andare controcorrente, far ascoltare cose diverse, cose che non si sentono tanto in giro (e magari poi esplodono) straniere ed italiane, come è accaduto per Lucio Corsi poi esploso con Sanremo, cosa che è capitata anche alle Bambole di Pezza, ma sono gruppi che suonano da tanto ma nessuno li aveva mai ascoltati prima. Io cerco radio che mi insegnino qualcosa, che mi facciano appassionare, ascolto quelle. Il ruolo della radio per me è questo, fare informazione, senza presunzione ovviamente, creare vetrine per chi non ha spazi, affascinare, appassionare, trasmettere emozioni.
Meglio la radio degli anni 60 o quella di oggi?
Allora, come impostazione io penso subito alle radio pirata dei 60’s, il film I Love Radio Rock è un esempio, le radio che hanno portato piccole rivoluzioni nel nostro mondo, che erano trascinate da appassionati ed esperti, persone o personaggi che vivevamo appieno la musica, la conoscevano, che ti facevano vivere la radio, che ti facevano aspettare tutto il giorno fino all’orario della trasmissione, per ascoltare cose nuove, senza censura o manipolazioni. Ripeto ora sembra tutto uguale, le voci, la musica, le notizie, lo trovo molto noioso, quindi ben vengano le radio indipendenti e le web radio che fanno esattamente quello che vogliono, l’importante che siano spontanee e che tutto nasca dalla passione per la musica e la cultura in generale.
Carlo, secondo te oggi chi e quando si ascolta la radio?
Anche l’ascolto della radio è cambiato, prima c’erano solo le dirette e si ascoltava in orari ben precisi (accade anche oggi ma meno) ora invece con il podcast per esempio si è creata quella che chiamo la “radio on demand” cioè ognuno poi si va a scaricare o ascolta in differita quello che vuole e quando vuole o può. Non c’è un limite di età, i ragazzi più giovani ascoltano la radio dal telefono, quelli più grandi dalla macchina o dal pc. Io a casa la sento sempre online e le radio che ho, cioè gli apparecchi, sono quasi ormai degli oggetti di culto o memoria storica ma effettivamente non li uso mai. Devo ammettere che l’età ormai varia tanto, io per esempio ho degli ascoltatori molto giovani ma anche della mia stessa età, cioè abbastanza grandi, quindi c’è una varietà generazionale importante
I rapporti dei giovani ragazzi e la radio
I ragazzi delle nuove generazioni sono nati con le piattaforme, infatti le web radio pubblicano i loro podcast anche su spotify o spreaker per fare un esempio, o le interviste su youtube. Prima noi compravano le riviste specializzate per capire quali dischi uscissero e avevamo i nostri recensori di riferimento di cui ci fidavamo ciecamente, ma anche i conduttori radiofonici e poi si andava nei negozi per comprare i dischi, ora è tutto online, siamo bombardati da mille suoni ogni giorno e spesso ci si perde senza averci capito nulla. Chi ha pazienza e curiosità poi va a cercarsi le cose che desidera, da questo punto di vista le nuove generazioni sono fortunate hanno la possibilità di avere accesso a tutto, passato e presente. Anch’io oggi conosco materiali incredibili a cui, senza il web, non potrei mai accedere
Come si colloca la radio nell’era dei social? Ha ancora il suo fascino?
La radio ha ancora il suo fascino ma ha dovuto evolversi insieme ai social, nel senso che come dicevo prima non basta andare in diretta, ma bisogna creare un podcast, postare quello che si fa anche su Youtube o IG, o facebook e così via. Credo che la fruizione sia cambiata e ognuno di noi sceglie il proprio canale, quindi i social vanno utilizzati in tal senso. Ovviamente è tutto molto veloce a livello comunicativo, ma la diffusione online di un progetto che sia un programma radio o una intervista, è fondamentale. Non sono contro l’evoluzione tecnologica anzi, ma è importante evolversi, studiare e adattarsi come sta accadendo ora con l’intelligenza artificiale
La radio è solo musica per molti, invece sicuramente Carlo è molto altro, quali sono i programmi che normalmente trasmettete in radio?
Io lavoro oggi a Radiobari, il mio programma è uno spazio di informazione musicale di produzioni sia straniere che italiane ma con uno spazio importante dedicato agli artisti pugliesi: musicisti, scrittori, registi, fotografi insomma arte a 360 gradi. Far conoscere cose nuove, indipendenti, non scontate. Per me è importante però sostenere la scena pugliese, l’ho sempre fatto e i risultati sono arrivati. Esiste anche il progetto RKO, la radio che ha preso il testimone di Controradio, dal 2017 in poi e che ha sede nel Teatro Kismet di Bari, un progetto artistico per diffondere vari generi musicali ma anche artistici in generale come appunto il teatro, la danza, la fotografia o programmi di genere. Abbiamo anche prodotto cose nazionali come “Cactus” della nota giornalista Concita De Gregorio e Daniela Amenta. Abbiamo dato voce a chi aveva qualcosa da comunicare, abbiamo ultimamente creato anche un progetto che si chiama “Sounds for Gaza”, con tantissimi musicisti pugliesi e in sostegno ad Emergency abbiamo raccolto fondi destinati ai medici che lavorano in loco a Gaza, ma con RKO abbiamo la conduzione del noto festival regionale Medimex sostenuto da Puglia Sounds, abbiamo condotto Puglia Showcase e il bellissimo festival Sherocco in quel di Ostuni ma anche il Vintage Market per citarne alcuni. Ecco portare la radio tra la gente, per esempio, è sempre stata una mia priorità ed il contatto diretto con il pubblico è bellissimo.
Come si evolverà nel futuro la radio, sarà ancora la compagnia di molta gente?
La radio ci sarà sempre, saremo sempre più connessi con tutto il mondo, da casa o per le strade. Si ne sono certo, non smetterà mai di creare proseliti, appassionare i ragazzi, creare mondi fantastici o lontani, non morirà mai. Continuerà, si, ad evolversi, ma non smetterà di avere il suo fascino. Così invito tutti i ragazzi a cimentarsi, oggi che la tecnologia ci permette di farlo, di approcciarsi con il cuore, con delle idee o una missione forse, perché avremo sempre bisogno di nuove voci che ci conducano in questo viaggio bellissimo che solo la radio può regalarci
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