La valorizzazione dei beni culturali è di fondamentale importanza per la socialità e la crescita economica e culturale di un paese.
Recuperare salvaguardare e rendere fruibile luoghi come la Chiesa di Santa Maria di Juso: come fare? Lo abbiamo chiesto alla Dott.ssa Maria Chiara Panza, Architetto, specializzata in Beni Architettonici e paesaggistici.

Quali potrebbero essere i primi passi per la valorizzazione di luoghi come la Chiesa di Santa Maria di Juso?
“La valorizzazione di luoghi come la Chiesa della Madonna di Juso, che è un bene culturale a tutti gli effetti, comincia di pari passo con uno studio ed un’analisi accurata che poi sfocia in quello che è un vero e proprio progetto di restauro. Quasi sempre restauro e valorizzazione vanno di pari passo e sono quasi imprescindibili. Questo perché valorizzare un monumento significa renderlo anche fruibile, la fruizione è uno step obbligato per renderlo “vivo”. Di monumenti chiusi come scatole da conservare ne abbiamo tanti e sono poco utili ai fini della conoscenza del manufatto vero e proprio. Un gioiello come quello della Madonna di Juso andrebbe sicuramente analizzato nella sua storia, e solo dopo andrebbe accuratamente sottoposto a un progetto di restauro guidato da esperti soprattutto per via delle prestigiose opere e fattezze. Questo però non significa fermarsi solo all’interno e al ripristino delle superfici, ma valorizzare anche gli spazi esterni, i percorsi, tutto il contesto. La valorizzazione è infatti uno strumento completo, che applicato in maniera oculata fa del monumento il protagonista assoluto.”
La Regione Puglia ha stanziato un finanziamento di 2,2 milioni di euro per la salvaguardia e la valorizzazione di beni immobili storici, artistici e religiosi. Nella città metropolitana di Bari, oltre a Castellana Grotte, Gravina e Triggiano, spicca Binetto che ha ottenuto un finanziamento di 43.170€ per il restauro esterno della chiesa Santa Maria Assunta. Un bel risultato ad un tiro di schioppo da noi. Palo non era interessata a farne richiesta?
“Sicuramente il Comune di Palo, nei suoi rappresentanti, è interessato ai finanziamenti, ma spesso mancano le forze, parlo proprio di forze fisiche per poter procedere con le candidature ai vari bandi. Questo perché per ricevere un finanziamento spesso si deve presentare almeno un progetto di fattibilità con elaborati grafici e di contabilità, che con l’aiuto di tecnici spesso interni ma anche esterni, il comune utilizza per la candidatura entrando così nella graduatoria. Se manca questo passaggio diventa difficile candidarsi. Qualcuno deve dedicare tempo alle candidature che poi, se vincenti diventano veri e propri progetti definitivi ed esecutivi. Infatti tutti gli ultimi finanziamenti ricevuti hanno seguito questo iter, ed i riscontri sono stati spesso positivi.”
La vita sociale di un paese passa anche dai luoghi di culto. Possono collaborare Chiesa e Istituzioni per recuperare questi luoghi non solo dal punto di vista di valore artistico ma anche per permetterne una fruibilità non occasionale?
“Chiesa e Istituzioni hanno un ruolo fondamentale per la fruizione dei luoghi di culto, spesso però si vede la fruizione in maniera negativa, come un violare il monumento che quindi deve essere protetto dalle incursioni esterne. Questo è a mio parere un vederlo morire lentamente, il monumento è vivo solo se mantiene nel tempo una funzione che non deve mai stravolgerlo. Si dovrebbe collaborare, la Chiesa dovrebbe essere più flessibile con l’apertura di questi luoghi e le Istituzioni dovrebbero prevedere dei programmi e dei percorsi in cui inglobarli così da non perdere di vista che un monumento è parte integrante della storia e della cultura di ogni paese che si rispetti. La fruizione prevede anche una continua manutenzione e quindi una vita più lunga di quelli che invece sono i monumenti abbandonati a se stessi, chiusi, di cui intorno a noi purtroppo ve ne sono parecchi esempi.”
Esistono esempi di recupero e valorizzazione ben riusciti a Palo del Colle, o vicini a noi?
“Come esempi di valorizzazione ben riusciti penso a Palazzo Sylos Calò a Bitonto, che è adesso sede del museo Devanna. “Musealizzare” un bene culturale lo rende non solo fruibile ma ne valorizza la funzione, dedicando per altro gli spazi all’arte. Stessa cosa se penso al torrione Angioino, che è oggetto tutt’oggi di un progetto di valorizzazione, ospita mostre e convegni al suo interno. Nel nostro paese cito la Chiesa di San Domenico, anche se personalmente la aprirei molto più spesso alla comunità. Dopo l’ultimo restauro è infatti sede di mostre, concerti e presentazioni culturali.
Una Chiesa, un luogo di culto, per continuare a vivere deve conservare una funzione, che se non può essere quella originale, deve essere similare ad essa, o almeno ne deve rispettare le fattezze. Questa funzione prevede una valorizzazione che con un adeguato restauro e una conseguente fruizione rende il monumento ancora vivo e ancora protagonista della comunità a cui appartiene.”
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