Rosalba Florio è nata e cresciuta nel nostro paese, in campagna. A vent’anni si è trasferita a Roma, dove ha studiato Fashion Design per poi frequentare un corso triennale di modellistica e lavorare in televisione come sarta ed assistente ai costumi. A Roma è rimasta per undici anni prima di trasferirsi in un piccolissimo paese dell’entroterra sardo, dove per tre anni ha vissuto facendo l’apicoltrice. È rientrata in Puglia a dicembre 2019, poco prima della pandemia. E qui ha dato un taglio diverso e nuovo alle sue attività, che partono dall’arte antica del taglio e cucito per incontrare il nuovo, il principio del riciclo e della nuova vita data agli oggetti.

Giovanissima, Rosalba mostra di avere radici ben salde, ancorate in alcuni aspetti di un mestiere tradizionale e familiare, ed una mente aperta e lungimirante sulle possibili svolte e novità che il lavoro di sarta può avere. Tradizione e novità ben fuse in un’ottica imprenditoriale legata alla sostenibilità.
Raccontaci, in breve, in cosa consiste il lavoro che svolgi?
Io sono allo stesso tempo un’artigiana ed una sarta…ho iniziato cucendo articoli artigianali per bambini e via via ho sperimentato accessori per adulti. Parallelamente a questo, mi occupo anche di riparazioni su capi già realizzati da altri, anche perché il concetto di riparare un oggetto invece di buttarlo è perfettamente in linea con un’idea di futuro sostenibile che mi è molto cara. In quest’ottica, quella del riciclo, del riuso e della nuova vita agli oggetti, si inserisce anche l’arte delll’upcycling, cioè la trasformazione di capi ormai inutilizzati, al fine di creare un oggetto di maggiore qualità. È questa l’attività che sto promuovendo sempre più.
Quando e come hai scoperto la passione per questo mestiere?
Ricordo che già da piccola sognavo di fare la stilista e disegnavo i vestiti per le mie bambole. In verità non pensavo di cominciare a cucire, ma dopo l’accademia di Fashion Design ho capito che il mestiere di stilista e il mondo super patinato dell’alta moda non facevano per me. Quindi ho seguito il corso di modellistica, per capire come realizzare ciò che avevo in mente e, dopo varie vicissitudini, il periodo della pandemia ha fatto il resto: ero tornata a Palo da poco, dopo tanti anni vissuti fuori e, dovendo restare chiusa in casa, ho ripreso a cucire. Ed è nato così Emporio Florio.
Che cosa trovi di “magico” in quello che fai?
La parte magica del mio lavoro è una sorta di ritorno indietro nel tempo: ho ripreso a svolgere il lavoro che faceva mia nonna Nicoletta. Lei era una sarta (più brava di me!) con un suo laboratorio, che io non ho mai visto perché ero tropo piccola. Il prosieguo di questa magia riguarda ancora una volta il tempo, questa volta rivolto al futuro: le passioni si ereditano, in un modo o nell’altro, infatti ora ho due nipoti appassionate di moda, che mi fanno un po’ da consigliere e un po’ da cavie.
Quanto tempo dedichi a questa attività e quale aspetto ti appassiona?
A questa attività dedico quasi tutto il tempo che ho, è il mio lavoro. Il tempo che mi resta lo dedico alle mie tante passioni e coltivo il desiderio di tornare anche ad occuparmi di apicoltura.
Cosa vorresti che restasse di tutto ciò che hai creato?
Cosa vorrei che restasse di ciò che ho creato è una domanda difficile… in generale il ritorno ai mestieri antichi sta prendendo sempre più piede e questa la trovo una tendenza positiva e buona sia per noi che per il pianeta. Non è facile contrastare e convivere con i colossi del commercio super veloce, che ci ha abituati ad avere tutto e subito ad un costo molto basso. Quindi non so se dopo resterà qualcosa di mio o di Emporio Florio, ma intanto spero di riuscire a comunica e a trasmettere l’idea che è possibile vivere più lentamente, non sprecare, non buttare ma trasformare.
E le immaginiamo lavorare, in questa atmosfera natalizia, nonna, nipote e le nuove generazioni in una magia del tempo che passa per poi tornare, aggiungendo magari all’arte antica di un lavoro manuale, fatto di forbici, fili, spilli, tessuti e gessetti, l’innovazione delle idee, delle tecniche e dei macchinari e la novità delle modalità di diffusione, come Instangram e la potenzialità dei suoi reel (Emporioflorio).
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