Anna Cutrone, avvocata, candidata sindaca alle scorse amministrative con una coalizione di liste civiche, attualmente consigliera di opposizione, ha accettato anche lei di rispondere a questo (breve) questionario di Proust, che, in quanto gioco letterario, fuoriesce dalla logica dei consueti “questionari” rivolti ai personaggi pubblici, in cui si silenzia la vera parola libera che tanto più dice quanto meno “vuole” dire.
D. Che cosa ci rimane da difendere, come dei Leonida alle Termopili, ad oltranza?
R.Le ingiustizie che si poggiano su complicità e silenzi.
D. Un cliché che ti infastidisce?
R.Leggerezza uguale superficialità. Leggerezza è, invece, saper cogliere sfumature inaspettate.
D. Infelicità per Hannah Arendt è scarto tra vivere e pensare. Per te, che cos’è l’infelicità?
R. Infelicità è non saper “gustare” l’oggi, troppo presi dalla paura del futuro o ancorati agli errori del passato.
D. Balzac diceva: “Il deserto, è Dio senza gli uomini”. Di che cosa non puoi fare a meno della “commedia umana”?
R. Di me stessa.
D. Una tua icona dell’immaginario libertario femminile?
R. Mi piacciono le donne che sanno raccontarsi con verità, senza maschere e non temono il giudizio degli altri.

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