Tra il gregge del nostro presepe con vista sul Palio

di Leonardo Giovanniello

Nel nostro presepe dei mestieri che resistono al tempo, che passando sembrano farli scomparire, non ci poteva non essere il gregge, l’unico a kilometro zero è quello dell’azienda agricola di Nicola Lanzisera.

Immerso nelle campagne palesi, eppure ad un tiro di schioppo dalla periferia della Madonna della Stella, vado incontro all’allevatore, una energica stretta di mano, ed entro nella stanza dei trofei, sono quelli riferiti a gare e manifestazioni equestre. Già perché insieme alle capre qui c’è anche un maneggio con venti cavalli, ma questa è un’altra storia che merita una divagazione tra poco.

pecore pastore

Come in ogni azienda che lavora immersa nella natura, essa vive in simbiosi, infatti l’inizio delle attività del gregge, che conta centrotrenta capre, avviene con l’aurora. I primi bagliori trafiggono il buio ed i componenti dell’azienda familiare, le due figlie di Nicola provvedono alla mungitura delle capre. La produzione dei litri di latte vengono venduti ad un rinomato caseificio ad Altamura. Terminata la stimolazione delle ghiandole mammarie le capre vengono portate al pascolo lungo le strade sterrate e nei terreni abbandonati dove cresce l’erbe, entrambe le attività vengono poi ripetute nel pomeriggio.

Nelle prime operazioni mattutine vengono accuditi anche i capretti, preliminarmente separati dalle madri. La loro nascita viene programmata in concomitanza con le feste sante di Natale e Pasqua, coincidenza che è collegata alla possibilità che la crescita venga accompagnata con la certezza della presenza dell’erba verde nelle campagne, la quale resta fondamentale per la crescita e la conseguente produzione del siero. Nicola ci tiene a sottolineare che il loro allevamento non è intensivo ma “lento”, perfettamente integrato nella Natura ed è quest’ultima che deve fornire soprattutto il cibo agli animali evitando mangimi chimici che di conseguenza alterano anche la produzione di latte. 

Le capre non provengono da una unica razza pura, ma da vari incroci e per l’allevatore questo è garanzia di una fibra più resistente del mammifero, aspetto importante durante il pascolo. L’incrocio delle razze, come ha teorizzato Darwin nella teoria dell’evoluzione, permette di far emergere le migliori caratteristiche. Questo perché il nostro territorio è difforme da quello murgiano. Le coltivazioni di ulivi, mandorlo e vigne, che si alternano nelle nostre campagne, e di conseguenza sui viali, vedono alternarsi terreni a cultura biologica con altri in cui c’è la presenza di residui chimici conseguenza dei diserbanti utilizzati per seccare l’erba dei campi. 

Altro aspetto importanti della gestione aziendale è quello sanitario, il titolare rassicura che l’ambiente immerso nelle campagne permette già di per se una garanzia sulla salubrità degli animali, ma in ogni caso il servizio veterinario dell’Asl di Bari censisce tutti gli animali presenti nella fattoria ed effettua ogni quattro mesi controlli sul sangue degli animali.    

La presenza dei cani è fondamentale nel percorso giornaliero tra i sentieri del nostro agro, il pastore maremmano abruzzese è portatore di quel senso di protezione che permette alle capre di brucare al riparo dai pericoli dei tanti randagi, che purtroppo persistono nelle campagne. Mentre i border collie hanno il senso dell’orientamento necessario nel ripetere il percorso conosciuto senza avere deviazioni che possono portare ad inconvenienti. In alcune giornate il pascolo viene effettuato anche a cavallo.  

La vista dei cavalli mi distrae dal presepe, questo quadrupede ha permesso all’uomo attività che gli sarebbero state precluse e che ha condizionato ed agevolato la sua vita per millenni prima che la modernità dei treni a partire dall‘800 rendesse questi animali non più fondamentali in molte attività umane e docilmente sono ritornati alle proprie funzioni naturali.

L’attività principale di Nicola, e anche se non me l’ha detto a me sembra quella alla sua natura più affine, è quella dell’allevamento dei cavalli, infatti è uno degli organizzatori del Palio del Viccio, in precedenza anche cavaliere, mentre ora li per gare e manifestazioni equestri senza trascurare le varie fiere di settore.

Alla mia domanda su perché non si organizzano gite a cavallo nel territorio palese l’allevatore ha un moto di rammarico a cui seguono una descrizione della situazione: «A Palo non lo cura nessuno il territorio» in quanto pieno di immondizia e di pericoli, per questo le escursioni si svolgono fuori dal nostro territorio dove ci sono «le ipovie» (itinerario o sentiero, percorribile a cavallo, nda) che permettono di scoprire il territorio. Per fare un esempio: «Occorrono delle zone di riferimento sul territorio, ad esempio partendo dall’azienda, arrivare all’Auricarro, fare una prima sosta e spiegare la storia del luogo, proseguendo andare nella grotta del Crocifisso per poi arrivare alle grotte di San Martino». Lanzisera suggerisce di creare quello che non c’è, che permetterebbe di aggiungere un’altra motivazione per cui arrivare, e soprattutto sostare, a Palo del Colle, aumentando quella promozione del territorio tanto presente nei discorsi quanto assente nelle azioni politiche.

Lanzisera mi ricorda come «questo paese ha tante potenzialità a partire dal Palio del Viccio, ma la politica non si rende conto che sulla manifestazione occorre investire permettendo ad esempio di vedere la manifestazione sportiva con un maxi-schermo collocato in piazza Santa Croce ed anche in altri luoghi» come ad esempio, provo ad immaginare con il mio interlocutore, in piazzale Lenoci. L’amarezza in realtà è molto più profonda, ma decido di non registrarla e di pensare in positivo sperando che a Palazzo San Domenico sappiano prevedere le potenzialità di un evento che viene invidiato come tradizione ma non come realizzazione.

Terminata la momentanea deviazione equestre occorre ritornare sul tema del gregge, Nicola mi confida che sta meditando di venderlo in quanto l’attività ha molti più costi che ricavi ed i contributi governativi del settore non sono sufficienti per supportare questa attività. Per fortuna siamo arrivati in tempo per raccontare un mestiere che tende a scomparire. A maggior ragione occorre raccontarla e farla esaltare nel nostro presepe di Kilometrozero.

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