Nella tradizione palese, la chiesetta della Madonna di Juso è legata al Lunedì dell’Angelo: Pasquetta, la prima festa di primavera dedicata ai pranzi fuori porta, alle uova rosse e al “parauall”, la pallina di pezza colorata legata ad un elastico e riempita di crusca. È in quel giorno che, tradizionalmente, viene aperta al pubblico per mostrare, come uno scrigno, affreschi e dipinti che una volta compresi, ci sembrano tesori e ci svelano pagine del passato cittadino.

Oggi inglobata tra il centro urbano e la zona industriale del Paese, una volta era notevolmente distante dal centro abitato, che si trovava sopra; mentre Juso – giù- si trovava questa graziosa e piccola costruzione probabilmente di epoca bizantina, dedicata alla Madonna – la Madonna di Giù, distinta da quelle di “sopra”, del centro cittadino – e punto di sosta per i pellegrini, come raccontano alcune iscrizioni sugli affreschi, antichi atti vandalici diventati Storia essi stessi.
La storia della chiesetta, la storia della probabile origine del suo nome, la storia, tutta avvolta nei forse, della sua struttura e dei suoi affreschi, la storia dei restauri, ce la racconta, piena di fascino, il Professor Luca Tarantino, già presidente dell’Archeoclub d’Italia Palion di Palo del Colle e attivo protagonista di iniziative storico-culturali del nostro Paese.
Ben delimitata da una cinta muraria in pietra, quasi un hortus conclusus, la struttura presenta caratteristiche che fanno pensare a costruzioni giustapposte in periodi diversi ed anche modificate nel tempo, senza che di questo ci sia certezza: comunque sia, la sua presenza è sicuramente attestata nel ‘500 se se ne parla nel Rendiconto Finanziario del sindaco Ricchioni, risalente a quell’epoca. Sono oggi visibili due navate ed emergono tracce di una terza probabilmente mai terminata. Sul portale di ingresso, il campanile a vela è una antica pertinenza della cappella di San Giovanni Battista, demolita nel 1959 perché in stato di degrado, che sorgeva dove poi fu edificato l’edificio che ospitava la prima Cassa Rurale. Questo spostamento di elementi fu voluto da Don Matteo Giuliani, fondatore della nostra Biblioteca.

Aperto lo scrigno, affiorano i tesori: sulle pareti affreschi quattrocenteschi, attribuiti a Giovanni di Francia, operativo in Puglia proprio introno al 1400, che raffigurano, oltre ai Santi, anche ripetuti all’interno dei registri rettangolari, anche i committenti, in piccolo e a volte quasi celati, come un certo Leonardis di Pisa, possibile committente del 1435; nelle absidi ammiriamo, nei colori brillanti tipici della tecnica, tempere a uovo del pittore Gioacchino Quercia di Terlizzi. Tutte opere restituite oggi alla loro antica bellezza grazie agli interventi di restauro voluti nel tempo dall’Archeoclub e attuati grazie ai contributi di sponsor privati o di Enti pubblici e privati e alle maestrie di Professori come Mario Tatafiore, Raffaella Guerrizio, Domenico Saracino, Vernice, anche sotto la direzione di quella che era denominata Sovrintendenza ai Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici.
Negli anni, la chiesetta del Lunedì dell’Angelo ha aperto le sue porte anche in altri periodi dell’anno, per esempio a Natale, facendo da cornice alle Edizioni del “Presepe d’Artista” con le esposizioni di Gigi Giunta, Saverio Perillo, Francesco De Ruggero, Franco Ferrovecchio e Maria Pia Cramarossa, Patrizio Bitetto.
Intorno a chiesetta ed affreschi la curiosità non si ferma e studi e comparazioni hanno in tempi recenti rivelato, per esempio, che il Santo affrescato accanto all’abside della seconda navata è San Nicola e non San Paolo, come in precedenza stabilito.
La valorizzazione dei nostri beni, oltre che da Sovrintendenze, Artisti e Professori, passa anche attraverso il racconto, la divulgazione, la conoscenza non solo specifica, esperta e degli addetti ai lavori del settore: per questo, nel mese di maggio dalla Libera Università, nell’ambito delle attività di” Palo da scoprire” è stata promossa una visita guidata proprio in questa sede.
Lo scrigno, straordinariamente, si riapre.
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