La disperanza del lavoro a Palo del Colle

di Leonardo Giovanniello

Tra la disperazione nella ricerca del lavoro e la speranza della espansione della zona artigianale, approfondiamo una tematica fondamentale

L’importanza del lavoro è un dato fondante per i nostri Padri Costituenti.  L’articolo 1 lo pone alla base della nostra Repubblica e il quarto articolo ne sancisce l’impegno che lo Stato si assume per rendere l’attività lavorativa un diritto.

A Palo del Colle il lavoro, come tutto in tutto il Sud, più che un diritto è una disperazione costante ed una speranza inevasa.

Lo è per chi termina gli studi universitari in quanto le conoscenze acquisite non potranno trovare una collocazione lavorativa adeguata, almeno nella stragrande maggioranza. Anche per questo molti giovani preferiscono terminare gli studi universitari negli atenei del nord.

Ma anche per chi, purtroppo, si ferma alle scuole dell’obbligo o neppure le termina. Infatti in questi casi le conoscenze formative e le aspettative incontrano l’ostacolo di quello che il mercato del lavoro offre. Senza dimenticare chi perde il lavoro. 

Amica” inseparabile della disoccupazione è la formazione attiva propedeutica per favorire quelle politiche a favore dell’occupazione che resta la grande e desolante assente. In attesa che l’agenzia Porta Futuro dispieghi i suoi effetti positivi come riportato nell’articolo di Giovanna Larosa e nella buona notizia di Viviana Bufano.

Ma se questa è la cornice che accomuna tutto il Mezzogiorno, Kilometrozero intende entrare nel dettaglio del quadro chiamato Palo del Colle.

Per questo occorrono i dati statistici del nostro Paese, reperibili grazie all’Ufficio Statistiche della Regione Puglia. Le attività economiche censite nel nostro comune occupano quasi mille unità, la metà rinvengono dai servizi (attività professionali e assistenza le principali,) un terzo sono attività commerciali (ingrosso, dettaglio e riparazioni). Restano un venti per cento di addetti occupati nel settore edile ed in quello della manifattura. L’Italia in Europa rappresenta il secondo Paese per produzione manifatturiera ma a Palo occupa solo 1 addetto su 10.

Ad Aprile 2015 Kilometrozero si occupò della zona artigianale. Domenico Conte, primo cittadino in quegli anni, chiudeva l’intervista «La speranza è che con la nuova S.S.96 la Z.A. si troverà proprio a ridosso dello svincolo di Palo del Colle. Collegamento destinato ad avere una grande importanza. La zona artigianale può essere attrattiva per gli investitori. Possiamo vederla come una opportunità».

area artigianale

Sette anni dopo l’opportunità sembra reale ma il lavoro no. Sostanzialmente nulla è cambiato in quella parte di Palo, nessuna progettualità è stata non solo realizzata ma neppure tentata. a volte sembra che non riusciamo ad immaginare come nel nostro Paese possa esistere un luogo dove non si consuma ne si assiste ma si produce Vediamo un continuo aprirsi di nuove attività rivolte essenzialmente al commercio oppure ai servizi, chiariamo tutto questo è un bene. Ma possiamo concepire anche uno spazio dove possano impiantarsi nuove aziende che creano un prodotto?

Quel luogo, a Palo dovrebbe essere la zona artigianale, ma affinché questo avvenga occorre creare le condizioni per attirare aziende alla ricerca di un luogo dove impiantare una produzione. Le condizioni sono legate alla presenza delle utenze, della viabilità e delle infrastrutture digitali. Senza dimenticare che a Bari la zona industriale non ha più suoli per soddisfare le richieste di nuovi impianti. Il consorzio Asi (Area Sviluppo Industriale) di Bari ha avviato contatti con i comuni limitrofi per individuare nuove aree per compensare l’esaurimento di terreni a disposizione tra Bari e Modugno.

Partiamo da una riflessione di Domenico Conte che noi indirizziamo ai proprietari dei terreni che si trovano all’interno dell’area di espansione della zona artigianale «questo è un periodo che si vendono all’asta nella provincia di Bari dei capannoni da mille metri quadri, pienamente funzionanti e con le relative utenze, tra i duecentomila ed i trecentomila euro mentre se devi realizzarlo ex novo nella zona artigianale di Palo costa 800mila euro quindi è evidente che chi intende realizzare questo investimento è propenso ad utilizzare uno usato anche se non è nel territorio palese».

Da qui iniziamo per spiegare il motivo dell’immobilismo edilizio nella zona artigianale. Un altro problema è dato dai comparti, cinque, in cui la zona artigianale è divisa. Le tipizzazioni di zona sono molto (troppo) estese. Queste grandi porzioni di terreni, che coinvolgono più proprietari, i quali dovrebbero insieme concordare l’intervento edilizio. 

Occorre ricordare come il piano regolatore del 2006 è stato un atto programmatico “ambizioso” al limite della megalomania in quanto ha disegnato uno sviluppo edilizio nel nostro paese completamente scollegato dalla realtà. Non solo, ha anche previsto comparti edilizi troppo grandi all’interno di una estensione del comune che non c’è stata per nulla. Questi aspetti hanno riguardato sia l’edilizia residenziale che quella all’interno della zona artigianale. La conseguenza di tutto questo è stato l’immobilismo edilizio, sicuramente dovuto dalla crisi che ha colpito il settore ma aggravato dalle scelte che hanno portato all’approvazione del Pug.

Un artigiano palese, che opera all’interno della zona artigianale, ci ricorda come «sono vent’anni che non si costruiscono nuovi capannoni sia per una domanda di nuovi manufatti che latita sia perché i costi dei terreni sono troppo alti» infatti alla definizione di una estensione di area edificabile abnorme hanno concorso tanti fattori tra cui la speranza di tanti che sul proprio terreno si potesse costruire per poi rendersi conto del danno che nulla si è realizzato e della beffa annuale per cui ogni anno c’è da pagare l’Imu per quelle zone edificabili sulla carta ma nella realtà erano solo dei terreni, a volte incolti.

Ma questo è il passato e come ci ricorda il piccolo imprenditore «occorre guardare al presente e proiettarsi nel futuro cercando di non rimanere bloccati dagli errori del passato» partendo dalla riflessione di Domenico Conte «la posizione della zona artigianale di Palo del Colle è strategica in quanto nella scelta dell’ubicazione di un nuovo capannone l’aspetto logistico è fondamentale e la nuova statale 96 ha valorizzato la nostra zona produttiva». 

Marco Lacedra, protagonista della nostra intervista ci conferma come con «il termine dei lavori della nuova statale 96, la zona industriale di Palo Del Colle possa diventare un punto strategico di collegamento sull’asse Bari-Matera». L’imprenditore palese aveva deciso di realizzare la sua azienda fuori dal territorio di Palo e ci spiega il motivo «abbiamo deciso di impiantare la nostra azienda nella zona artigianale di Modugno per una questione prettamente logistica. Nel 2009, non avevamo le infrastrutture stradali di oggi e tutti i nostri più grandi clienti sono ubicati nell’arco di 2-3 Km dalla nostra sede»

Al fine di evitare che nuove iniziative imprenditoriali nascano nelle idee delle persone palesi ma si sviluppano fuori dal territorio nostrano abbiamo incontrato l’assessore alle attività produttive Vitantonio Savino per approfondire le azioni che l’attuale amministrazione intende avviare.

Sulla ridefinizione dei comparti in una ottica di riduzione l’assessore ci ricorda che «a livello regionale non c’è una chiara strategia in quanto le riduzioni dei comparti non dovrebbero richiedere la variazione del Pug e quindi basterebbe un atto di indirizzo dell’amministrazione ma se invece viene interpretata come una variazione strutturale del Pug l’iter diventa molto più lungo a cui si aggiungono ulteriori problematiche».

Un altro modo di affrontare l’inconveniente dell’immobilismo edilizio della zona artigianale potrebbe essere quello di «attivare una zona Pip (Piano Insediamento Produttivo) come è avvenuto per la zona 167. Il comune espropria i terreni e riassegna però questa è una operazione che sottintende una capacità finanziaria dell’ente che al momento non ha. L’amministrazione potrebbe studiare la possibilità che le somme necessarie per l’esproprio siano liquidate contemporaneamente alla riassegnazione in modo di far coincidere i tempi di entrata ed uscita finanziaria, esattamente come hanno fatto a Bitonto vent’anni fa»

Appare chiaro come il “collo di bottiglia” che non fa diventare la zona artigianale attrattiva e pienamente “contendibile” è principalmente il capitolo dei comparti questo perché «l’investimento fatto sulle infrastrutture rende la zona artigianale interessante, abbiamo le luci, la fogna, per l’acqua c’è solo un completamento di un tratto che dovrebbero farlo le Fal in compensazione alle opere legate alla sistemazione dopo l’abbattimento del viadotto. Solo sulla rete gas realizzata potrebbero esserci delle problematiche non ancora definite. In merito alle infrastrutture digitali tra non molto, come in tutto Palo, sarà realizzata la fibra. Sul 5G stiamo preliminarmente cercando di capire, al netto delle polemiche su questa nuova tipologia di rete, quanto le aziende sfrutterebbero questa nuova tecnologia».

Sulle politiche di incentivazioni Savino pensa che, una volta resa “agibile” l’edilizia artigianale questa amministrazione intende rendere “appetibile” attraverso «la detassazione comunale». Rimangono in cantiere altri tentativi di coinvolgere le nostre zone produttive in azioni in itinere a livello regionale come la Zes (Zone Economiche speciali) e interlocuzioni con l’Asi di Bari per vedere se sono interessati ad investire sulle nostre zone produttive.

La zona artigianale c’è, ha assunto una sua centralità nella vita quotidiana del paese dopo la realizzazione del nuovo tracciato della statale 96, eppure mentre la percorriamo non la guardiamo, non è neppure un luogo dove affidiamo le nostre speranze. Appare una grande limite sia nella nostra capacità di immaginazione che in quella di rendere reale un miglioramento del nostro Paese.

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