Il disegno di legge sull’autonomia differenziata, presentato dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, della Lega, non è altro che il riconoscimento, da parte dello Stato, dell’attribuzione a una regione a statuto ordinario di autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente e in tre casi di materie di competenza esclusiva dello Stato. Insieme alle competenze, le regioni possono anche trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive. Le materie di legislazione concorrente comprendono i rapporti internazionali e con l’Unione europea, il commercio con l’estero, la tutela e sicurezza del lavoro, l’istruzione, le professioni, la ricerca scientifica e tecnologica, la tutela della salute, l’alimentazione, l’ordinamento sportivo, la protezione civile, il governo del territorio, i porti e gli aeroporti civili, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la comunicazione, l’energia, la previdenza complementare e integrativa, il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, la cultura e l’ambiente, le casse di risparmio e gli enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Il progetto di autonomia differenziata nasce con una serie di pre-intese tra Governo e Regioni nel 2018, sotto l’iniziativa di tre Regioni: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e deriva dalla riforma del titolo V della Costituzione del 2001, in base a cui le regioni possono chiedere allo Stato competenza esclusiva su 23 materie di politiche pubbliche. Uno dei punti più contestati della proposta, è quello relativo al finanziamento dei livelli essenziali di prestazione, conosciuti come Lep, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, che, in base alla Costituzione, tutelano i “diritti civili e sociali” di cittadine e cittadini. L’entità di questi finanziamenti andrebbe stabilita prima delle richieste di autonomia, in modo tale da avere chiaro di quante risorse ha bisogno ogni regione richiedente. Ma, secondo il disegno di legge, che dà al governo un anno di tempo per decidere i Lep, le regioni potranno formulare un’intesa anche senza il decreto del presidente del Consiglio che dovrebbe stabilire l’entità dei Lep, distribuendo così i finanziamenti in base alla spesa storica della regione nell’ambito specifico in cui chiede l’autonomia.
Infine, il disegno di legge non specifica nemmeno le modalità con cui attivare le richieste di autonomia, lasciando al governo il compito di elaborare l’intesa tra Stato e regione, per poi inviarla alla regione in questione per essere approvata. Dopodiché, sempre in base alla proposta di Calderoli, il Parlamento non avrebbe alcuna voce in merito, perché il Consiglio dei ministri dovrebbe presentare alle camere solo un disegno di legge per approvare l’intesa, sul quale deputati e senatori non avrebbero possibilità di proporre modifiche, di fatto esautorando l’organo legislativo.
Tutto questo è una grave minaccia per le regioni del sud Italia, notoriamente più povere e che necessitano di aiuti maggiori da parte dello Stato, provocando ferventi proteste da parte dei partiti politici della minoranza, associazioni presenti nel territorio e da parte dei Vescovi che operano nelle diocesi del sud. Anche Palo del Colle si è attivata da tempo per esprimere la sua protesta, con una raccolta firme, indetta a livello nazionale, per impedire l’avanzamento dell’iter legislativo, con eventi di sensibilizzazione verso la popolazione e la creazione di un Comitato per dire NO all’autonomia differenziata, che vede al suo interno diversi partiti e movimenti politici, associazioni e semplici cittadini. Il PD di Palo ha organizzato un evento l’undici marzo, cui hanno partecipato il dottor Vincenzo De Robertis, il dottor Domenico De Santis e l’On. Marco Lacarra, per informare i cittadini e renderli consapevoli dei pericoli nascosti dietro questo decreto legge, mentre un altro evento è stato organizzato il 15 aprile dal Movimento civico Fuoridalcomune, che ha ospitato S.E. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della CEI e il Dott. Prof. Nicola Colaianni. Soprattutto le parole del Vescovo Savino hanno sensibilizzato la platea, parole molto forti, di chi ha a cuore i più deboli, i più bisognosi di aiuti da parte dello Stato, perché in condizioni di indigenza economica, di disagio sociale, che non vanno lasciati soli, come dice l’art. 3 della nostra splendida Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge…”
Don Ciccio, come lo chiama la gente, conclude con queste parole, dure e di condanna verso la proposta di legge del ministro Calderoli: “In questa legge c’è una sorta di cinismo patologico narcisistico, dove il principio dell’autoreferenzialità e dell’individualismo prevale sul principio dell’unità. Stiamo attenti che questa legge potrà determinare un vero e proprio far west dove qualcuno si alza la mattina e si veste da eventuale sceriffo, io voglio una democrazia sostanziale, una democrazia partecipata, la democrazia è partecipazione, la democrazia è corresponsabilità, non voglio il far west, voglio che tutti i cittadini siano uguali e abbiano le stesse opportunità”. Ma le sue parole sono anche un segno di speranza, mentre usa le parole di don Tonino Bello, che amava ripetere una poesia di Rostand: “Bisogna forzare l’aurora a nascere, credendoci”.
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